Tra gli indagati dell'operazione "Ghost credit" c'è anche una persona residente in un paese del Sorano e al quale sono stati sequestrati due appartamenti, una villa e cinque terreni. L'operazione porta la firma dei finanzieri del comando provinciale di Roma che hanno scoperto un'organizzazione che, stando alle accuse, aveva creato un sistema molto redditizio frodando il Fisco e l'Inps. Sequestrati beni mobili e immobili, nonché disponibilità finanziarie, per circa 11 milioni di euro. Quindici persone dovranno rispondere dei reati di dichiarazione fraudolenta, omessa presentazione della dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione di crediti d'imposta, riciclaggio e auto-riciclaggio.

Le indagini delle Fiamme Gialle della Compagnia di Nettuno, dirette dalla procura della Repubblica di Velletri e coordinate dal II Gruppo di Ostia, hanno preso le mosse dal monitoraggio di una società di Nettuno - formalmente operante nel commercio all'ingrosso di prodotti petroliferi ma di fatto inattiva - che vantava consistenti crediti verso il Fisco, con riguardo all'IVA e al sostenimento di spese nel settore dell'innovazione tecnologica.

Gli accertamenti si sono poi allargati, portando all'individuazione del vertice del sodalizio, un pregiudicato romano, nonché di una seconda società utilizzata per il perfezionamento della frode, che era anch'essa dedita alla creazione artificiosa dei crediti di imposta, poi ceduti, dietro un corrispettivo del 5-10% del loro valore, a imprese pesantemente indebitate con il Fisco e con l'Inps.

Le dichiarazioni fiscali delle due società cedenti erano munite del visto di conformità apposto da un consulente abilitato e le spese (fittiziamente) sostenute per le attività di ricerca e sviluppo erano asseverate da una (falsa) relazione tecnica redatta da un professionista. I proventi della truffa venivano fatti confluire su conti correnti intestati a una terza società già esistente, cui era stata attribuita la medesima denominazione sociale di una delle due coinvolte nella frode proprio per ostacolare l'individuazione della provenienza dei fondi. Grazie all'intervento dei militari, è stato scongiurato l'utilizzo dei crediti fittizi esposti in dichiarazione dalla seconda società, evitando un ulteriore danno all'Erario quantificato in oltre 13 milioni di euro.