Ancora acque rosse, questa volta a Caira, a non molta distanza dall'ex mulino. E pesci con strane protuberanze, tirati su con un guadino da un amante della pesca sportiva.

A guardarla dall'alto la mappatura delle zone in cui sono state rilevate le acque rosse effettuata dagli ambientalisti disegna un percorso che unisce Cassino a Sant'Elia e che, purtroppo, si estende a macchia di leopardo. Fanghi color ruggine tra il verde dei campi e a neppure troppa distanza dai fiumi.

Questa volta l'Unita Uav dell'Ansmi (Associazione nazionale sanità militare italiana) sezione di Frosinone, insieme al gruppo di Ricerca ecologica - guidata dal commissario Salvatore Avella - monitorando tutto il corso del fiume Rapido, dove affiorano acqua e fango di colore rosso, hanno individuato un nuovo fronte. A Caira, a non molta distanza dal vecchio Mulino.

«La sostanza, per la colorazione e per la consistenza è del tutto simile a tutte le altre, oggetto di campionamento ed analisi da parte dell'Arpa Lazio e da laboratori chimici privati» spiegano i volontari. Elementi valutati con la consulenza di esperti in chimica della Presidenza nazionale dell'Ansmi con sede presso il Policlinico militare del Celio e del geologo Antonella Forli.

«Ma solo le analisi possono indicarci se si tratta di metalli pesanti, trovati nelle acque rosse analizzate in precedenza e riconducibili a rifiuti di origine industriale, oppure se questa volta si tratti di una sostanza del tutto innocua» ha precisato il presidente Edoardo Grossi.

Ieri pomeriggio, però, ad attrarre l'attenzione sono state delle immagini inoltrate proprio all'Ansmi da un pescatore sportivo: una trota, pescata nel fiume Rapido (in territorio di Cassino) con strane protuberanze.
Dopo la documentazione fotografica, il pesce è stato liberato. Ma le segnalazioni sono partite. E pure gli appelli: «Si fa appello ai vari sportivi della pesca che frequentano le acque del fiume Rapido di rilasciare il pescato: non si può al momento escludere la contaminazione ma occorre approfondire l'episodio» affermano gli attivisti. Che poi chiedono sempre ai pescatori di segnalare qualsiasi altro caso.