Una storia complessa, quella finita in tribunale a Cassino. Accusato di maltrattamenti un giovane nigeriano di trent'anni, arrivato in Italia come rifugiato politico oltre 10 anni fa con moglie e un figlio. Giunto a Cassino, dopo un primo periodo di accoglienza, riesce a trovare piccoli ma costanti lavoretti per sostenere la famiglia che intanto cresce: nascono altri due bambini. È il 2013 l'anno in cui la donna, coetanea del marito, presenta la prima denuncia: avrebbe raccontato alla polizia di maltrattamenti. Denuncia che, poi, nel 2014 lei ritira.

Nel 2015 la donna torna a denunciare: botte e minacce di morte ma senza mai indicare episodi specifici. Per il trentenne arriva una misura cautelare di divieto di avvicinamento. Così va via di casa e trova una sistemazione di fortuna. Dovendo rientrare per prendere abiti ed effetti personali inizia a contattare la consorte, che non risponde. La casa è vuota: la donna era andata via (forse in Germania) con i tre bambini.

Il procedimento nei confronti del trentenne si incardina, ma contestualmente anche nei confronti della donna per sottrazione di minore e abbandono del tetto coniugale. Il trentenne assistito dall'avvocato Domenico Buzzacconi, finisce a processo per maltrattamenti, lesioni e violenza privata: la procura, con le sommarie informazioni precedenti della donna, chiede un immediato ma a processo le testimonianze degli operanti raccontano un'altra realtà. Il pm chiede un anno e quattro mesi, la difesa va all'attacco con le prove alla mano. Il trentenne viene assolto. Il procedimento ora è aperto nei confronti della donna, ancora irreperibile.