Società fantasma, ma solo per il Fisco. I soldi spostati erano tanti, quelli "sottratti" alle banche ma anche all'Erario di più. E tutto è partito proprio da Cassino. Due imprenditori di Roma L.R. di 46 anni e M.V. di 57. entrambi ora in carcere avevano ideato un sistema oltremodo efficace, secondo gli inquirenti, per riuscire a ottenere prestiti milionari per poi portare a fallimento le società create per reinvestire parte dei soldi, chiedendo sempre ancora altri prestiti. In un circolo vizioso. Ma, a loro carico, non sarebbe mai figurato nulla.

La prima attività, una attività si servizi di pulizia, viene aperta a Cassino, forse credendo di avere più libertà d'azione. A calamitare l'attenzione delle Fiamme gialle, impegnate nei controlli su tutto il territorio, è la voce dei bilanci: ricavi per più di 20 milioni di euro, pur non avendo ottemperato correttamente agli obblighi dichiarativi per gli anni dal 2013 al 2018, risultando dunque sconosciuta al Fisco. In realtà i militari del Gruppo di Cassino guidati dal tenente colonnello Salvatore Rapuano scoprono che l'attività ha due sedi: una in via San Pasquale e una in via Berlino. Ma quando si recano sul posto, già non c'era più nulla. E iniziano a scavare.

I primi accertamenti condotti dai finanzieri mettono subito in evidenza «il ruolo di "testa di legno" svolto dall'amministratore di diritto della società e la connessione con un contesto più ampio, ramificato nell'hinterland capitolino». Lo sviluppo delle indagini, durate oltre due anni e coordinate dalla Procura di Roma, ha permesso di individuare «un sodalizio specializzato nella commissione di reati di natura economico-finanziaria. In particolare, le investigazioni di polizia giudiziaria, con intercettazioni telefoniche ed ambientali, accertamenti bancari, approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette e attività di osservazione e pedinamento, hanno consentito di individuare un'associazione per delinquere, strutturata come una vera e propria holding della truffa, che gestiva una galassia di società 8 italiane (con sede a Roma) e 3 estere, con sede a Bratislava formalmente amministrate da "prestanome" privi di esperienze manageriali né di capacità economiche, utilizzate con l'unico fine di ottenere la concessione di ingentissimi finanziamentida parte di istituti di credito» spiegano dal Comando provinciale.

Il modus operandi
Le società venivano presentate come affidabili e fiorenti, con la presentazione di bilanci di esercizio che indicavano ricavi per oltre 150 milioni di euro e business plan con importanti progetti di crescita. In un secondo momento, raggirando i funzionari preposti ai controlli, carpivano la fiducia degli istituti di credito, ottenendo complessivamente finanziamenti per oltre 7 milioni di euro. Una volta ricevuti i prestiti, le società venivano portate al fallimento, causando non solo un danno nei confronti delle banche per circa 5 milioni di euro, ma anche dell'Erario, con debiti tributari per oltre 70 milioni di euro. Tra le "vittime" anche la succursale di Cassino di un istituto nazionale. Undici le persone arrestate (9 ai domiciliari) con sequestri per 4,5 milioni di euro. Ma l'operazione non è affatto conclusa.

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