Un successo di numeri ma soprattutto un successo di comunicazione! È il collante che ha permesso incontri e occasioni. Da tempo l'universo accademico spinge su questo modello. Con il format Career Day le università creano uno spazio di condivisione tra le aziende da una parte - con la loro decisa ricerca di personale formato e specializzato - e l'ateneo dall'altra con alte professionalità da poter offrire.

Un piano comunicativo che si mette in sintonia con il fare sistema, con la messa in rete dove ci si incontra e ci svecchia anche un po'. Una semplice traiettoria lungo la quale accadono i fatti. Alla fine c'è sempre questa debolezza di fondo nei territori, una sorta di diffidenza nel voler valicare confini che possano portare alla condivisione dei fattori.

Eppure non è così per tutti, quando è giunto l'invito a presentarsi a un modello come il Career Day si è sgomitato per esserci. E, in tempi record, si sono infilate tutte le realtà produttive che hanno potuto accomodarsi in una stanza virtuale, prima del sold out.
Sono arrivate imprese da tutta Italia a caccia di personale qualificato, con un pedigree multidisplinare, non certo una moltiplicazione dei saperi ma un approccio sistemico alla realtà, come metodo di sviluppo dei processi, come semplice e robusta conoscenza alle spalle capace di generare competenza produttiva.

Uno scambio di conoscenze e di esperienze.
Utile per i ragazzi laureandi ma utile anche per le realtà produttive. Utile anche ragionare ad alta voce sui sistemi di formazione esistenti e sulla necessità di specializzare anche il proprio personale interno. Il rettore, proprio l'altro giorno, ha ricordato l'esistenza di una fondazione in Emilia Romagna dove in rete ci sono università, aziende e Confindustria. Un sistema di incontro-comunicazione solidificato, perenne. Un esempio.