Sono da poco trascorse le 17 della prima domenica di ritorno in zona arancione quando lo raggiungiamo telefonicamente. È appena uscito dal suo flagship store, a due passi da Piazza di Spagna, nel centro di Roma. La sua voce non lascia spazio all'immaginazione. È amareggiato, incredulo, sembra quasi rassegnato Tonino Boccadamo, l'imprenditore ciociaro noto per la produzione di gioielli Made in Italy.

Ha raggiunto lo store della capitale per prendere i gioielli e portarli al sicuro dopo il raid che all'alba di ieri un uomo, con il volto coperto da una mascherina chirurgica, ha messo a segno nel negozio. La persona che ha fatto irruzione aveva però un solo obiettivo, prendere la cassetta del registratore di cassa. Cassetta che però era vuota. Ma per portarla via il "ladro solitario" ha scardinato i fili, ha rotto l'impianto, e prima ancora ha divelto il cancello e il portone d'ingresso.
È stato un duro colpo per Boccadamo, soprattutto in un periodo in cui anche la categoria che rappresenta è stata segnata dalla pandemia purtroppo ancora in corso.

Ieri mattina un post sul suo profilo Facebook con l'annuncio della chiusura dello store. «Purtroppo amici questa domenica non è cominciata come avrei voluto. Il flagship store Boccadamo in via Frattina, a Roma, è stato oggetto di un furto. Lascia sgomenti che ciò sia accaduto in pieno centro storico della capitale, a due passi da Piazza di Spagna. Rubata la cassa che naturalmente era vuota, ma molti i danni materiali. A ciò si aggiunge un anno difficile, con prolungati periodi di chiusura e un affitto ingente. Mi trovo costretto a chiudere lo store di Roma. Un dispiacere enorme, a cui si aggiunge tanta amarezza per la fine di un sogno in cui ho creduto molto».

Nella telefonata Tonino Boccadamo ci spiega anche il motivo per cui è arrivato a decidere di chiudere il negozio nella capitale, inaugurato a ottobre del 2017.
«Alle 5.50 è scattato l'allarme. Proprio a quell'ora le telecamere di sicurezza hanno ripreso un uomo che con la mascherina sul volto e un cappellino di lana è entrato all'interno - ci racconta Boccadamo - E si è diretto immediatamente verso la cassa. Quanto accaduto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Già da tempo, troppo, stiamo attraversando un periodo difficile, con i diversi colori delle zone e le relative disposizioni di chiusura. Ci sentiamo impossibilitati a mantenere aperta l'attività nella capitale». Lo store è proprio all'angolo di Piazza di Spagna. «È stato, anzi, è ancora un fiore all'occhiello rappresentativo dei nostri clienti stranieri. La location di lancio del nostro brand, delle nuove linee. Settimanalmente, prima dell'emergenza sanitaria, organizzavamo proprio lì eventi con tanti ospiti, molti vip».

A pesare anche l'assenza di turisti per le strade che vivono proprio di turismo. «In questo momento (ieri, ndr) sono proprio a due passi da Piazza di Spagna - continua a raccontarci al telefono l'imprenditore - e vedere le serrande abbassate, le strade vuote, rattrista ancora di più. Si avverte un senso di disagio, di più rispetto alla nostra provincia. Eravamo abituati a vedere un flusso di persone, di auto, anche questo tenore di vita psicologico non aiuta un commerciante. Ma allo stesso tempo dobbiamo tenere duro, non farci prendere dallo sconforto». E proprio dall'inizio del lockdown, lo scorso anno, Boccadamo ha cercato da subito di rimboccarsi le maniche.

Ha avviato, infatti, un importante percorso di riconversione per la realizzazione di mascherine di protezione facciale, aggiungendo una connotazione estetica che è propria della vocazione fashion dell'azienda che ha tagliato il traguardo dei suoi primi 40 anni nel 2018. È intervenuto, inoltre, in soccorso delle strutture sanitarie della provincia, donando con consegna diretta alcune migliaia di mascherine per uso chirurgico ai pronto soccorso degli ospedali di Frosinone, Sora e Alatri, alla Asl di Frosinone, al comando provinciale carabinieri e alle parrocchie.
«La produzione di mascherine ci ha permesso di far fronte al terribile periodo di emergenza. Soprattutto nella parte iniziale abbiamo dato un contributo importante alla cittadinanza e ovviamente è stato un aiuto fondamentale anche per la nostra azienda. Siamo riusciti a garantire il lavoro a circa 400 persone». Dopo il mese di giugno, però, con l'emergenza per fortuna venuta meno e con le successive disponibilità maggiori delle mascherine chirurgiche la produzione si è interrotta.

Si è tornati, quindi, alla classica produzione dei gioielli che purtroppo, come altre categorie, non essendo un bene di prima necessità, è rallentata. Attualmente un terzo dei dipendenti sta lavorando, il restante è in cassa integrazione. «Tutto l'indotto ne sta risentendo. Anche la rete intermediaria, penso agli agenti di commercio, agli addetti alla produzione. Un grande settore che l'Italia vanta in tutto il mondo e che forse sta scomparendo. Noi siamo fermi anche con altri mercati stranieri. Il nostro settore non ha possibilità di prendere alcun ristoro, ma dobbiamo tenere duro. Il momento non è semplice, ma dobbiamo cercare sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno, anche se non è facile».

E da Boccadamo, nonostante l'amarezza per l'accaduto e soprattutto per il difficile periodo che dura ormai da più di un anno, arriva un messaggio di speranza. «Sono convinto che bisogna rimboccarsi le maniche, trovare tanta forza di volontà, anche se so che non è facile. Vedere tanti sacrifici e sogni distrutti, o spazzati via, fa male. Ma sono certo che torneremo presto a rialzarci, ad abbracciarci». E seppur ha annunciato la chiusura dello store a Piazza di Spagna, forse entro maggio, Boccadamo dalle sue parole lascia un segno di speranza: «Sicuramente torneremo, sempre nella capitale. Sempre con il nostro brand».