Sabato scorso il maestoso Pino Saturno, ingiallito e indebolito dal male che qualche anno fa lo ha colpito, è stato quasi raso al suolo; ora dalla terra che lo ha avuto in dimora spunta solo la parte iniziale del tronco. Inspiegabile la sua lenta agonia e poi la morte: infatti, l'imponente pino, l'unico tra decine, iniziò a deperire finché, quasi improvvisamente, sono apparsi i segni della malattia che ne hanno decretato l'inevitabile fine.

Forse l'uso indiscriminato che se ne è fatto del fusto, utilizzato per piantarvi chiodi e viti per sostenere cavi elettrici e fari quando, alla fine degli anni Cinquanta, una serie di piccoli terrazzamenti a servizio del seicentesco convento francescano furono trasformati in pista da ballo: le serate estive trascorse al Pino Saturno furono, per una intera comunità, l'occasione per uscire dal lungo e faticoso dopoguerra.

Insomma, tagliando il Pino Saturno (necessità peraltro non rinviabile per il rischio che potesse cedere e abbattersi sugli edifici circostanti) una storia lunga mezzo secolo finisce. «È nostra intenzione piantarne un altro», anticipa il sindaco di Atina, Adolfo Valente. Come a dire che uno dei simboli di un periodo storico e della tradizione cittadina non può rimanere senza eredi.