Un farmaco importante che va applicato bene e tempestivamente. Parliamo degli anticorpi monoclonali, un'arma in più nella "guerra" contro il Covid. La Regione Lazio ha approvato il protocollo di somministrazione e monitoraggio. La Asl di Frosinone, in particolare l'ospedale Fabrizio Spaziani del capoluogo, è uno dei tredici centri di somministrazione del Lazio. Si tratta di una novità importante, destinata a pesare. I pazienti che potranno essere sottoposti alla terapia saranno individuati e selezionati dai medici di medicina generale e dai Pronto Soccorso. Due i requisiti fondamentali: che siano alle prime giornate della malattia e che presentino più patologie, che potrebbero portare ad un'evoluzione grave dell'infezione da Covdi-19. L'obiettivo è evitare il ricovero e quindi effetti gravi.

L'organizzazione
La Asl di Frosinone ha già attivato il Centro per la somministrazione di monoclonali anti Sars-CoV-2, costituito da un team multidisciplinare la cui responsabilità è affidata all'Unità operativa complessa di Malattie Infettive. I pazienti che possono trarre giovamento ed ai quali, quindi, può essere somministrato l'anticorpo monoclonale sono soggetti di età superiore a 12 anni, positivi al virus, non ospedalizzati per Covid-19, non in ossigenoterapia, con sintomi di grado lieve-moderato di recente insorgenza.
Il trattamento deve avvenire preferibilmente entro le 72 ore iniziali e comunque da non oltre 10 giorni. Per soggetti, specifica l'Azienda, «che non necessitano di ossigenoterapia supplementare per Covid-19 e che non sono ad alto rischio di progressione a Covid-19 severa».

E ancora: «Il reclutamento alla terapia avviene solo tramite strutture di Pronto Soccorso o attraverso medici di famiglia, pediatri, Uscar per i soggetti domiciliati».
La direzione generale della Asl scrive pure: «Nella Asl di Frosinone sono già in uso tante terapie per trattare il Covid, quali il Remdesivir (terapia antivirale) ed il plasma iperimmune, che vanno necessariamente somministrati entro il decimo giorno dall'esordio dei sintomi, al fine di avere risposte positive da parte dei pazienti ai quali vengono somministrati. Trattandosi di terapie del tutto innovative ed, in alcuni casi, non ancora autorizzate, sarà necessaria la massima attenzione alla segnalazione di qualsiasi evento avverso dovesse occorrere a seguito della somministrazione di tali farmaci, nell'ottica di un miglioramento delle informazioni disponibili e di una migliore efficacia e sicurezza d'uso». 

Come funziona
La "ratio" è quella di una maggiore interazione tra ospedale e territorio, al fine di ridurre il tasso di progressione clinica della malattia, le necessità di ospedalizzazione e il sovraccarico assistenziale delle strutture ospedaliere. I medicinali a base di anticorpi monoclonali vengono iniettati in endovena. L'infusione endovenosa dura 60 minuti, seguiti da altri 60 minuti di osservazione. In "setting", «per consentire una pronta ad appropriata gestione di eventuali reazioni avverse gravi».

Si legge nel protocollo della Regione: «Trattandosi di assistiti pauci-sintomatici ancorché positivi all'infezione, gli stessi possono recarsi nel luogo indicato con mezzo proprio purché adeguatamente protetti con dispositivi di protezione individuale mantenendo le distanze previste al fine della massima precauzione.
Nei casi in cui l'assistito non sia autonomo il Distretto competente per territorio dovrà farsi carico dell'organizzazione del trasporto».

Cosa sono e come agiscono
Un virus o un batterio è formato da molteplici sezioni sulla sua superficie e può essere identificato nelle sue svariate porzioni da diversi linfociti. Per questo, quando le cellule lo riconoscono, iniziano a duplicarsi e a produrre anticorpi. Si originano cioè gli anticorpi policlonali, cioè "cloni" di linfociti di diverso tipo. Se invece si isola il singolo linfocita, ecco che si hanno gli anticorpi monoclonali. I monoclonali agiscono contro il Covid come gli anticorpi naturali, legandosi al patogeno e facendo in modo che non riesca ad entrare nelle cellule umane. E di conseguenza ad infettarle e replicarsi. Gli anticorpi monoclonali hanno un'efficacia molto alta nelle fasi precoci dell'infezione. Gli anticorpi sono delle proteine (immunoglobuline) prodotte dal sistema immunitario che reagiscono con le sostanze (antigeni) che hanno stimolato il sistema immunitario.
Ormai conosciamo come l'organismo produca anticorpi contro il virus Sars-CoV-2.

Alcuni di questi anticorpi sono in grado di bloccare l'ingresso del virus nelle cellule ed impedirne la replicazione. In particolare questo è vero per gli anticorpi diretti contro la proteina Spike del virus. Per semplificare: gli anticorpi monoclonali mirano a proteggere i soggetti in pericolo di contagio in ascesa.
Non sono quindi un'alternativa ai vaccini, ma un'arma complementare.

I farmaci
Al momento il piano di erogazione definito dal Ministero della Salute con il decreto del 6 febbraio 2021 nella "Autorizzazione alla temporanea distribuzione dei medicinali a base di anticorpi monoclonali per il trattamento di Covid-19", riguarda i farmaci bamlanivimab (Eli Lilly), bamlanivimab/etesevimab (Eli Lilly) e casirivimab/imdevimab (Regeneron Roche).
Regen-Cov: è il cocktail di anticorpi monoclonali somministrati anche a Donald Trump. Prodotto dal colosso americano Regeneron. I dati indicano che è in grado di ridurre la carica virale in modo significativo.
Bamlanivimab: è l'anticorpo monoclonale autorizzato per l'uso di emergenza come trattamento per i pazienti ad alto rischio, con Covid-19 da lieve a moderato, negli Stati Uniti e in altri paesi nel mondo. Prodotto da Eli Lilly and Company. Gli studi mostrano un'efficacia del 72% nel ridurre il rischio di ospedalizzazione per i pazienti con sintomatologia moderata.