Da più di un anno, ormai, la vita di tutti è cambiata. Il covid-19 ha messo a dura prova il mondo sanitario e non solo. Tante altre le emergenze venute fuori. L'impatto della pandemia sul reddito e sul lavoro è stato forte. Molte famiglie, che fino a quel momento erano in condizioni economiche certamente modeste, durante il lockdown si sono viste costrette a chiedere sostegno. Momenti difficili vissuti da molti, soprattutto da chi ha perso un caro, da chi ha fatto i conti con il virus, passando giorni, mesi, in un letto di ospedale. Di aiuto sicuramente, per tante persone, è stata la preghiera. E ai tempi del covid-19 anche la chiesa è stata costretta a "reinventarsi".

Tutto ciò che potesse essere fatto per continuare il servizio pastorale è stato fatto. Per stare comunque vicino ai fedeli, anche se distanti, la maggior parte dei sacerdoti e il vescovo Ambrogio Spreafico della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino si sono "reinventati" scoprendo l'utilità degli strumenti tecnologici per restare connessi con il popolo. Hanno imparato a registrare, a fare video-dirette, a condividere messaggi, a far arrivare la Parola di Dio attraverso i canali social, soprattutto Facebook. Hanno cercato di confortare il più possibile chi aveva perso un proprio caro e non è riuscito a dargli l'ultimo saluto come avrebbe meritato, ma soltanto con una benedizione e alla presenza dei più stretti familiari. La distanza ha fatto scoprire di avere bisogno della comunità, come ci ha sottolineato monsignore Ambrogio Spreafico e ribadito nell'intervista che ci ha rilasciato.

Il covid ha messo a dura prova tutto il mondo dal punto di vista sanitario, ma dal suo punto di vista quali sono le altre emergenze che stanno venendo alla luce?

«Mi sembra che il covid ci abbia resi coscienti del fatto che siamo tutti connessi e che le emergenze saranno sempre più globali. Il virus ha attraversato confini materiali e di ceto sociale. Nessun muro ha resistito: se tutti ci accorgessimo di questa verità, si potrebbe perfino parlare di un aspetto positivo. I muri prima o poi crollano, per grazia di Dio! Certo, l'emergenza più grave riguarda la cresciuta povertà, conseguenza della mancanza di lavoro, ma anche dello sfruttamento delle risorse. Tutto ciò è ancor più grave in Paesi già afflitti dalla miseria o martoriati dai conflitti. Penso, ad esempio, al caro Mozambico, dove è in missione un prete della nostra diocesi, la cui parte settentrionale è stata sconvolta dal terrorismo con molte vittime, in seguito al ritrovamento di un enorme giacimento di gas. Dovremmo imparare ad uscire dalla logica delle emergenze (qualche volta per chi non ha casa si parla di emergenza freddo, o per gli anziani di emergenza caldo, ma le stagioni sono fenomeni millenari noti!) per compiere un reale progresso sociale ed umano».

La Caritas dice che il covid ha influito anche sulla solidarietà. Si parla di una contrazione di atti di liberalità. Com'è la situazione nella nostra diocesi?

«Questa contrazione un po' esiste. Ma forse, anche in questo aspetto, il covid ha fatto aprire gli occhi, nel senso che la solidarietà e il bisogno di dare e condividere sono cresciuti. D'altra parte era un po' prevedibile che a lungo andare il flusso di donazioni diminuisse, visto che nei primi mesi ce ne sono state tante. Ringrazio per questo tutti coloro che si sono coinvolti in modi diversi, credenti o non credenti. Tuttavia, non manca la solidarietà. Si deve anche imparare a chiedere, perché la gente si è mostrata generosa e ci sono persone che vogliono dare, ma ci vuole anche chi sa chiedere e coinvolgere. A volte perfino noi cristiani facciamo fatica a chiedere, sembra una scortesia. Meglio non "scocciare", si pensa e si dice. Dare del proprio, al contrario, fa bene all'anima e alla nostra umanità, perché chi dà scopre di trovare gioia, come dice Gesù: "C'è più gioia nel dare che nel ricevere". Il dare libera energie positive e di amore nel cuore di chi dà e in quello di chi riceve».

L'uomo ripone grande fiducia nella scienza per sconfiggere il virus. La fede come può essere di conforto in un momento così drammatico nel quale anche le convinzioni più radicate possono vacillare?

