I cancelli di Cassino Plant si sono chiusi martedì sera alle 22, riapriranno il prossimo 6 aprile, sommando lo stop per le vacanze pasquali e la nuova "cassa Covid".
Sarebbe dovuta terminare ieri questa cassa integrazione concessa in virtù dell'emergenza pandemica, ma gli ammortizzatori sociali sono stati prorogati fino al 27 giugno.

Poi, nel secondo semestre dell'anno, con lo sblocco dei licenziamenti annunciato dal Governo Draghi, si teme il  peggio. Per questo gli operai hanno partecipato in assemblea in fabbrica anche in notturna. Un'intera giornata di incontri con i lavoratori è stato promosso dalla Fiom-Cgil e hanno partecipato a migliaia, esternando le loro preoccupazioni e le loro perplessità.

«Siamo noi che fino ad oggi abbiamo mantenuto lo stabilimento, non è possibile che chiunque arrivi butti la palla in avanti e ci chieda di percorrere altri cento metri», hanno lamentato gli operai intervenuti in assemblea. Il riferimento, neanche tanto velato, è all'annuncio di Tavares che ha detto di voler procedere a dei tagli perché gli stabilimenti italiani costano troppo.
Qualche effetto si sta già vedendo sull'indotto, ma nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, potrebbe letteralmente esplodere e coinvolgere centinaia e centinaia di lavoratori.

«Questo annuncio di Tavares, unitamente allo sblocco dei licenziamenti previsto dal Governo a partire da luglio e al fatto che non c'è ad oggi un piano industriale per Cassino che garantisca la saturazione dello stabilimento rende il tutto molto preoccupante», spiega il segretario della Fiom-Cgil Donato Gatti.

Gli fa eco la responsabile dell'indotto Rosa D'Emilio che punta i riflettori sull'indotto: sono in corso assemblee anche in alcune fabbriche del gruppo. Molto, probabilmente tutti, dipenderà dall'incontro del prossimo 15 aprile. Per quel giorno il Ceo del gruppo Stellantis Carlos Tavares ha fissato una riunione con tutte le rappresentanze sindacali italiani del settore automotive, In quella assise, molto verosimilmente, andrà a dettagliare in cosa consiste il piano di contenimento dei costi, ossia quali aziende interesserà, quali lavoratori.

Sarà limitato all'indotto o anche agli stabilimenti centrali come Cassino, Melfi, Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco? Sono queste le risposte che attendono i sindacati prima di intraprendere azioni di protesta più efficaci. Per quella data, o comunque entro il mese che si apre oggi, le sigle sperano di avere udienza anche dal Governo.

Venerdì scorso si sono autoconvocate al Mise ma l'incontro si è concluso con una fumata nera: molte chiacchiere, nulla di concreto. Per questo motivo, anche per questo motivo, saranno le istituzioni locali a scendere in campo al fianco dei lavoratori. In primis il Comune di Cassino che nel Consiglio comunale di martedì sera ha approvato all'unanimità un ordine del giorno che impegna il Sindaco a intraprendere tutte le iniziative atte a verificare presso le direzioni aziendali lo stato delle rispettive situazioni e acquisire elementi utili per iniziative politiche atte a far fronte alla pesante crisi e a coinvolgere sulla problematica gli altri sindaci del territorio, senza escludere l'opportunità di una riunione della Consulta dei sindaci del Cassinate per una attenta analisi della situazione.

È anche previsto un confronto con i rappresentanti sindacali dei lavoratori per ulteriori riscontri e per concordare le azioni più idonee a difesa del mondo del lavoro, senza naturalmente escludere ogni altro tentativo finalizzato alla tutela della produzione e dei posti di lavoro. «Il Consiglio Comunale di Cassino, consapevole dello stato di grave situazione della Tiberina e di altre aziende dell'Indotto Stellantis, situazione determinata dal perdurare della pandemia e dal conseguente andamento negativo del mercato del settore automotive, nell'esprimere preoccupazione per il futuro occupazionale della nostra zona - si legge nel deliberato dell'assise - esprime solidarietà e vicinanza ai tanti lavoratori in questo momento preoccupati per il proprio posto di lavoro».