«Continuiamo a ripetere che siamo in "guerra". Ed è vero. Poi però non esiste una legislazione speciale e i medici in prima linea sono sottoposti ad un fuoco micidiale. Senza protezione alcuna. Basta. Non si può pensare di andare avanti in questo modo». Non usa mezzi termini Fabrizio Cristofari, presidente dell'ordine provinciale dei medici. Spiega: «È ora di dire le cose come stanno. Ogni giorno in Italia, da mesi, si registrano più morti del terremoto de L'Aquila. Più morti di un doppio disastro aereo. Vogliamo renderci conto di quello che sta succedendo da più di un anno a questa parte? E dire, per esempio, che nella guerra contro il Covid, abbiamo perso quasi tutte le battaglie? Mi riferisco all'impatto iniziale, alla seconda e alla terza ondata. E a molte altre cose. Ne abbiamo vinte poche finora di battaglie. Siamo in un'emergenza mai vista prima, ma non c'è una legislazione speciale e straordinaria legata a questa situazione. All'inizio ci fu, tra le altre, la grande difficoltà di trovare i dispositivi di sicurezza. E gli indirizzi ministeriali sono cambiati più volte. Oggi nessuno sembra rendersi conto che è fondamentale una legislazione che "schermi" medici e infermieri sul doppio fronte delle vaccinazioni e del contrasto quotidiano ad un virus maledetto.

Perché noi siamo in trincea da oltre un anno per soccorrere e curare le tantissime persone colpite dal Covid. E se poi succede che un malato non ce la fa, dopo che è stato fatto tutto il possibile, certo non possiamo essere chiamati a rispondere di un evento del genere. A meno che non ci siano state delle inadempienze macroscopiche e clamorose. Che però non ci sono. E neppure è pensabile che chi ha somministrato una dose di vaccino possa essere chiamato a rispondere di eventi avversi. Tutto si può pensare di fare in questa fase, meno che attuare strategie di "medicina difensiva" sul versante del Covid-19. Perché questo comporterebbe anche un aumento della mortalità. Di almeno il 30%. Medici e infermieri che lottano contro il virus non possono svolgere il loro lavoro avendo paura di eventuali conseguenze per eventi a loro non addebitabili.

Noi siamo disposti ad andare avanti in questo modo, ma chiediamo considerazione sotto questo punto di vista. Occorre una legislazione speciale. Medici e infermieri stanno pagando un prezzo terribile alla pandemia. In termini di decessi, di contagi e di tutto il resto. Non è possibile doversi preoccupare anche delle conseguenze di eventi a noi non addebitabili. A chi sta comodamente in salotto a filosofeggiare dico di venire una volta in ospedale per rendersi conto che davvero questa è una "guerra" senza precedenti. E quando si è in guerra servono le leggi di guerra».

Aggiunge Cristofari: «Un discorso simile vale pure per tutti i livelli apicali che hanno responsabilità amministrative e dirigenziali. Su un versante diverso naturalmente, di carattere amministrativo. Nel senso che, fermo restando il rispetto delle regole e la trasparenza, andrebbero individuate procedure più snelle e rapide per quanto riguarda l'acquisto di mascherine, dispositivi di sicurezza e farmaci. Per non parlare dei vari protocolli che vanno resi operativi con celerità. Senza dimenticare il versante relativo al personale: mi riferisco alla possibilità di ricorrere a schemi contrattuali semplici e veloci per avere a disposizione più medici specialisti e infermieri. Così come sarebbe auspicabile che perfino le normali dialettiche interne e con le diverse associazioni fossero improntate alla reciproca consapevolezza della straordinarietà e della gravità di questa emergenza.
Senza rinunciare ai diritti, ai doveri e alle rivendicazioni, ma rendendosi conto che la priorità per tutti è combattere il Covid-19.

Infine credo che sia giusto pensare di riconoscere a tutti coloro che da oltre un anno sono in prima linea contro il virus delle premialità non limitate all'aspetto economico.
Ma estese, per esempio, al campo della carriera. Penso per esempio all'aspetto pensionistico: un vantaggio di tre mesi. Da un anno medici, infermieri e ausiliari ospedalieri non conoscono pausee ferie. E stanno affrontando una pandemia che purtroppo è già entrata nei libri di storia. Ma ribadisco il ragionamento iniziale: se è vero che siamo in "guerra" (ed è vero), allora serve una legislazione di guerra. I sanitari hanno bisogno di considerazione. E a questo punto davvero servono i fatti».

