Una rotta planetaria quella tracciata da Tavares, un "elettrico" al 34% della produzione entro il 2025 e strategie da "mille e una notte" per il mercato cinese. Basta questo a fare il quadro di una corsa verso il futuro e di un'ambizione oltre ogni possibile previsione.
L'Italia rischia di perdersi e se "ieri" Cassino veniva salutato come lo stabilimento più all'avanguardia tra quelli italiani, oggi rischia di annegare nell'oceano delle occasioni che potrebbero essere trapiantate altrove. E lasciare al 10% la sua produzione.

Oppure? Come rimettere in mare la navicella di Cassino Plant e agganciarla allo sviluppo dell'automotive? Sicuramente non a chiacchiere ma aprendo la cartina del buon navigatore per vedere "chi siamo", quali sono i punti di forza e "dove vogliamo andare".

L'università ce la sta mettendo tutta per accelerare i processi, già in atto e in piena evoluzione, legati allo sviluppo dell'elettrico come pure ha disegnato un corso di laurea per i futuri ingegneri dell'automotive. In particolare il professor Giuseppe Tomasso, ordinario di "Veicoli Elettrici", è parte integrante di questa spinta verso il futuro per creare a Cassino un polo di sviluppo e ricerca appetibili, accanto al sito della produzione.

Tavares, segnali chiari
«Il discorso del ceo Tavares ha portato alla luce segnali chiari legati all'elettrico. È palese anche dai numeri che ha evidenziato.
Ha parlato di percentuali come il 34% di veicoli elettrificati entro il 2025 mentre, oggi come oggi, siamo a qualche decimo percentuale e, considerando l'ibrido, arriviamo a qualche punto.
Il salto, quindi, sarà importante». Spiega il docente. Ma – c'è sempre un "ma" da dipanare – è necessario capire e guardare come e dove si sta giocando la partita.

Costi e know how
«Il problema nasce dal fatto che Psa, in passato, ha investito in maniera massiccia sull'elettrico e ha sviluppato piattaforme, simili a quelle della Volkswagen, per produzioni di massa. La parte Fca di Stellantis, invece, sta parecchio indietro in materia. Nel momento in cui ci sarà una volata così forte, è chiaro che si andrà a evidenziare il gap tra Psa e Fca. Questo si tradurrà nel fatto che Psa avrà tutto il know how e pure l'interesse a valorizzare gli investimenti del passato come pure può mettere sul tavolo l'efficientamento della produzione. Sul piatto c'è uno stabilimento francese e i suoi costi ridotti, ad esempio, dell'energia che servono a far camminare la produzione, e ci sono le fabbriche italiane che non possono competere. E questo è stato già evidenziato quando si è avuta la visita a Cassino. L'auto italiana, a livello energetico inteso come produzione, costa dieci volte di più rispetto a quella francese. E questo è uno dei parametri considerati dove c'è un altro gap importante».

Dunque, riassumendo, siamo poco attrattivi sia sui costi che sul know how elettrico.
«E saremo sempre indietro se ci diamo una mossa».
O, forse, meglio una scossa al territorio? «Ecco, su questo è importante dire che c'è un territorio che si sta muovendo, che ha capito che bisogna cercare di accelerare sull'elettrico e stiamo tentando di mettere in piedi un progetto proprio sulla elettrificazione. Magari per convincere Stellantis a restare qui».
Basterà esibire la carta della progettualità? «Ci deve essere anche un polo di Ricerca e Sviluppo. Questo è strategico, altrimenti se continuiamo a essere solo un sito produttivo abbiamo poco valore aggiunto da proporre. Serve mostrare che c'è un supporto forte su ricerca e sviluppo e magari riusciremo a catalizzare anche l'interesse di altre realtà. In sostanza, dobbiamo cercare di rilanciare, sfruttando al massimo quello che abbiamo. In termini di elettrico, in ateneo, possediamo fortissime competenze, richieste da tutte le parti».