«La fiducia nella scienza è indispensabile, come constatiamo nella velocità in cui è stato trovato il vaccino, ma si deve anche avere fiducia in Dio. Il libro del Siracide, che fa parte della Bibbia e raccoglie l'antica sapienza dei fedeli, dice che il malato deve andare anzitutto dal medico, deve pregare, ed esorta anche il medico a pregare per far bene il suo lavoro (cap. 38). Sono certo che la fede, sostenuta dalla preghiera, è stata di conforto, di vicinanza, di sostegno a tanti. Penso ai malati o agli anziani soli nelle Rsa o a casa. Penso a chi, negli ospedali o nelle case di cura, si è affidato alla preghiera nei momenti difficili, pur impegnandosi sempre con professionalità e dedizione. La preghiera, il seguire le messe anche in streaming o in tv, ha certamente aiutato molte persone a non perdere la fiducia e a trovare forza. Nutrire tale preghiera con la lettura di una pagina della Bibbia, poi, la rende ancor più potente ed efficace. Ve lo consiglio!».

Quanto il covid ha inciso sulla vita della Chiesa e nel rapporto con i fedeli?

«Credo che ci abbia resi consapevoli della fragilità della nostra vita e del fatto che la fede vive nella debolezza della nostra umanità, come una forza che cambia. Lo dice l'apostolo Paolo: "Quando sono debole, è allora che sono forte". Certo, abbiamo dovuto limitarci in molte cose: penso a quanti non hanno fatto la prima comunione, o non hanno ricevuto la cresima, o non hanno potuto sposarsi, oppure, ancora, all'impossibilità a celebrare le feste patronali, con il concorso di popolo a cui eravamo abituati. Quanti incontri in presenza abbiamo dovuto cancellare! Penso anche alla paura degli anziani e dei malati, privati, a volte, della comunione per lunghi mesi, o ai funerali senza possibilità di avere la preghiera e il conforto di parenti e conoscenti. Insomma, la vita della Chiesa ha sofferto, ma in noi è cresciuto il desiderio di pregare e di sostenere gli altri, anche "a distanza". Siamo contenti che ci sia stato permesso di tornare alle celebrazioni in presenza, e devo dire che siamo molto rigorosi nel rispetto delle norme che ci sono date. Nella distanza, abbiamo scoperto di avere bisogno della comunità, perché la Chiesa vive come popolo e nella comunità, non è mai una somma di individui, e nessuno si salva da solo».

Siamo nella Settimana Santa, la Pasqua resta un messaggio di vita e di speranza…

«È vero! La Settimana Santa ci fa camminare accanto a un uomo che soffre ed è ingiustamente condotto a morte. Nella sua sofferenza vedo i sofferenti del mondo, soprattutto i malati di covid, ma anche quanti si sono sacrificati per curarli, poi gli anziani, i poveri, i condannati alla violenza della guerra e dell'emigrazione, i carcerati che hanno sofferto ancor più l'isolamento, le persone con disabilità impossibilitate all'incontro, i cristiani perseguitati e discriminati... Queste croci sono con la sua croce! Da quel legno della croce, che noi veneriamo, sgorgò la vita, perché Dio Padre non permise che la morte fosse l'ultima parola su quell'uomo, suo Figlio Gesù. Questo è davvero un messaggio di speranza e di vita, che fa guardare al futuro non in modo consolatorio o passivo. I cristiani sono dei lottatori per il bene, o, almeno, dovrebbero esserlo! Non possiamo rassegnarci al male, né cedere alla paura o all'egocentrismo. La Pasqua è speranza perché ti chiede di stare vicino a chi soffre, di stare sotto la croce, portando un po' anche quella degli altri, come il cireneo, ma anche di uscire a dire che il mondo e la vita possono cambiare, a partire da te stesso e dalle tue scelte. La Pasqua è tempo in cui scegliere di cambiare te stesso! La Pasqua, infine, è visione di un futuro nuovo. Giovanni Paolo II scrisse: "Il mondo soffre per mancanza di visione". Mentre molti sono rassegnati, impauriti, arrabbiati, noi cristiani, insieme a tanti di buona volontà, seguendo Gesù risorto, dovremmo indicare una visione diversa sul futuro, che ridoni speranza ai bambini rimasti senza scuola, lunga vita agli anziani, insomma pace e salvezza al mondo».