Omicidio del piccolo Gabriel Feroleto, a due anni dalla sua morte la difesa del padre, Nicola Feroleto, ha despositato il ricorso. E ora si attende la fissazione dell'udienza d'appello. Gabriel Feroleto, muore soffocato a poco più di due anni a pochi passi da casa (per la procura) perché piangeva. In manette finiscono prima la madre, Donatella Di Bona, di Piedimonte e poi il padre, Nicola Feroleto. Indagini lampo e difficili, affidate ai militari e coordinate dai pm Bulgarini e Maisto: falsi alibi, ritrattazioni, accuse reciproche.

I due genitori scelgono riti differenti: la madre un abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica (che la riterrà capace di intendere e volere) e il padre un ordinario. Le testimonianze in aula sono terribili: perizie e consulenti non risparmiano nulla. Donatella, ascoltata in dibattimento come testimone del processo a carico di Nicola, racconta senza veli come avrebbe ucciso il figlio. Lui, invece, nega sempre.

I procedimenti vanno avanti in modo parallelo, a ritmo serrato. Lei viene condannata a trent'anni di reclusione. Lui, otto giorni dopo, all'ergastolo. Era novembre del 2020. Nelle motivazioni della sentenza a carico di Nicola, ora assistito dall'avvocato Pasquale Cardillo Cupo, l'uomo - per i giudici - sarebbe rimasto indifferente alla lotta del piccolo che cercava di divincolarsi dalla madre, accanto a lui. Particolari choc.

Ora la difesa ha depositato il ricorso e attende la fissazione dell'udienza: a non convincere l'avvocato Cardillo Cupo le "troppe verità" che raccontano, in ambito processuale, questa drammatica storia. Per la difesa dell'imputato, originario di Villa Santa Lucia e ora recluso a Velletri, sarebbero diversi i dubbi sulla ricostruzione (con elementi controversi) ma anche sul luogo dell'omicidio.

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