I nvestire in tempi di crisi economica, sfidando le restrizioni imposte dal Covid e puntando tutto sul futuro.
È la molla che ha mosso il giovane Daniele Vellucci, 32 anni di Alatri ed uno dei responsabile della società Àgape Srl, che ha deciso, andando controcorrente, di aprire una nuova attività – un Bistrot-Bar in via Tiburtina a Frosinone, al piano terra del Grattacielo L'Edera – in piena pandemia. E di farlo in uno dei settori che maggiormente finora hanno risentito dell'onda d'urto della piaga-Covid: la ristorazione. Un grande atto di coraggio, il suo, un'iniezione di fiducia per tutti. Lo abbiamo intervistato.

Come nasce l'idea di aprire il bistrot in un periodo così difficile e pieno di incognite?
«Il progetto è partito nel marzo dello scorso anno, prima che dilagasse il Covid. È in quel periodo che abbiamo sottoscritto il contratto di affitto per iniziare i lavori. Poi il lockdown e tutto quello che ne è seguito ci hanno bloccato».

Ora, però, siete pronti ad intraprendere l'avventura…
«Sì, adesso abbiamo deciso di rompere gli indugi e di iniziare a lavorare. Certo, speravamo di farlo almeno in zona gialla ma visto che tale prospettiva è ancora molto lontana, ci siamo guardati in faccia, abbiamo preso il coraggio a due mani e abbiamo fissato la data di apertura».

Che sarebbe?
«L'appuntamento è alle 6.30 di giovedì 8 aprile (oggi, ndr). Purtroppo non potremo offrire una vera inaugurazione, proibita dalle norme anti Covid: apriremo il locale e basta, pronti ad accogliere la clientela che da un po' di tempo ci aspetta…».

Sono stati proprio i possibili avventori a darvi la spinta finale?
«Sì, da diverse settimane il locale è pronto. Tanti se ne sono accorti e ci hanno chiesto di dare vita al nostro progetto, essi stessi animati da una voglia di ripartenza, di nuovo, di normalità, di vita…».

Che tipo di locale sarà il vostro?
«Premesso che abbiamo scelto come location l'ex e storico Central Bar, ampliato fino ad occupare una superficie di 350 metri quadrati, proporremo tre tipi di macro attività: pizzeria al taglio (riproponendo, tra l'altro, la mitica pizza calda con la mortadella di Gigino Trento, solo che in versione scrocchiarella); il bistrot per la ristorazione veloce e il bar tradizionale. Si partirà al mattino con una suddivisione dell'offerta per orari: colazione, pranzo, merenda in salotto e lounge drink con cucina. In più, il sabato e domenica, dalle 11.30 alle 14.30 spazio al brunch. Un locale che si affiancherà al Porca Vacca di Tecchiena e alla tavola calda presso il centro Le Torri sullo stradone Asi».

E adesso lo start…
«Non vediamo l'ora. Eravamo pronti già a dicembre, poi i colori delle regioni sono cambiati e con il Lazio in zona rossa abbiamo preferito aspettare ancora un po'. Anche se dovremo accontentarci dell'asporto. Ma in questo momento l'importante è iniziare, invertire la rotta, investire. Per noi, per la nostra famiglia, la ristorazione è una passione, una vera vocazione. Cercavamo un punto strategico per una nuova avventura e l'abbiamo trovatonell'ex Central Bar di Frosinone».

Investire oggi appare un vero azzardo…
«Noi la vediamo diversamente. Il nostro progetto è una vera sfida alla crisi economica innescata dal Covid, convinti come siamo che solo operando in questo modo si possa superare davvero il momento che stiamo vivendo, pieno di insidie e preoccupazioni».

Una grande sfida, quindi…
«Il nostro approccio mentale è questo: chi si ferma è perduto. E dobbiamo essere pronti per il momento in cui la pandemia sarà finalmente alle spalle. Nell'ora X siamo certi che di lavoro ce ne sarà tantissimo, perché la gente, come dopo una guerra, sull'onda della ritrovata fiducia e del ritrovato entusiasmo, si riverserà nei locali vogliosa più che mai di uscire, di divertirsi, di ritrovarsi con gli amici e con i parenti, di vivere momenti di convivialità. E in quella fase chi avrà investito, avendone le possibilità e la lungimiranza, sarà un passo avanti agli altri. Soprattutto se, come intendiamo fare noi, saprà proporre un'offerta diversa e all'avanguardia.
Insomma, bisognerà "esserci"».

Scelta coraggiosa: su cosa puntate?
«Oltre a quanto appena detto, crediamo moltissimo nella piazza di Frosinone, nella location individuata e nella grande professionalità del nostro personale».

A quale utenza vi rivolgete?
«Di giorno a quanti "vivono" Frosinone per lavoro, agli operatori della zona, alle aziende, ai rappresentanti: la sera ai giovani, ma anche a tutta la popolazione del capoluogo desiderosa di un locale nuovo e innovativo».

Avete paura?
«Assolutamente no. Siamo convinti della bontà del nostro progetto e della nostra idea di ristorazione.
Alle spalle c'è una famiglia di imprenditori del settore ristorazione che ha già dimostrato il proprio valore in questo campo e ciò ci dà la necessaria forza per affrontare un'avventura che ci stimola ed affascina. Abbiamo voglia di nuove sfide, voglia di fare, di intraprendere e di guardare al futuro con ottimismo, nonostante tutto, nonostante il Covid».

Con che animo affronterete le restrizioni in atto? «Rispettandole fino in fondo, perché solo così potremo offrire sicurezza ai clienti. Nella speranza che al più presto si possa tornare in zona gialla o bianca. Intanto, però, lavorando sodo, cercando di far fruttare al massimo l'asporto ed aspettando tempi migliori».

Nelle altre vostre attività finora come avete retto l'urto devastante del Covid?
«Tenendo duro, non mollando mai, sfruttando ogni più piccola opportunità lasciata dalle strette maglie dei divieti. Noi ce l'abbia mo fatta, pur lavorando meno di un terzo di prima. Ma tanti nostri colleghi hanno dovuto chiudere o si accingono a farlo».

Al Governo che chiedereste? Ristori o cos'altro? «Vorremmo un'accelerazione nella campagna di vaccinazioni: solo così sarà possibile uscire dalla pandemia. I ristori servono a poco viste le enormi perdite subite dal settore».