«Siamo tra le categorie più bistrattate in questa emergenza. Siamo stati chiusi per mesi, nel rispetto delle regole. Abbiamo investito migliaia di euro per poter tornare a lavorare, rispettando quelle stesse regole. E poi? Non è bastato. Abbiamo dovuto chiudere di nuovo. Io ora mi domando, quanti miei colleghi anche dopo il via libera del Governo, riusciranno a riaprire?» È lo sfogo di Samuel Gulia, proprietario di "Gulia Fabbrica Bellezza", parrucchiere di Isola del Liri.

"Figlio d'arte", Samuel da vent'anni è nel settore. Conosce bene le dinamiche, le esigenze e le difficoltà della sua categoria. E, in questo particolare momento storico, ha voluto farsi portavoce del dramma che tanti suoi colleghi stanno affrontando. Dopo il lungo periodo di stop dovuto al primo lockdown, lo scorso anno, parrucchieri, barbieri e centri estetici, si sono dovuti adeguare a norme stringenti per operare limitando il più possibile la diffusione del contagio.

Hanno rispettato rigidi protocolli, investito per l'acquisto di tutto ciò che era necessario e obbligatorio per mettere in sicurezza le loro attività. Hanno dovuto ridurre l'afflusso dei clienti. Hanno visto quegli appuntamenti diminuire inesorabilmente, perché la crisi economica, conseguente all'emergenza sanitaria, non ha colpito solo il loro settore e in tanti, purtroppo, hanno dovuto rinunciare all'appuntamento dal parrucchiere, dal barbiere o dall'estetista per far fronte ad altre esigenze.

La sua categoria, però, non ha dovuto fare i conti soltanto con le chiusure e con la crisi economica. C'è un altro fenomeno che ha penalizzato non poco Samuel e tutti i suoi colleghi. E' l'abusivismo dilagante, ancor più in questo periodo di  chiusure forzate.

«Io e tanti miei colleghi siamo chiusi, vediamo il frutto dei nostri sacrifici in bilico. Ad ogni zona rossa qualcuno di noi sa che forse non riaprirà più –spiega Samuel –E poi dalla finestra vediamo il collega o la collega abusivi che con la loro valigetta vanno indisturbati nelle abitazioni a fare quello che noi che rispettiamo le regole non possiamo fare».

Un'amara constatazione avvalorata anche dall'allarme lanciato pochi giorni fa dal Sindacato Bellezza e Benessere Confcommercio Lazio Sud che ha definito preoccupante il dilagare del fenomeno. «Io devo chiudere – prosegue Samuel Gulia – Ma l'abusivo può continuare a girare indisturbato nelle case della gente, con il rischio altissimo di diffondere il virus e senza pagare un soldo di tasse che io e tutti coloro che sono chiusi dovremo invece puntualmente versare».

Un paradosso, un rischio per la salute pubblica e un danno innegabile per le casse dello Stato se si pensa che lockdown e zone rosse hanno provocato un aumento degli abusivi nei settori dell'acconciatura e dei centri estetici, in cui operano 130.000 imprese con 263.000 addetti, che sfiora il 30%, rispetto alla media del 15,5% del lavoro irregolare nel totale delle attività economiche.

«Se anche riaprissimo lunedì – prosegue ancora Samuel – considerate le imminenti chiusure per la zona rossa di Pasqua e l'incertezza per i giorni a seguire, quanto danno avremo subito? Tanti dei nostri clienti che, ad esempio, hanno fatto una tinta o un taglio da un abusivo non verranno. Molti altri non verranno perché, purtroppo, hanno altre priorità economiche. E intanto un intero settore continua a morire nel totale silenzio delle istituzioni. Non abbiamo avuto aiuti economici adeguati, molti non li hanno avuti affatto.

Io cerco di resistere, perché il mio lavoro è la mia più grande passione ma è anche quello che manda avanti tutta la mia famiglia. Ma, spesso, mi chiedo per quanto riuscirò ancora a farlo. Per quanto anche i miei colleghi riusciranno a resistere se chi di dovere continuerà a non sentire il nostro grido d'aiuto?»