Sesso con l'amichetto del figlio, una operaia di Cassino finisce nei guai. E viene trascinata in tribunale. In primo grado condannata a due anni e quattro mesi in abbreviato. Dopo dieci anni assolta con formula piena in appello: nessuna costrizione. La relazione era consenziente. La vicenda risale a oltre dieci anni fa.

Una quarantenne della città martire, con figli, avrebbe iniziato a intrattenere una relazione con un amico del figlio, coetaneo del ragazzo. Una "cotta" per l'allora quindicenne, maturata nel tragitto percorso per andare tutti insieme in palestra (la donna accompagnava anche altri amici e amiche del figlio) o nei momenti di studio in cui i ragazzi si riunivano, spesso anche a casa dell'imputata.

Non è ben chiaro quando la situazione sarebbe sfuggita di mano alla quarantenne che improvvisamente si sarebbe trovata invischiata in una vera e propria relazione. Relazione per un po' taciuta, poi "scoperta" dalla famiglia del minore. Che, una volta accertata la liaison, ha denunciato la signora. Sarebbe quindi finita a processo per una ipotesi di atti sessuali con minore: in base alla denuncia, lei avrebbe "approfittato" di alcuni momenti dopo la palestra o quando il ragazzo andava nella loro abitazione.

In primo grado, con rito abbreviato, è stata condannata dieci anni fa a due anni e quattro mesi. Ha proposto appello, attraverso l'avvocato Giuseppe Di Macio, riuscendo ad ottenere un'assoluzione piena perché il fatto non sussiste. La difesa dell'operaia ha evidenziato che i contestati incontri sarebbero avvenuto non già quando il ragazzo le veniva "affidato" ma in maniera spontanea e del tutto consenziente: una relazione vera e propria. E dopo dieci anni è stata assolta.