La notizia era nell'aria, ieri la conferma del ministro Speranza. Da martedì il Lazio, dopo due settimane (tre la Ciociaria) di zona rossa, torna arancione. E riapriranno anche le scuole, almeno per i più piccoli.

Un segnale di ritorno alla normalità con il conforto dei numeri dell'epidemia che nelle ultime due settimane hanno segnato un'inversione di tendenza. Il cambio di fascia da martedì perché l'ordinanza, entrata in vigore di lunedì, ha validità 15 giorni si basa sul monitoraggio della cabina di regia.

Il ministro della Saute Roberto Speranza, nella conferenza stampa con il premier Mario Draghi, ha confermato il cambio di fascia con il Lazio unica a passare da rossa ad arancione.

In zona rossa vanno Calabria, Toscana e Valle D'Aosta e raggiungono la provincia di Trento, Lombardia, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Puglia (che è «rosso rafforzato»),Veneto e Campania. Per le giornate clou delle festività di Pasqua, dal 3 al 5 aprile, per evitare spostamenti si tornerà al rosso.

La principale novità del passaggio dal rosso all'arancione è la riapertura, fino alle medie, delle scuole nel Lazio, Il miglioramento della situazione epidemiologica è evidente nella Ciociaria dopo tre settimane di mini-lockdown che per Monte San Giovanni campano e Torrice, le prime a finire in zona rossa, si è protratta ulteriormente.

Dal 27 febbraio al 5 marzo, in provincia di Frosinone, i casi erano stati 1.493, con un'incidenza di 312,997 ogni 100.000 abitanti, dal 6 al 12 marzo erano saliti a 1.738 e 364,360. Dal 13 al 19 marzo sono stati 1.500, con un'incidenza di 314,465. Adesso (dal 20 a ieri) è scesa a 1.144 casi e a 239,8 per la prima volta sotto la soglia dei 250. Soglia che, se superata, comporta automaticamente il passaggio in zona rossa.

Tenendo conto, invece, dell'andamento settimanale, dal 15 al 21 marzo l'incidenza era stata di 281,3, dall'8 al 14 marzo del 363,5, dal 1° al 7 marzo del 332,7, dal 22 al 28 febbraio del 282,6, dal 15 al 21 febbraio di 189,3, l'ultima volta sotto i 250. Nella settimana del picco (2-8 novembre) l'incidenza era stata di 428,511.

Anche il presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato che, col prossimo Dpcm, le scuole fino alla prima media riapriranno, anche in zona rossa. Ciò sulla base degli elementi analizzati dalla cabina di regia e sulle evidenze scientifiche che dimostrano che la scuola primaria non è una fonte di contagio «solo in presenza di altre restrizioni». Anche per questo a cominciare dalle attività para-scolastiche tutto ciò che ruota intorno resterà chiuso per non vanificare i risultati così ottenuti.

A dar manforte alla posizione espressa da Draghi è arrivato anche il Tar del Lazio che con un'ordinanza cancella di fatto quanto previsto dal Dpcm del 2 aprile che aveva chiuso le scuole in zona rossa. Ora il Governo nel varare il nuovo Dpcm dovrà tener conto di questo orientamento. Contro la chiusura in blocco delle scuole in zona rossa avevano presentato ricorso al Tar i genitori di alcuni studenti di Bari.

Sul tema, con una posizione critica, è intervenuto il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. «Riaprire le scuole per appena due o tre giorni e richiuderle giovedì per le festività della Pasqua, nelle attuali condizioni di diffusione del virus e delle varianti, particolarmente aggressive, soprattutto dopo che era stato adottato il criterio della prudenza con la didattica a distanza, significherebbe procedere verso l'ignoto, con una metodologia probabilmente folle e incomprensibile», ha dichiarato Ottaviani.

Che si è spinto oltre: «Il contatto immediato tra gli studenti in presenza, soprattutto tra gli scolari degli istituti primari e di infanzia, produrrebbe terreno fertile per la ulteriore diffusione del virus, mentre solo chi vive sulla luna è in grado di escludere l'assai probabile contatto, durante le festività pasquali, tra quegli stessi alunni e i loro nonni o genitori, con un intuibile effetto moltiplicatore. Senza contare il fatto che, per appena due giorni di didattica in presenza, si dovrebbero sanificare, inutilmente, due volte, tutte le scuole della città.

Il sindaco, secondo le attuali normative, non può adottare un provvedimento di chiusura autonomamente, disponendo la Dad per le giornate da lunedì a mercoledì prossimo ma, per lo meno, al sindaco residua il buon senso per sconsigliare alle famiglie di far riprendere la didattica in presenza ai propri figli per poche ore, prima della pausa pasquale».