Per la prima volta dal 1° marzo i nuovi positivi sono sotto quota cento, ma non si arresta il numero di vittime, ieri 6 come il 18 e il 19 marzo. Intanto la Asl di Frosinone affronta il virus anche con la terapia monoclonale.

Le vittime
Sono 478 i decessi causati dal Covid-19 in Ciociaria dall'inizio dell'emergenza. Ieri se ne sono contati 6 per la terza volta negli ultimi cinque giorni (24 in totale). Sono: una donna di 95 anni di Veroli, una donna di 85 anni di Sora, una donna di 94 anni di Paliano, un uomo di 61 anni di Monte San Giovanni Campano, un uomo di 75 anni di Alatri e un uomo di 75 anni di San Donato Val di Comino. La scorsa settimana c'è stata una recrudescenza delle vittime con 24 totali contro le 17 della settimana precedente. Tante vittime in sette giorni non si avevano dal periodo 14-20 dicembre con 29.
Le monoclonali Con le strutture ospedaliere sotto pressione per l'incremento dei ricoveri per Covid, l'Asl di Frosinone punta sulle monoclonali. Con una nota la direttrice generale Pierpaola D'Alessandro punta nella fase iniziale della malattia «a modificare la gestione precoce dei pazienti anche a domicilio». L'obiettivo è «ridurre il tasso di progressione clinica della malattia, le necessità di ospedalizzazione e il sovraccarico assistenziale delle strutture ospedaliere».

Ecco l'importanza dei nuovi anticorpi monoclonali, autorizzati temporaneamente dal ministero della Salute.
«La Asl di Frosinone - spiega la D'Alessandro - è stata autorizzata all'impiego di tali terapie. È stato già attivato il centro per somministrazione monoclonali anti-Sars-CoV-2, costituito da un team multidisciplinare la cui responsabilità è affidata a Malattie Infettive. I pazienti che possono trarre giovamento ed ai quali, quindi, può essere somministrato l'anticorpo monoclonale, sono soggetti di età maggiore di 12 anni, positivi per Sars-CoV-2, non ospedalizzati, non in ossigenoterapia per Covid-19, con sintomi digrado lieve-moderato di recente insorgenza (e comunque da non oltre 10 giorni) che non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono ad alto rischio di progressione a Covid-19 severa. Il reclutamento alla terapia avviene solo tramite i pronto soccorso o attraverso i medici di famiglia/Uscar per i soggetti domiciliati».

La D'Alessandro fa sapere che «nella Asl di Frosinone sono già in uso tante terapie per trattare il Covid, quali il Remdesivir (terapia antivirale) ed il plasma iperimmune, che vanno necessariamente somministrati entro il 10° giorno dall'esordio dei sintomi, al fine di avere risposte positive. Trattandosi di terapie del tutto innovative ed, in alcuni casi, non ancora autorizzate, sarà necessaria la massima attenzione alla segnalazione di qualsiasi evento avverso».

