Stellantis convoca i sindacati. I vertici del gruppo italo-francese, nato a gennaio dalle nozze tra Fca e Psa, hanno chiamato a raccolta, per il 15 aprile i rappresentanti nazionali dei lavoratori per fare il punto sulla situazione.

«Abbiamo ricevuto da Stellantis la convocazione per un incontro sindacale in presenza dove parteciperanno i vertici di Stellantis Enlaged Europe: una presenza sicuramente importante per avere un quadro complessivo della situazione degli stabilimenti Italiani e avere una prima discussione franca e trasparente rispetto ad alcune situazioni che si sono determinate nelle ultime settimane negli stabilimenti", commenta Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim-Cisl.

Tra i temi che verranno affrontati, prosegue Uliano, «un confronto puntuale su tutti gli stabilimenti italiani ed enti di servizio e di ricerca al fine di comprendere le reali intenzioni e strategie di Stellantis».

Il leader della Fim-Cisl anticipa gli argomenti che dovranno necessariamente essere messi in campo: «Per quanto ci riguarda gli investimenti previsti del vecchio piano industriale di Fca, che stanno proseguendo, devono essere completati, e ci aspettiamo che la fase di preparazione del futuro piano industriale di Stellantis veda il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, come del resto dichiarato da Tavares nell'incontro del 20 gennaio».

E sempre Uliano argomenta: «La flessione del 23% riscontrata nelle immatricolazioni in Europa nei primi due mesi del 2021, che ha coinvolto tutte le case automobilistiche, non può essere utilizzata da Stellantis per azioni strutturali che impattano negativamente sulla capacità produttiva e sull'occupazione».

A commentare la convocazione giunta dai vertici di Stellantis è anche il segretario generale della Fiom-Cgil Michele De Palma, che spiega: «La decisione aziendale di aprire un tavolo con tutte le organizzazioni sindacali sarà utile ad affrontare le preoccupazioni espresse dalle lavoratrici e lavoratori nelle assemblee molto partecipate che la Fiom sta svolgendo in tutti gli stabilimenti, a partire da quelle svolte nel polo torinese fino a quelle tenute ieri a Melfi. Stellantis sta già operando unilateralmente una riduzione dei costi che sta determinando cambiamenti nella condizione di lavoro ed effetti sui lavoratori dei servizi.

Ma il problema principale - sottolinea De Palma - è l'aumento delle giornate di cig, non solo per l'andamento sul mercato dell'auto in Europa, ma anche per l'assenza di modelli ad alimentazione ecosostenibile frutto della mancanza di investimenti del piano in corso». Ma in realtà, a preoccupare i sindacati, non è tanto quello che emergerà dal vertice con il gruppo Stellantis, perché intanto i vertici della casa automobilistica stanno mostrando sensibilità alle richieste dei lavoratori e apertura al dialogo con le sigle.
Ciò che invece sembra mancare al Governo italiano.
In che senso? I sindacati nei giorni scorsi hanno chiesto al premier Draghi e al ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti una convocazione per aprire un tavolo sul tema dell'automotive e più in generale sul mondo del lavoro metalmeccanico e le varie vertenze che sono in atto. Secondo le sigle, la situazione sta diventando sempre più insostenibile, in ballo c'è il futuro di un settore strategico come quello dell'automotive, composto da oltre 2.200 aziende che occupano quasi duecentomila lavoratori.

Un settore che la cui crisi rappresenterebbe un costo troppo elevato per il sistema economico nazionale.
Sono mesi che, fanno sapere Fim, Fiom e Uilm, gli oltre 100 tavoli di crisi aziendali non vengono convocati dal Mise, nonostante le numerose richieste unitarie delle organizzazioni a Giorgetti.

«Se il Governo non ci convocherà, il 26 marzo ci autoconvocheremo noi al Mise" era stato l'ultimatum di Cgil, Cisl e Uil. La convocazione, fino a ieri, non è arrivata. Così oggi, a partire dalle 10, una rappresentanza di circa 200 lavoratori delle aziende in crisi e del settore automotive è al Ministero dello sviluppo economico per chiedere di essere ascoltata. Saranno presenti anche alcuni sindacalisti e operai di Cassino Plant e della aziende dell'indotto del territorio.