Del Covid-19 a fare paura è soprattutto la fase acuta dell'infezione. Infatti, quando si fa largo nel nostro corpo, nei casi più gravi può provocare la polmonite bilaterale interstiziale e una imponente reazione infiammatoria. Queste due rappresentano le conseguenze più gravi del virus. Un anno dopo l'inizio della pandemia, però, sappiamo che l'infezione può anche lasciare "code" cliniche con sintomatologie importanti che possono perdurare nel tempo. Molteplici sono le manifestazioni di quello che è ormai conosciuto come Long-Covid: questo il nome utilizzato oggi dai medici per definire l'insieme dei sintomi (fisici, neurologici, psichiatrici) riscontrabili in alcuni dei pazienti contagiatisi nel corso delle varie ondate.
Fame d'aria, dolori muscolari e articolari, astenia: sono queste la manifestazioni più frequenti del Long-Covid.

Sintomi comuni a chi ha affrontato il Sars.CoV2, che inizialmente si pensava però che svanissero con la guarigione. Se non già nel momento della negativizzazione, per lo meno pochi giorni dopo. Così non è, invece. O meglio: non sempre.
Ne abbiamo parlato con il dottor Maurizio Marcelli, dirigente medico pneumologo presso il reparto di Malattie infettive dell'ospedale "Spaziani" di Frosinone.

Cos'è esattamente il Long Covid?
«Si tratta, semplificando, di una serie di sintomi variabili e debilitanti che possono manifestarsi dopo la guarigione, perdurando anche molti mesi dopo l'infezione iniziale. In linea di massima, più grave è stata la malattia maggiore rischia di essere l'entità dei sintomi accusati nel tempo».
Quanto è diffuso?
«Bisogna preliminarmente distinguere tra i pazienti che sono stati ricoverati e quelli trattati a domicilio. Nel primo caso la percentuale si attesta intorno al 15%, mentre nel secondo è molto minore potendo parlare di un massimo dell'1 o 2 %"».

Come si riconosce il Long-Covid?
«I sintomi sono molto generici: si va dall'astenia ai dolori muscolari, dai problemi respiratori alla difficoltà a riprendere le normali attività quotidiane, sia nel campo del lavoro sia in quello familiare e sociale».
Cosa fare se si manifesta un tale quadro clinico?
«Per prima cosa ci si deve rivolgere al proprio medico di famiglia, al quale spetterà il compito di inquadrare la sintomatologia nel contesto del Long-Covid o in altri. Se prevale la prima strada allora occorre recarsi presso gli ambulatori Post-Covid che la Asl ha appositamente organizzato negli ospedali di Frosinone e Cassino, che fin dall'inizio della pandemia hanno trattato i pazienti contagiati dal Covid-19. Qui verrà applicato il protocollo sanitario che è stato definito dopo la prima ondata da un'équipe di specialisti e che – continuamente aggiornato - prevede una serie di controlli a domicilio o nello stesso ambulatorio per tutta la presenza dei sintomi».

Quanto può durare il Long-Covid?
«Molto dipende dalla gravità del caso: ad esempio, se il paziente è stato ospedalizzato accusando problemi seri, l'uscita definitiva dalla patologia potrebbe richiedere anche 6-7 mesi, mentre se è stato curato a casa spesso ne bastano 2 o3 per sconfiggere definitivamente tutti i problemi post infezione».
Gli strascichi di cui parla sono solo temporanei?
«Nella maggior parte delle persone infettate si, ma a volte possono diventare permanenti: ciò ovviamente avviene in presenza di contagi in partenza molto gravi».
Se si è rimasti vittime di una variante, una volta negativizzati le conseguenze post malattia possono essere più pesanti"
«Sicuramente si. Le mutazione dei virus base, infatti, come è stato dimostrato, sono molto più aggressive, specie la brasiliana, e quindi l'organismo viene attaccato più duramente con strascichi che specularmente possono essere anche seri, comportando lunghi tempi di guarigione».

Quante persone sul totale dei casi finora registrati sono state poi preda del Long-Covid?
«Una casistica precisa che possa consentirci di quantificarli ancora non esiste ma ritengo che, almeno qui nella nostra provincia, non siano tantissimi. Il fenomeno, stando alla mia personale osservazione dell'anno di pandemia, può essere definito lieve».
Quanto è pericoloso il Long-Covid?
«Chiariamo subito che, se ben seguito e curato, il paziente non corre alcun rischio per la propria vita, neppure se proveniente da un'infezione da varianti. Altro discorso, come accennato, riguarda le conseguenze sulla vita sociale e lavorativa. E qui va fatta una netta distinzione tra la prima ondata e quella attuale: lo scorso anno, infatti, il virus colpiva prevalentemente gli anziani e quindi i casi erano pochissimi e quasi inesistenti le conseguenze post infezione, visto che le categorie interessate erano già fuori dalla vita lavorativa e con bassa socialità. Oggi, invece, con le varianti l'età si è abbassata sensibilmente e parallelamente sono cresciuti gli episodi di Long-Covid e più pesanti sono le ripercussioni su lavoro, famiglia e socialità».

Ha parlato di un abbassamento dell'età per i contagiati dal Covid-19: vale anche per il post virus?
«Si. Oggi seguiamo persone di età oscillante fra i 30 e i 50 anni».
Sono più esposti gli uomini o le donne?
«Entrambi i sessi hanno le stesse possibilità di subire gli strascichi clinici del contagio».
E i bambini?
«Non mi risulta finora alcun caso accertato».
Passando ad altro, da alcuni giorni si parla con crescente preoccupazione dell'arrivo in Italia della variante indiana: in Ciociaria sono stati registrati contagi?
«Che io sappia no. Tuttavia, tutte le strutture sanitarie provinciali tengono alta la guardia vista anche l'elevata pericolosità di tale virus frutto di una doppia mutazione e molto contagioso. Addirittura più della perniciosa brasiliana».

Come giudica le decisione del Governo che da lunedì ha dato il via libera ad una serie di riaperture?
«Come un test: un tentativo di verificare sul campo cosa potrebbe accadere aprendo tutto o quasi nei prossimi mesi. Fra 15 giorni potremo avere le prime risposte e le autorità sanitarie nazionali potranno regolarsi su quali altri provvedimenti adottare in vista dell'estate e decidere se proseguire con il piano di riaperture o "stringere" di nuovo».
Secondo lei quindi è stato un azzardo quanto deciso dal Governo?
«A mio avviso sarebbe stato meglio essere più prudenti e aspettare ancora un po' di tempo prima di allentare le misure…».