Al termine di una complessa indagine i Carabinieri del Nas di Latina hanno smantellato un'associazione per delinquere che aveva messo a punto un sistema per sottrarre costosi farmaci al servizio sanitario nazionale e poi esportarli nel Regno Unito dove rifornivano i grossisti locali. L'attività investigativa sviluppata dai militari del capitano Felice Egidio, con il coordinamento del procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e del sostituto procuratore Daria Monsurrò che si sono rapportati con le autorità inglesi, ha permesso al giudice per le indagini preliminari Pier Paolo Bortone di emettere un'ordinanza di custodia cautelare a carico di diciotto indagati, cinque dei quali in carcere, altrettanti ai domiciliari e otto agli obblighi di firma per avere messo in piedi un giro d'affari che nell'arco di soli sei mesi ha dirottato un milione di euro di medicinali dalla sanità italiana, soprattutto quella laziale.

Il traffico illecito era gestito tra Napoli e l'Inghilterra, ma l'indagine è nata a Latina perché è nel capoluogo pontino che sono maturati i primi sospetti. Tutto è partito da un lavoratore che, impiegato per due farmacie, si è ritrovato due ricette mediche uguali in punti vendita diversi: ha segnalato l'anomalia all'Asl che ha subito informato il Nas. Così è scaturita l'indagine che ha svelato un sistema internazionale: compilando ad arte ricette rubate, i componenti del sodalizio con base a Sant'Antimo recuperavano i medicinali, specie quelli per pazienti Parkinson e la cura dell'epilessia il cui costo varia tra i 150 e i 200 euro a confezione, facendo il giro delle farmacie tra Lazio, Toscana e Lombardia, quindi immagazzinavano le scorte, che venivano spedite nel Regno Unito a seconda delle necessità del mercato inglese.

Ricostruire questo metodo e documentare le attività illecite si è rivelato un lavoro complesso, soprattutto per la portata di un traffico che nel periodo delle indagini, tra dicembre 2018 e maggio 2019, ha fatto registrare 10.000 ricette false e un milione circa di contatti telefonici tra gli indagati attraverso 40 utenze. Nel corso dell'inchiesta sono stati sequestrati 260 farmaci e 650 ricette rubate, accertando che le farmacie preferite erano quelle laziali, probabilmente per la facilità di raggiungerle dalla Campania: 118 in provincia di Latina, 49 a Frosinone.

Al vertice del sodalizio gli inquirenti hanno collocato G.B. di 54 anni detto dottore o maestro, napoletano trapiantato nel Regno Unito, latitante dal 2017 per vecchi reati: era lui a gestire tutto, compresi i bonifici per gli onorari dei sodali, trattenendo il 65% dei ricavi. Era lui a rivendere i farmaci ai fornitori inglesi e a seconda delle loro richieste dettava le priorità ai complici. Sotto di lui c'erano i "luogotenenti" L.P. e V.A. di 56 anni che materialmente gestivano il lavoro dei sottoposti, assicurandosi il 35% dei ricavi. Sotto di loro i figli di L.P., ossia V.P. di 34 anni, detto Dante Alighieri per le sue capacità di scrittura, che per 1.500 euro al mese aveva il compito di compilare le ricette rubate, e G.P. di 31 anni che gestiva le scorte, catalogando i farmaci per lotto e scadenza, per poi spedirli all'estero, ottenendo una retribuzione di 1.000 euro.

Tra i vari complici c'era poi chi aveva il compito di rubare le ricette in bianco tra ospedali, cliniche e studi medici ricevendo tra le 100 e le 250 euro a bollettario, ma soprattutto chi doveva recarsi nelle farmacie per acquisire i medicinali, solitamente coppie che avevano la premura di telefonare alle farmacie per verificare la disponibilità dei prodotti e ricevevano in cambio dall'organizzazione tra le 10 o 15 euro per ricetta utilizzata. Infine i custodi delle scorte di medicinali, pagati 200 o 300 euro al mese. Insomma, un giro d'affari colossale che gravava sulle spalle dei contribuenti.