Prima udienza venerdì scorso del processo che vede sotto accusa quattro dipendenti degli uffici regionali di Frosinone dell'area decentrata dell'Agricoltura. Accusati di truffa aggravata per una serie di episodi tra il giugno e il luglio del 2016, Giorgio Ciarrapica, 62 anni, di Alatri, Piero Nardoni, 61, di Vallecorsa, Tommaso Mauro Grimaldi, 67, di Cassino e Marcello Perna, 58, di Patrica, difesi dagli avvocati Vincenzo Galassi, Marino Iacovacci, Emiliano Venturi e Nicola Ottaviani. Stando alle accuse, i furbetti del cartellino, saltavano i tornelli e uscivano dall'ufficio durante l'orario di servizio. L'altro ieri, davanti al presidente Giuseppe Farinella, sono stati ascoltati due testi, finanzieri, che hanno ricostruito le fasi dell'inchiesta e di come si è arrivati all'individuazione dei responsabili. Le indagini sono partite da un esposto presentato da una persona all'interno degli uffici.

Ha fatto sapere agli investigatori che alcuni colleghi non si comportavano nel migliore dei modi. Sono state installate sei telecamere, quattro all'interno dell'ufficio e due all'esterno. Le quattro erano posizionate proprio nella direzione dei tornelli. Sono stati ripresi, quindi, i dipendenti passare sotto o saltare i tornelli. All'esterno sono stati beccati, invece, mentre si allontanavano dallo stabile di via Veccia. Cosa è avvenuto poi? Gli inquirenti sostengono che hanno effettuato le specifiche verifiche per vedere se i dipendenti sotto accusa avessero avuto esigenze specifiche, se la loro posizione fosse legittima, ma questo non sarebbe emerso, non avrebbero potuto.
Successivamente sono stati acquisiti gli atti e i documenti per verificare se ci fossero firme di loro superiori o se avevano detratto dalla basta paga il periodo in cui erano fuori dall'ufficio, ma anche questo non è emerso.

Sono stati, quindi, effettuati poi servizi di pedinamento, che hanno dato esito positivo: chi era andato al supermercato, chi a casa, non erano pertanto usciti per motivi lavorativi. Gli imputati si sono sempre difesi sostenendo che in realtà i fatti contestati sono avvenuti in modo episodico e incolpevole, e soprattutto con un saldo positivo a loro credito rispetto a straordinari non pagati e a somme non corrisposte da parte dell'amministrazione. La prossima udienza è fissata al 20 maggio per ascoltare altri testi, sempre investigatori. Nell'inchiesta erano finite inizialmente otto persone. Il magistrato ha deciso poi il rinvio a giudizio di quattro degli otto imputati, per altri tre, invece, ha disposto il non luogo a procedere. Infine, ha prosciolto l'autista del dirigente, l'unico che doveva rispondere del reato di peculato e che ha scelto di essere giudicato subito con il rito abbreviato.

L'inchiesta
L'inchiesta è stata condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Frosinone. Secondo quanto ricostruito, i dipendenti finiti sotto accusa avrebbero timbrato il cartellino salvo poi assentarsi dal lavoro. Così facendo, sostiene la procura, avrebbero indotto in errore la Regione sulla «effettiva presenza al lavoro come risultante dalle timbrature, non risultando autorizzato nei giorni ed orari ad alcun servizio esterno». L'ingiusto profitto è dato dalla retribuzione ricevuta «per i giorni e le ore con correlativo danno in capo alla Regione Lazio».
L'inchiesta, come detto, è partita dopo la denuncia di una persona all'interno della sede ed è stata condotta con le telecamere piazzate nei punti strategici dell'ufficio, soprattutto vicino al marcatempo.
Quattro posizionate all'interno e due all'esterno. Dall'analisi di oltre quattromila ore di video, comparate con il marcatempo sono state fatte le contestazioni.