Di tutto, di più. Ormai al peggio non c'è fine: stavolta ci è stata segnalata una discarica che, oltre al materiale che di solito le riempiono, ospita la carcassa di un animale con tutte le interiora in bella mostra e sulla quale svolazzano decine di mosche e mosconi e dalla quale esala un odore di morte in putrefazione.
Il macabro spettacolo è in scena lungo una delle strade comunali più caratteristiche (almeno ai tempi che fu realizzata) di Atina: quella che conduce sui pianori e le vette del monte Prato.

Ma quel cumulo di rifiuti non ospita solo le budella di un animale, ma anche vari oggetti abbandonati sotto un vasto faggeto che copre una delle zone che, nonostante tutto, si sforza di resistere agli attacchi indiscriminati dei vandali e degli incivili.

Quella strada fu costruita per servire un acquedotto che a mille metri ha un serbatoio intermedio tra la sorgente di Canneto e il litorale laziale; all'epoca era sterrata e poco usata, ma poi, negli anni Ottanta, l'amministrazione dell'epoca pensò bene di metterla a servizio dei cittadini e di quanti amano una passeggiata tra i monti e visitare i luoghi teatro della seconda guerra mondiale.

Fu asfaltata (solo fino al serbatoio, però) e fu allungata raggiungendo luoghi una volta noti solo ai pastori: da quelle quote la vista è incomparabile, non altrettanto, anzi, da evitare, quella che si presenta lungo i tornanti della comunale.