"Con il Covid-19 cresce il fenomeno usura". E la Confcommercio è in campo per contrastare questa situazione. Ieri mattina si è tenuta la giornata nazionale di Confcommercio, dal titolo "Legalità, ci piace!". Giunta all'ottava edizione, l'iniziativa ha come obiettivo promuovere e rafforzare la cultura della legalità, quale requisito fondamentale per la crescita e lo sviluppo del territorio. Quest'anno l'evento, presieduto dal presidente nazionale Carlo Sangalli, ha visto la presenza del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese. Presente anche, in rappresentanza di Confcommercio Imprese per l'Italia Lazio, il presidente Giovanni Acampora, accompagnato dal direttore generale Salvatore Di Cecca.

La mattinata si è aperta con la relazione del direttore dell'ufficio Studi, Mariano Bella. Recita una nota: «Un'analisi dettagliata, al termine della quale è emerso, che ad oggi, senza adeguati sostegni e un piano di riaperture e rilancio del commercio, sono a rischio chiusura 300.000 imprese non alimentari e dei servizi, di cui 240.000 sono a causa della pandemia. Ed ancora, i numeri parlano chiaro e descrivono una situazione impietosa in tutto il Paese. Nello scorso anno, 2020, le imprese del commercio, della ristorazione e alberghi hanno perso circa il 50,7% del volume degli affari, il 35% non ha più liquidità e ha difficoltà ad accedere al credito, infine il 14% deve combattere con le lungaggini di una burocrazia sempre più farraginosa».

Poi si aggiunge: «Un quadro allarmante, se si tiene conto che dietro tutto questo, c'è un fenomeno criminoso in forte crescita, quello dell'usura, che ha raddoppiato il numero degli imprenditori che sono rimasti incastrati nell'ingranaggio (27% nel 2020 contro il 12,7% del 2019), mentre circa 40.000 imprese del commercio, della ristorazione e dell'alloggio sono a rischio».

Dall'analisi di Confcommercio emerge «anche che le imprese del Sud sono maggiormente esposte al rischio usura e criminalità, mentre il Nord sembra invece resistere di più agli effetti della pandemia». In questo ultimo anno, nonostante i numeri, già alti, siano sostanzialmente stabili, «ad aprile la percentuale di imprese a rischio usura, che hanno subito pressioni per vendere la propria azienda è al 12%». Argomenta la Confcommercio: «Dati che fanno riflettere, come anche non si può non fare una riflessione sul fatto che l'usura resti una tipologia di reato che fatica ad essere denunciato. La paura di subire ritorsioni, la poca fiducia nella giustizia e la vergogna caratterizzano coloro che alla fine si rivolgono agli usurai».

«Dai dati snocciolati ieri mattina – ha dichiarato il presidente Confcommercio Lazio e della Camera di Commercio Frosinone – Latina, Giovanni Acampora -, emerge un quadro estremamente preoccupante, siamo chiamati ad essere le sentinelle per fronteggiare il fenomeno dell'usura ed è per questo che Confcommercio, da sempre vicina alle imprese, a tutti i suoi associati, chiede con forza e determinazione di interagire costantemente con le istituzioni e con le forze dell'ordine e di lavorare in piena sintonia di intenti, per la promozione e diffusione della cultura della legalità».

In una recente intervista a Ciociaria Oggi il comandante provinciale della Guardia di Finanza, il colonnello Alessandro Gallozzi, ha detto: «La crisi sta colpendo soprattutto le piccole e medie imprese della Ciociaria e non si può escludere che ne potrebbero approfittare investitori in possesso di denaro proveniente dalla commissione di reati, quali usura, spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, che hanno necessità di riciclare i facili guadagni ed immetterli nell'economia legale. A tal proposito la Guardia di Finanza ha personale particolarmente qualificato in grado di svolgere puntuali indagini sugli assetti proprietari e sulle operazioni aziendali e societarie, gli anomali trasferimenti di partecipazioni, le garanzie rilasciate o ricevute, lo smobilizzo di beni aziendali a condizioni non di mercato, risalendo all'origine dei fondi e alle effettive finalità economico-finanziarie sottostanti alle varie transazioni».

Aggiungendo: «Certamente, la crisi e l'emergenza sanitaria hanno colpito sia le famiglie che le aziende e la necessità di avere veloci aiuti economici potrebbe far incrementare l'offerta di denaro a tassi di interesse usurai. Sono recenti, infatti le indagini portate a termine nei mesi scorsi con gli arresti effettuati dai finanzieri, unitamente ai carabinieri, nel sud della Ciociaria, nei confronti di soggetti dediti all'usura e all'estorsione che con una organizzazione ben strutturata offrivano denaro a privati e ad imprenditori in crisi richiedendo mensilmente la restituzione del prestito comprensivo degli interessi che lievitavano in maniera esponenziale con il passare del tempo.

Quando si arriva a rivolgersi ad un usuraio non se ne esce più e, pertanto, invito coloro che per qualsiasi motivo si trovino "strozzati" da questa piaga a rivolgersi alle Forze di Polizia che, dopo avere ricevuto la denuncia informeranno le Procure competenti per richiedere la delega a svolgere specifiche indagini utili per far emergere la rete illegale degli usurai».

Annapaola Porzio, ex commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura (febbraio 2019 – ottobre 2020), ha rilevato: «Il Covid ha esasperato l'usura, l'ha resa più aggressiva perché trova una platea più disponibile: negozi che chiudono, imprese che falliscono. Quello che sta succedendo è che imprenditori che avevano un ottimo ranking nei confronti delle banche, una storia familiare e industriale solida, che non avevano avuto problemi di liquidità, si sono trovati con la crisi Covid in dinamiche assolutamente sconosciute».

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