È in programma per oggi la raccolta alimentare promossa dalle Caritas e dalle Diocesi di tutta Italia per far fronte alle crescenti richieste di aiuto da parte delle sempre più numerose famiglie bisognose letteralmente messe in ginocchio dalla crisi economica innescata dalla pandemia di Covid. Nuclei familiari che già prima vivevano condizioni di estremo disagio e che oggi, spesso, non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena.

La raccolta alimentare si svolgerà nei supermercati e nei negozi di alimentari che hanno aderito all'iniziativa, destinata appunto a supportare l'attività caritativa delle parrocchie delle diocesi nel rispetto della normativa anti-Covid. Infatti, per evitare i contatti ravvicinati, non ci saranno i volontari nei supermercati, ma i clienti troveranno degli appositi scatoloni destinati alla raccolta, riconoscibili dall'apposita grafica con il logo Caritas: qui si potranno deporre i prodotti donati.
Ma per chi lo preferisce è sempre possibile consegnare la propria donazione portando i prodotti direttamente presso le parrocchie.
Di tutto ciò abbiano parlato con Marco Toti, direttore della Caritas della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino.

Direttore, qual è oggi il quadro del "bisogno" inteso in senso lato?
«Purtroppo, la situazione generale è nettamente peggiorata con un forte aumento delle richieste di aiuto da parte di fasce sempre più ampie della popolazione. Sos già numerosissimi prima della pandemia di Covid e che ora sono diventati in numero ancora maggiore e sempre più pressanti, non risparmiando davvero nessuno, per classe sociale, professione, età. E quel che è peggio è che a fronte di tale aumento di richieste di aiuto assistiamo ad una sensibile, anzi marcata, diminuzione, delle donazioni e delle offerte, alla quale si è accompagnata anche una nostra difficoltà di cassa che siano riusciti a superare, almeno in buona parte, solo ad inizio 2021».

Da cosa dipende questa contrazione delle offerte da parte dei cittadini?
«I fattori sono molteplici. Su tutti, però, indicherei il venir meno di quell'onda emotiva che aveva accompagnato la prima fase della pandemia, esattamente un anno fa. In quel periodo ogni giorno al nostro centralino giungevano decine di telefonate con le quali ci venivano offerte svariate forme di aiuto. Oggi tutto questo non accade più o se accade ha forme molto ridotte nella quantità e nella qualità. La causa a mio avviso sta nella diversa percezione del problema in cui ci troviamo. Mi spiego: un anno fa c'era grande solidarietà perché si era consapevoli del grande pericolo che il Covid comportava e delle sue conseguenze sulle famiglie più bisognose. Ora questa percezione non c'è più, o esiste in forma molto blanda: la gente pensa che il problema non sia poi così grave e a nulla valgono gli appelli, le drammatiche statistiche quotidiane e l'impressionante numero di morti giornalieri. La paura è erroneamente diminuita, registriamo una certa stanchezza nella popolazione anche nel campo della solidarietà e quindi le donazioni sono diminuite con pesanti ripercussioni sulle nostra attività assistenziale».

Che comunque riuscite a garantire ugualmente….
«Sì, è vero, anche se ci costa una fatica tripla rispetto al passato. Ma è bene che tutti sappiano che le nostre porte sono sempre aperte a tutti coloro che hanno bisogno di aiuto. Come detto, ad inizio anno abbiamo superato i problemi di cassa che ci avevano un po' limitato e così abbiamo potuto restituire slancio al nostro operato, pur con le difficoltà derivanti dalla pandemia in corso».

Ma oggi chi si rivolge principalmente a voi?
«Non è possibile una categorizzazione delle richieste di aiuto, che ormai sono diventate assolutamente trasversali riguardando davvero tutti: chi già era in difficoltà, ovviamente, è ancora in prima fila; ma ora ci sono anche persone che prima neppure sapevano cos'era la Caritas, lavoratori rimasti disoccupati, famiglie colpite dal Covid sotto l'aspetto economico. E poi è mutata anche la tipologia delle richieste…».

Cioè?
«Prima si veniva da noi essenzialmente per il pacco alimentare o per l'abbigliamento. Adesso sono in fortissimo aumento gli appelli per avere un aiuto nel pagare l'affitto o le utenze domestiche, così come per acquistare beni di prima necessità per i bambini, alimenti e abbigliamento in specie, oppure, ancora, alimenti speciali per i più piccoli».

Oggi c'è la Raccolta alimentare: siete riusciti ad organizzarla come negli altri anni oppure avete avuto problemi, magari legati sempre al Covid?
«Purtroppo, la raccolta non potrà essere capillare come sempre. La pandemia e il timore di contagiarsi hanno frenato molti operatori volontari, specie quelli con qualche anno in più, che non se la sono sentita di esporsi sia con la solita presenza nei supermercati ma anche nella fase del recupero dei generi alimentari raccolti. Quindi saranno leggermente inferiori al solito i punti vendita in cui si svolgerà l'iniziativa ma cercheremo tuttavia di essere presenti nel maggior numero possibile di supermercati e negozi. Abbiamo dislocato molti contenitori nei quali si potranno depositare i beni da donare e che poi recupereremo con le dovute precauzioni. Ovviamente ogni fase della raccolta si svolgerà nel pieno rispetto di tutte le norme anti Covid»

Vuole lanciare un appello?
«Il mio invito è a mettersi una mano sul cuore e a donare generi alimentari affinché possa essere potenziata l'azione di aiuto ai bisognosi. Ritroviamo quel magnifico spirito solidale di un anno fa che tanto bene ha fatto a tutti».