Processo Mollicone, venerdì scorso il "varo" del processo, dopo l'udienza di apertura. A poche ore dal primo vero banco di prova per le difese, di quello che si annuncia come uno dei processi più complessi degli ultimi decenni, appare chiara l'importanza che assume ancora una volta la porta della caserma di Arce. Considerata dalla procura "l'arma" del delitto di Serena, è risultata centrale anche nelle richieste della difesa dei Mottola.

Se, infatti, la scena è stata dominata da una serie di eccezioni importanti come quella presentata dalla difesa di Francesco Suprano, con gli avvocati Mancini e Germani a chiedere l'esclusione del militare coinvolto secondo il principio del "ne bis in idem", affatto secondaria è apparsa quella avanzata dalla difesa dei Mottola - l'ex maresciallo Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco - costituita dagli avvocati Germani, Di Giuseppe e Marsella. E da un pool di consulenti (il professor Barbato, il dottor Della Valle, l'ingegnere Di Mille e l'esperto informatico Bonaventura) coordinati dal professor Lavorino.

La difesa dei Mottola ha infatti formulato un'eccezione sulla correttezza della formazione del fascicolo dibattimentale chiedendo l'esclusione dal fascicolo della relazione della consulenza tecnica a firma della professoressa Cattaneo perché «non si tratterebbe di accertamenti irripetibili, ma di una consulenza acquisibile solo durante il dibattimento e nel contraddittorio delle parti, cioè solo dopo l'escussione in aula». Ovviamente anche gli avvocati Candido e D'Arpino, per Vincenzo Quatrale, hanno presentato eccezioni.

Eccezioni a cui gli avvocati di parte civile sono pronti a ribattere nell'udienza che si terrà il 7 maggio: in quella data il pm Siravo dovrà rispondere con delle controdeduzioni. «Uno slittamento necessario anche a tutela dei nostri assistiti. Avere un termine per replicare alle nuove eccezioni è importante: ben ha fatto il pm» ha commentato l'avvocato Salera che, con gli avvocati De Santis e Nardoni, rappresentano le parti civili.