La città di Veroli ha voluto onorare la Madonna dell'Olivella, la cui festa cade nella domenica in albis.
I riti religiosi, a causa della pandemia, si sono svolti nella Concattedrale di Sant'Andrea Apostolo, dove la statua è stata traslata, mentre il grazioso Santuario è comunque rimasto aperto per le visite all'immagine sacra che, secondo il racconto storico, venne prodigiosamente rinvenuta sulle roccia, tra i rami d'ulivo, nella primavera del 1722. Veroli, per il secondo anno consecutivo, deve rinunciare alla processione per le vie del Centro storico, una tra le più affollate e amate.

Non è venuto meno, invece, il tradizionale omaggio dei falò, che sono stati accesi nelle campagne e in alcuni punti dell'abitato, comunque nel pieno rispetto delle normative anti-covid. Un modo per sentirsi uniti pur nelle distanze che la pandemia impone, accompagnato dal desiderio vivissimo di non accantonare quei gesti che, tramandati negli anni, rappresentano un filo rosso sottile, ma flebile, tra passato e futuro. Lo stesso filo, rosso dei fuochi accesi nella notte, ha simbolicamente radunato la gente verolana sotto il manto azzurro della Mater Dei. Un atto di devozione che avvicina fedeli, scaramantici o atei, accomunati tutti dalla speranza, e dalla preghiera, che il domani porti con sè la fine diquesto periodo buio.