Una storia di soldi, di crediti o presunti tali da riscuotere, con tanto di mandanti. E poi minacce, intimidazioni e perfino dei colpi di pistola esplosi contro un'auto. Nell'inchiesta sono finiti anche altre violenze, diffamazioni e trasferimenti di denaro da un conto corrente all'altro. Inizialmente erano nove gli indagati, uno dei quali, una donna era stata assolto dal gup con il rito abbreviato nel febbraio del 2015. Cinque le parti offese.

Ieri dopo una lunga fase dibattimentale, la sentenza di primo grado del tribunale di Frosinone nei confronti dei sei imputati rimasti. E le condanne sono state pesanti. Per il collegio presieduto dal giudice Giuseppe Farinella 9 anni e mezzo per Ernesto Barile, 9 anni più la confisca dei beni per Fabio Celani, così come richiesto dal pubblico ministero Adolfo Coletta. Quindi 3 anni per l'albanese Andrea Kercanaj e 3 anni e 6 mesi per Roberto Bracaglia. Sono stati entrambi assolti Massimo Stirpe ed Emiliano Pizzuti, difesi dall'avvocato Tony Ceccarelli, per non aver com messo il fatto. Nei loro confronti erano state chieste condanne a 3 anni e 8 mesi e a 2 anni e 8 mesi. Il tribunale si è preso 45 giorni per redigere le motivazioni, dopodiché le difese potranno presentare appello. he hanno già preannunciato.

Tutto inizia nella prima settimana di aprile 2013 quando, in base alla ricostruzione dell'accusa, Barile si reca in un'autorivendita di Ceccano chiedendo al titolare di saldare un debito di 15.000 euro per conto dei suoi mandanti. Il titolare della concessionaria, però, riferisce di aver già saldato il debito, tramite un'altra persona, che poi si costituirà parte civile nel processo, e di avere con sé la ricevuta.

Il 18 aprile 2013 il quarantenne frusinate avvicinava la persona che aveva ricevuto i soldi dal titolare dell'autorivendita, chiedendogli di rilasciare una dichiarazione nella quale attestava, contrariamente al vero - sostiene la procura - di non aver ricevuto le somme relative al debito. Lo stesso imputato era poi accusato di aver diffuso, nei giorni successivi, nella zona in cui abitava, volantini diffamatori nei confronti della parte offesa e di aver esploso tre colpi di pistola all'indirizzo della macchina parcheggiata.

Qualche giorno dopo, sempre secondo quanto ricostruito nel corso dell'inchiesta, Barile si reca di nuovo nella rivendita di automobili accompagnato questa volta dal cinquantaseienne residente a Ripi, Fabio Celani. I due avrebbero sollecitato il titolare dell'autorivendita ad effettuare il pagamento della somma pretesa. Così lo avrebbero lasciato finalmente in pace. Lo stesso sarebbe accaduto, nei giorni successivi, con la complicità anche dell'albanese Andrea Kercanaj, residente a Frosinone.
Dalle intercettazioni telefoniche, però, gli investigatori avrebbero scoperto un altro giro di affari e di minacce.

Questa volta indirizzate all'imprenditore titolare dell'immobile Forum di piazzale Europa, ma anche all'ex titolare dello stesso complesso immobiliare. Secondo l'accusa, al fine di procurare un ingiusto profitto Celani e Barile usavano violenze e minacce nei confronti dell'imprenditore per costringerlo ad assumere una formale obbligazione nei confronti del titolare di un'impresa, che aveva effettuato dei lavori nel complesso, e di altre persone assegni bancari in adempimento di quella obbligazione. Secondo le accuse avrebbero poi incassato gli importi facendo aprire ed intestare a tre persone conti correnti postali e bancari, concedendo le deleghe per il ritiro degli importi.
Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Tony Ceccarelli, Nicola Ottaviani, Giampiero Vellucci, Riccardo Masecchia e Francesco Galella.