Le due chance
Ecco perché secondo me ci sono due informazioni lanciate da Tavares che il territorio deve cogliere. Lui mira a fare tre piattaforme sull'elettrico, a livello di gruppo. Una per le piccole vetture segmento A-B, un'altra per il segmento C e D, quelli di Cassino, e un'altra per i grossi Suv.
Qual è la percezione? Che sulle piccole vetture Psa aveva già sviluppato una piattaforma e, quindi, andranno in Francia. Sui grossi suv, probabilmente, si sposterà negli Usa, dove c'è anche una grossa richiesta di mercato.

Rimane il segmento C e D. Ed è proprio quello che si sposa con il dna Alfa Romeo di Cassino.
Ma ovviamente manca tutto l'elettrico ma questo, secondo me, è il target su cui si potrebbe candidare Cassino Plant. Non credo sia stato ancora identificato il sito per il segmento C e D ma potrebbe anche immaginare un hub cassinate per il centro sud che potrebbe servire Pomigliano e Melfi.
Ecco perché industriali e istituzioni potrebbero capire che le possibilità ci sono.

L'altro punto sono le batterie. Tavares, per il combustibile delle auto elettriche, ha stimato 120GWh di esigenza di batterie entro il 2025 per sposare quel target del 34%. È una cifra enorme ma soprattutto ha parlato di 250GWh entro in 2030!
Questi sono numeri che non si possono immaginare in un unico posto, quindi probabilmente verranno dislocati su piu sedi. Devono partire subito gli accordi con chi le produce già e dovranno utilizzare anche le realtà che già posseggono. E noi, a Cassino, abbiamo molto spazio non utilizzato.
Magari proprio lo stabilimento potrebbe candidarsi per una fetta di produzione. E dico di più, noi qui abbiamo un know how interessante! Le competenze universitarie ci sono.

Lo facciamo già e ci chiamano a lavorare sempre fuori regione. Se si creano i presupposti giusti, si può pensare di creare un punto a Cassino, nel momento in cui tutto il territorio ci crede e con il supporto della Regione».
Altrimenti non si vedrà mai nulla di diverso dalla continua agonia. La doppia chance c'è adesso o mai più! E non è il momento di stare seduti a guardare gli eventi. Per questo l'invito è quello a un'azione importante di forza.

«E come università abbiamo già dato un segnale. Ci siamo messi intorno a un tavolo e abbiamo ragionato sulla nostra realtà pensando di dare per primi una mano. Adesso abbiamo un indirizzo, nell'ambito dell'Ingegneria Elettrica, sull' "automotive elettrico". Formeremo ingegneri magistrali in grado di essere operativi su ricerca e sviluppo. Adesso c'e un'eccellenza di ricerca di altissimo livello. Le aziende ci chiedono laureati in continuazione, non riusciamo a coprire le richieste. I nostri laboratori, che difficilmente si trovano in altre università, potrebbero essere un supporto fondamentale. Questi potrebbero essere i presupposti per far restare Stellantis. O si rilancia o saremo destinati a un 10% di produzione».

Una rotta planetaria quella tracciata da Tavares, un "elettrico" al 34% della produzione entro il 2025 e strategie da "mille e una notte" per il mercato cinese.
Basta questo a fare il quadro di una corsa verso il futuro e di un'ambizione oltre ogni possibile previsione.

L'Italia rischia di perdersi e se "ieri" Cassino veniva salutato come lo stabilimento più all'avanguardia tra quelli italiani, oggi rischia di annegare nell'oceano delle occasioni che potrebbero essere trapiantate altrove.
E lasciare al 10% la sua produzione.

Oppure? Come rimettere in mare la navicella di Cassino Plant e agganciarla allo sviluppo dell'automotive? Sicuramente non a chiacchiere ma aprendo la cartina del buon navigatore per vedere "chi siamo", quali sono i punti di forza e "dove vogliamo andare".

L'università ce la sta mettendo tutta per accelerare i processi, già in atto e in piena evoluzione, legati allo sviluppo dell'elettrico come pure ha disegnato un corso di laurea per i futuri ingegneri dell'automotive.

...Continua 

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di: Katia Valente