Non c'è nulla di più definitivo del provvisorio. La frase di Giuseppe Prezzolini racchiude perfettamente la parabola dei rifiuti in Ciociaria. La discarica di Roccasecca, ora esaurita, doveva essere provvisoria, in attesa della scelta definitiva. Provvisoria sarà la destinazione dei rifiuti ciociari a Civitavecchia e Viterbo, per ora, con una proroga della prima ordinanza, fino al 30 giugno. Ma una terza proroga o la scelta di un'alternativa, anch'essa gioco forza provvisoria, si imporrà in estate. Del resto una nuova discarica in Ciociaria, per avere un ciclo chiuso di rifiuti, si avrà fra diversi anni, c'è chi dice almeno quattro, se basteranno.

La discarica di Cerreto fu indicata con decreto commissariale del 28 novembre 2002. A settembre di due anni prima la Provincia aveva avviato le procedure. Al primo posto si era classificata Giuliano di Roma con 110 punti, poi Sgurgola con 105, Sant'Elia Fiumerapido con 104, Roccasecca con 89 e Arpino con 69. Tuttavia, il commissario per l'emergenza ambientale procedeva con la scelta di Roccasecca, senza dar seguito alla graduatoria. Poi, con un separato provvedimento, chiedeva l'avvio delle procedure per individuare la discarica. Ma di questa seconda parte non c'è traccia. La discarica di Roccasecca è poi andata avanti, anche con i rifiuti romani, fino all'esaurimento, prima della data prevista il 2026. Ora con la rinuncia della Mad al quinto invaso, si ripropone la scelta.

La Provincia, allora, prova ad accelerare i tempi. Un compito arduo, visto che i tempi non saranno certamente brevi tra individuazione, realizzazione dell'opera, ottenimento delle autorizzazioni per non parlare della possibilità di fronteggiare eventuali ricorsi. La Provincia annuncia un incontro in videoconferenza con il Politecnico di Torino al quale è stato affidato il non semplice compito di individuare il sito.

Il presidente della Provincia Antonio Pompeo argomenta: «La proroga dell'ordinanza sui rifiuti e il conferimento fuori Ato fino al 30 giugno non fanno che confermare quanto già ho avuto modo di ribadire nell'ultima riunione con la Regione Lazio: l'emergenza è frutto della non autosufficienza di Roma. La provincia di Frosinone, come dimostrano i numeri, avrebbe avuto un ciclo virtuoso di smaltimento fino al 2026 se non avesse dovuto lavorare rifiuti provenienti da altri Ato. Ed è  proprio sulla necessità dell'autosufficienza di ciascun Ato che da tempo ho insistito sia come presidente della Provincia di Frosinone, sia come presidente di Upi Lazio: ciascun territorio deve dotarsi di un proprio impianto di smaltimento per non inficiare i processi degli altri».

Poi Pompeo affronta il tema più spinoso, quello del nuovo sito. E dice: «Quanto all'individuazione delle aree idonee ad ospitare il nuovo sito sul territorio provinciale, la prossima settimana avremo un incontro con il Politecnico di Torino, al quale abbiamo affidato uno studio ad hoc che sarà completato entro un anno, ritenendo indispensabile un parere autorevole e scevro da qualsiasi condizionamento. La documentazione verrà poi trasmessa alla Regione Lazio che, è bene ricordarlo, ha la competenza sull'individuazione del sito».

Tornando all'attualità con l'indifferenziato che dalla Saf continua ad affluire a Civitavecchia e Viterbo, Pompeo aggiunge: «Quello che mi preme sottolineare, però, è che i nostri cittadini non possono sostenere gli extracosti derivanti dal conferimento dei rifiuti fuori provincia, con aumenti in bolletta causati dalla non autosufficienza di altri Ato».

L'affondo del centrodestra
In tema di rifiuti, il centrodestra continua a chiedere il commissariamento della Regione. Con una nota congiunta i sindaci dei tre comuni interessati dalla situazione venutasi a creare con l'esaurimento della discarica di Roccasecca, Ernesto Tedesco (Civitavecchia), Nicola Ottaviani (Frosinone) e Giovanni Maria Arena (Viterbo) affermano: «Il modello del trasferimento di rifiuti di Roma, voluto dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, non è più accettabile sia per il rispetto dell'autosufficienza dei territori sia per la salvaguardia della salute dei cittadini, costretti a subire un'emissione spropositata di polveri sottili come ha certificato anche l'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale (Acos).

Riteniamo opportuno che sia l'Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) sia la Presidenza del consiglio dei ministri e il ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio si attivino nelle sedi competenti non solo per richiamare alle proprie responsabilità la Regione Lazio, la cui emergenza rifiuti è ingigantita dalla chiusura dal 1° ottobre 2013 della discarica di Malagrotta senza un'alternativa a svantaggio delle province del Lazio, ma anche per affidare la gestione del ciclo integrato dei rifiuti ad un commissario ad acta, colmando così una crisi impiantistica che persevera da anni. Un appello che proviene da una cultura di governo e da una responsabilità istituzionale che però non può certo continuare all'infinito. I territori che hanno ospitato, per anni, i rifiuti provenienti da Roma, non sono disposti a gravarsi dei costi per il trasferimento dei rifiuti altrove. Gli oneri aggiuntivi dovranno essere assunti direttamente dalla Regione».