Riapertura ristoranti in zona gialla, critiche sui protocolli del governo. Bene ridiscutere delle riaperture dei ristoranti, soprattutto serali, ma le regole per farlo rischiano di diventare ugualmente penalizzanti.
Ad avere dubbi sono ristoratori, gestori e propietari di location per cerimonie, che nell'ultimo anno hanno subito, forse, le perdite maggiori e che, nonostante le riaperture previste, non d la luce in fondo al tunnel.

Danilo Evangelista, professionista del settore alberghiero e ristorazione: «La fase di riapertura è poco chiara e caotica, crea problemi a livello organizzativo, fa una discriminazione tra le varie attività, tra chi ha spazi all'aperto e chi non ne ha.
Tutto è stato elaborato in modo disorganizzato non rispecchia le modalità di riapertura. Un grave problematica che potrebbe verificarsi è l'incognita sul tempo, si può lavorare a pranzo e a cena all'aperto e qualora le condizioni meteo non lo permettano? Ci potrebbe essere di conseguenza la perdita di eventuali incassi perdendo però anche i ristori, perché teoricamente la possibilità di lavorare te l'hanno data.
Altro capitolo è il discorso delle cerimonie, così non si è dato modo alle attività di potersi organizzare con comunioni, battesimi cresime che tipicamente vengono svolte a maggio. Sono comunque agevolati ancora una volta alcuni rispetto ad altri. Rispetto allo stesso periodo del 2019, quindi pre pandemia, noi abbiamo avuto un calo dell'80% circa, soprattutto la ristorazione. Questo ci spinge a riflettere sulle scelte future.

I ristori sono stati molto insufficienti rispetto ai costi, le attività come queste hanno costi fissi altissimi, anche di manutenzione, il sostegnoè stato del tutto inadeguato. Anche le piccole misure come la diminuzione della Tari del 25% da parte del Comune non compensa adeguatamente le perdite di tutti questi mesi. I ristori dovevano essere pensati meglio e distribuiti in modo più razionale. Siamo stati fortunati che lo Stato ha messo a disposizione la cassa integrazione per i dipendenti, altrimenti sarebbe stato impossibile non licenziare. Il futuro di questo settore dipenderà tutto dalle scelte di chi ci amministra ai vari livelli, la voglia di lavorare c'è, di andare avanti e affrontare nuove sfide, ma c'è il timore delle difficoltà che qualcuno ti pone davanti. Vogliamo lavorare in modo dignitoso e rispettoso, non vogliamo vivere di sostegni ma del nostro lavoro».

Maria Fontana, giovane imprenditrice della ristorazione: «Le modalità previste per la riapertura mi sembrano un po' una presa in giro. In particolare la questione dell'area esterna,dicui non tutte le attività sono dotate, e chequindinon equiparalacondizione dei gestori o titolari dei diversi locali che hanno investito cifre anche consistenti per adeguarsi a tutte le regole per distanziamento e tutela di personale e clienti.
Inoltre non ci sono ristori adeguati. L'aspetto più assurdo è il coprifuoco, andiamo incontro alla stagione estiva, avrebbero potuto almeno pensare di lasciare l'orario a mezzanotte, come l'anno scorso. Questo permetterebbe di poter accogliere più clienti diversi turni, rappresenterebbe incremento negli incassi e maggiore sostegno alle attività».

Gianluca Tartaglia, da anni nel settore ristorazione punta sulla speranza: «È un primo spiraglio, abbiamo tutti voglia di fare e di rimetterci in sesto. Non è l'ideale per tutti, non permette di tornare a pieno regime ma è un inizio. Dobbiamo vedere l'aspetto positivo e sperare di uscire quanto prima da questa situazione che ha messo tutti in ginocchio». Gianni Nardone, esperienza ultradecennale nel settore ristorazione e cerimonie è caustico: «Dopo un'anno siamo ancora al palo. Si susseguono telefonate alla disperata ricerca di notizie sul futuro dei propri eventi da parte di coppie che "qualcuno" ha dimenticato, e noidel settore stretti tra un'infinita attesa e la disarmante mancanza di considerazione da parte di tutti gli organi preposti.
Perdite, spese, ristori ridicoli a fronte di spese sostenute e pretese. Non è questo il modo corretto di gestire la situazione, dietro ogni attività ci sono sacrifici, impegno, famiglie, dipendenti e famiglie dei dipendenti. Siamo in difficoltà e non di certo per nostra volontà. Siamo amareggiati ma vogliamo lavorare e siamo pronti».

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