Il trend e l'incidenza
Lunedì porta sempre un abbassamento di tamponi e casi. Ieri non ha fatto eccezione, ma la novità è stato tornare sotto la tripla cifra con 68 casi, il minimo dal 15 febbraio con 41. Da allora nei lunedì successivi si erano contati 104 casi il 22 febbraio, 97, l'ultima volta in doppia cifra, il 1° marzo, 154 l'8 marzo e 126 il 15 marzo. Rispetto al precedente lunedì la riduzione è del 46%. Un trend visto anche nell'ultima settimana chiusa con una media di 191,7 contro i 247,7 di quella tra l'8 e il 14 marzo, con una contrazione del 22,60%. Si è tornati, in pratica, ai livelli di fino febbraio quando la media giornaliera era attestata sui 192,6 casi. È tornata a scendere l'incidenza dopo i picchi delle prime settimane di marzo: dal 15 al 21 marzo è stata di 281,3 casi ogni 100.000 abitanti, sopra quel limite di 250 che fa scattare la zona rossa. Dall'inizio dell'anno l'incidenza settimanale è stata di 175,89 dal 4 al 10 gennaio, di 129,35 dall'11 al 17 gennaio, di 121,17 dal 18 al 24 gennaio, di 127,88 a fine gennaio, di 128,51 nella prima settimana di febbraio, di 138,57 dall'8 al 14 febbraio, di 189 dal 15 al 21 febbraio, di 282,6, prima volta sopra i 250, dal 22 al 28 febbraio, di 332,7 dal 1° al 7 marzo, di 363,5 dall'8 al 14 marzo, di 281,3 nell'ultima. Nella settimana del picco (2-8 novembre) l'incidenza era stata di 428,511. A marzo si hanno 4.731 positivi. È già il secondo mese per numero di contagiati. La media giornaliera è di 215,05, al momento solo novembre con 219,6 ha fatto peggio.

I nuovi casi
Dei 68 nuovi contagiati, 18 sono di Frosinone, 16 di Alatri e 8 di Veroli. Seguono Ceccano con 6, Ferentino con 4, Anagni, Paliano, Sora, Torrice, Vallecorsa con 2, Amaseno, Boville Ernica, Isola del Liri, San Giovanni Incarico, Supino e Villa Santo Stefano 1. A marzo si contano 606 contagi a Alatri, 602 a Frosinone, 391 a Veroli, 259 a Monte San Giovanni Campano, 258 a Sora e 203 a Ceccano. Poi 190 a Isola del Liri, 162 a Ferentino, 158 a Boville Ernica, 121 a Cassino, 119 ad Anagni, 83 ad Arpino, 60 a Torrice. Nelle ultime tre settimane Alatri è passata da 204 (2-8 marzo) a 233 (9-15) a 157 positivi (16-22 marzo). Frosinone da 181 a 212 a 197. Veroli da 123 a 154 a 107. Monte San Giovanni Campano da 126 a 83 a 45, Sora da 83 a 112 a 62, Ceccano da 66 a 69 a 64, Isola del Liri da 78 a 63 a 47, Ferentino da 55 a 55 a 45, Boville Ernica da 50 a 65 a 40, Cassino da 39 a 34 a 48, Anagni da 47 a 26 a 36, Arpino da 30 a 29 a 24, Torrice da 12 a 29 a 14, Fiuggi da 20 a 12 a 18, Ceprano da 19 a 15 a 22, Piedimonte San Germano da 26 a 17 a 7, Pontecorvo da 14 a 30 a 7, Vallecorsa da 20 a 10 a 20.

Il tasso
La crescita esponenziale del numero dei tamponi nelle ultime due settimane ha avuto come effetto la riduzione del tasso di positività, ieri al 9,18%. La passata settimana la percentuale dei casi positivi in rapporto ai tamponi effettuati era all'8,95%, la più bassa dell'ultimo periodo con una sola giornata in doppia cifra, lunedì 15 marzo con il 13,7% ma su appena 920 tamponi. Il tasso delle settimane precedenti è stato di 11,78% tra l'8 e il 14 marzo, del 16,52% nella prima settimana di marzo, del 15,79% nell'ultima di febbraio. A marzo la media è al 12,27% in linea con il dato di febbraio, mese chiuso al 12,81%. A Gennaio, invece, indice medio a 11,13%.

I tamponi
9.665 la prima settimana di marzo, 16.827 la seconda e 16.043 quella appena conclusa. È il dato dei tamponi effettuati dalla Asl di Frosinone. L'attività di tracciamento procede spedita per isolare il maggior numero di positivi, in coincidenza con i provvedimenti che hanno istituito le zone rosse. Il dato di ieri con 740 è il più basso dall'8 marzo (669). Se non altro, a differenza di quel giorno c'è un calo del tasso di positività dal 23,02% al 9,18%.

I guariti
Sono 98 i guariti di ieri, 12 del passato lunedì. La settimana si è chiusa con 1.523 guariti contro i 1.342 positivi. Per la prima volta dalla settimana 1-7 febbraio si contano più negativizzati che positivi.

di: Raffaele Calcabrina