«La crisi economica è gravissima e la classe dirigente della Ciociaria non può continuare a nascondersi o andare a ricasco». Enrico Capuano, segretario provinciale della Cisl, torna a lanciare l'allarme.

E nota: «Come Cisl avevamo elencato le priorità chiare della nostra Agenda 2021: lavoro, salute, istruzione e formazione, politiche sociali, investimenti e innovazione, green economy, giovani. Aggiungendo che bisognava prestare più attenzione alle categorie fragili come giovani, donne, anziani, persone con disabilità, adulti disoccupati e percettori di ammortizzatori sociali. Il punto è che siamo arrivati ad aprile e continuiamo a sentir ripetere che è prioritario vaccinare gli over 80 e le categorie fragili. Pensavamo che fossero passaggi ormai esauriti francamente, anche in Ciociaria. Evidentemente no e questo impone riflessioni e domande».

Aggiunge: «Se tutto passa dalla vaccinazione, allora perché non si accelera davvero? La sensazione è che continui a non esserci la percezione della gravità della situazione: se non si alimentano i consumi, il rilancio non avviene. Se non si riaprono le attività, è impossibile pensare ad una ripresa vera del lavoro. Benissimo la proroga del divieto di licenziamento, ma parliamo di una "cambiale" che prima o poi scadrà. Non possiamo cullarci sugli allori. Continua ad impennarsi la curva delle ore di cassa integrazione, che non possono rappresentare un'alternativa al lavoro vero».

Spiega quindi: «Non sappiamo più come provare a richiamare l'attenzione delle istituzioni e della classe dirigente locale. Per favorire un tavolo operativo sul territorio, che veda protagonisti tutti gli attori della classe dirigente locale. Il presidente di Unindustria Frosinone Miriam Diurni ha detto che le aziende resistono ma ci vogliono riforme strutturali. Ha ragione, ma queste riforme vanno programmate e poi attuate. Non si può non pensare alle infrastrutture materiali e immateriali. Gli investimenti sul digitale sono fondamentali, ma pure in tal caso scontiamo dei ritardi non più tollerabili. In provincia di Frosinone tutti gli indicatori dicono che siamo già oltre l'allarme rosso.

Penso all'esplosione delle ore di cassa integrazione, penso al crollo dei consumi, penso all'esercito dei precari, penso alle incertezze per il futuro. Ma penso soprattutto alle tante persone che si rivolgono alla Caritas, a dimostrazione del crollo totale non soltanto del ceto medio ma anche di quelle famiglie che già vivevano con mille problemi. Non possiamo continuare a confidare solo negli scenari nazionali, peraltro confusi e approssimativi sia sulla sanità che sull'economia. Proviamo a metterci del nostro. La classe dirigente di questo territorio non può continuare a nascondersi o andare a ricasco».