Unioni in crisi, coppie che scoppiano, relazioni che saltano, netto calo del desiderio sessuale: sono le conseguenze, fra le tante, delle restrizioni imposte dalla pandemia di Covid che ha costretto in casa la popolazione. È così che le vecchie frizioni si sono trasformate rapidamente in conflitti insanabili, spesso sfociati in separazioni e divorzi, con percentuali in netto rialzo rispetto agli stessi periodi degli anni precedenti. Un fenomeno marcato, del quale abbiamo parlato con la dottoressa Tommasina Raponi, psicologa esperta di relazioni di coppia.

Quanto ha influito la pandemia sulla stabilità dei matrimoni?
«In realtà il Covid e quello che ne è derivato in termini di limitazioni della libertà personale vanno interpretati in due fasi diverse: la prima, caratterizzata da una certa curiosità per quanto stava accadendo nelle famiglie alla luce di una situazione che inizialmente si credeva limitata nel tempo; la seconda, invece, ad oltre un anno dal primo lockdown, ci ha indotto a confrontarci con dimensioni casalinghe protratte nel tempo a cui tutti erano poco o per niente abituati. Ciò ha portato le coppie a confrontarsi con realtà più pesanti rispetto a quello che accadeva in condizioni di normalità. In particolare, è venuta meno la "comunità", vale a dire la rete di relazioni sociali che per le coppie già in crisi svolgeva una funzione "riparatrice" facendo da cuscinetto tra la realtà e i coniugi: parenti, amici, hobby e tutto ciò che esisteva al di fuori della relazione sono stati invece "anestetizzati" dalla pandemia e così moglie e marito si sono ritrovati soli a confrontarsi, anche duramente, con i propri problemi. E tante relazioni sono saltate, subito o poco dopo…».

Le statistiche parlano anche di un aumento delle violenze domestiche, nelle varie forme considerate…
«Verissimo. Purtroppo la crescita del fenomeno è stata esponenziale. Stando a contatto 24 ore su 24, infatti, gli attriti si sono fatti più forti e, spesso, sono sfociati in atti di vera e propria violenza. Per molte donne è stato come ritrovarsi senza pausa con il proprio carnefice dentro casa e ciò ha causato un fortissimo "ripiegamento" su se stesse, un "rintanarsi" in "angoli segreti" che potessero metterle al riparo dai mariti aggressivi, e livelli altissimi di stress psicofisico di cui tante hanno scontato le conseguenze dovendo fare spesso ricorso alle cure di psicologi o cercando altre "vie di fuga interiore". Tutto ciò, come dicevamo, nelle forme più acute ha provocato violenze di ogni genere».

Altra conseguenza del lockdown, sempre stando alle statistiche ufficiali, è stato un forte calo del desiderio sessuale…
«E anche questo corrisponde a verità. Le cause sono molteplici: eccesso di stress, paura per la pandemia, i figli sempre in casa, i problemi familiari da affrontare (che in caso di liti continue si ingigantiscono) e gli strumenti informatici, ormai un prolungamento di se stessi, nei quali molti si sono rifugiati. È fuori dubbio, infatti, che la sessualità va di pari passo con il benessere psicologico, con una sorta di leggerezza di anima e spirito che deve creare una dimensione benefica e non avvelenata: condizioni che con la pandemia sono scomparse portando, appunto, ad un allontanamento anche fisico della coppia».

Avete registrato un aumento di richieste di aiuto?
«Sì e in percentuale molto alta, anche online, viste le difficoltà a spostarsi create dal lockdown».

Quali i problemi maggiormente lamentati?
«Su tutti l'irritabilità, di frequente causa di litigi anche molto violenti, poi l'impossibilità di una comunicazione efficace con i coniugi spesso "rintanati" ognuno nel proprio mondo. Quindi, un accentuato senso di solitudine, che ha fatto sentire molti abbandonati a se stessi e spaesati, e la sensazione di non avere prospettive e strade per salvarsi».

All'interno della coppia chi si è rivolto di più agli specialisti?
«Le percentuali ci dicono che solo il 20% delle richieste è arrivato, e ancora arriva visto che siamo ben lontani dalla fine dell'emergenza, da entrambi i coniugi uniti in una comune ricerca di salvare il salvabile, mentre il restante 80% è giunto da uno solo dei componenti. E in questo caso è stata sempre la donna a rivolgersi agli specialisti».

Come si spiega quest'ultimo dato?
«Con una sorta di funzione storica che nei secoli ha visto la donna culturalmente legata ad una funzione di salvataggio dell'unione. Fatti salvi, ovviamente, i casi in cui la richiesta è arrivata per arginare compagni e mariti troppo violenti o prevaricatori».

Quanto alle coppie scoppiate ha dei dati numerici a disposizione?
«Visto che la pandemia è ancora in corso non ne abbiamo di assoluti. Posso però ribadire che l'aumento è stato esponenziale. Da parte nostra cerchiamo di capire se la coppia vive una crisi legata unicamente o principalmente ai ripetuti lockdown o se si tratta di fratture strutturali, esistenti da anni, che la pandemia ha solo portato alla luce o fatto esplodere. Nella mia esperienza personale non ho registrato situazioni così nette, anche perché chi va dallo psicologo lo fa per tentare di uscire dalla crisi, altrimenti ci si rivolge direttamente all'avvocato».

Come evitare la rottura definitiva?
«Cercando di riattivare la rete sociale di cui parlavo prima, per quello che le restrizioni permettono, cercare di riattivare l'intimità di coppia, ad esempio cucinando insieme, facendo una passeggiata, ricreando le condizioni per parlare di prospettive future senza fermarsi alla sofferenza del momento».

La provincia può aiutare in questo contesto?
«Posso dire che i territori "ristretti" sono avvantaggiati perché è più facilmente possibile mettere in atto quelle strategie elencate prima. Vivere in zone più "intime" aiuta molto in situazioni simili».

L'amore vero può salvare la coppia anche dai lockdown ripetuti?
«Assolutamente sì. Ma devono esistere tre condizioni fondamentali: costruzione condivisa della quotidianità, cooperazione nella vita di coppia e una prospettiva di vita che proietti i protagonisti, coniugi o compagni che siano, in una dimensione futura che va oltre la pandemia. Tutto ciò porta ad un amore duraturo e può mettere al riparo dai rischi di crisi insanabili».