La scuola progettata a Sora dell'architetto Renzo Piano sarà un prototipo a livello nazionale. Questa la scelta del neo ministro all'istruzione Patrizio Bianchi. Ad annunciarlo è lo stesso senatore a vita Piano che ha ringraziato per il sostegno al suo progetto il sindaco Roberto De Donatis e tutto il consiglio comunale. L'abbiamo intervistato.

Senatore, è trascorso del tempo dalla presentazione del progetto "Scuola di tutti", le sue visite in città hanno avuto grande eco, poi la pandemia e il fermo del cantiere che hanno portato gli scettici a dubitare della sua realizzazione. La scuola si farà?
«Sì, al ministero la decisione è stata presa; è un progetto seguito attentamente anche dal presidente Sergio Mattarella. Abbiamo attraversato un anno difficilissimo, ma in pochi mesi apriremo il cantiere e tornerò a Sora. La scorsa settimana ho avuto una lunga riunione con il ministro all'istruzione Patrizio Bianchi: per sua decisione la scuola di Sora diventa il prototipo di un modo di edificare le scuole come luoghi sicuri, ma anche come filosofia costruttiva: piano terra d'incontro, al primo piano le aule e poi il tetto. Agli scettici non so che dire, ho sempre ricevuto un grande supporto a Sora, sia dal sindaco che è stato instancabile sia dai consiglieri comunali che ho conosciuto in Comune, sempre positivi. Sono molto felice che proprio a Sora sia stato adottato il progetto pilota per la nuova edilizia scolastica».

Una scuola modello al centro dell'Italia, in una provincia che da decenni attende un riscatto. Dai grandi cantieri in giro per il mondo a Sora: che cosa l'ha portata a scegliere proprio questa città per realizzare il progetto del suo gruppo di lavoro G124?
«Sono diversi anni che lavoro sulla fragilità del Paese, è l'unico modo in cui posso essere utile nel ruolo di senatore a vita. Diversi i progetti orientati a individuare dei luoghi di adeguamento sismico per gli edifici pubblici, e appunto delle scuole. Attraverso una struttura interna del ministero, Casa Italia, è stato eseguito un grosso lavoro per individuare le località più adatte per fare degli interventi pilota, considerando la sismicità delle aree. Attraverso il mio gruppo di lavoro è stata individuata una rosa tra cui c'era anche Sora.

Abbiamo fatto un lavoro minuzioso, siamo stati sui luoghi, anche a Sora, nell'area del mattatoio comunale che era già in fase di dismissione. Incontrammo il sindaco De Donatis, una persona molto aperta e sensibile a questi temi. Poi è stata scelta Sora per realizzare una scuola di nuovo modello e anche per il recupero leggero di un edificio contiguo, su via Napoli. A me piace molto Sora, ha la dimensione giusta. È stata scelta perché sia a livello di amministrazione comunale sia come terreno a disposizione era la località giusta; e poi è una zona appenninica, fragile sismicamente».

Mentre in Italia si chiudono le scuole per l'emergenza sanitaria, c'è un team di professionisti al lavoro su una struttura prototipo d'importanza nazionale. Quale la forza della piccola scuola di Sora?
«Ci sono tanti valori in questo progetto che mi appassionano molto: Sora è un lampo di luce anche sul tema della pedagogia. Parliamo di una scuola di legno, materiale splendido, ha un suo profumo e sismicamente è molto efficace, ed è alimentata da energia rinnovabile. Pianteremo attorno alla scuola 500 piccoli alberelli, poi il sole e l'aria faranno il loro lavoro e in 25 anni il legno che verrà utilizzato per realizzare la scuola sarà stato riconsegnato alla natura. E poi questa scuola ha molti elementi sia di carattere educativo che di tipo sociale: il piano terra è sostanzialmente un centro civico, un luogo d'incontro e, in caso di sisma, che non succederà mai più, è un luogo sicuro. "Dove sono i bambini?". Questa la prima domanda in caso di terremoto e questa scuola è sicura. Inoltre sembra concepita per i momenti drammatici che stiamo vivendo e per crisi di tipo virale. Insomma, ha l'impostazione giusta».