Sono passati quasi cinque mesi da quando gli esercenti della ristorazione nel territorio ceccanese hanno fatto sentire la loro voce. In quel momento, si parlava di restrizioni dovute alla zona gialla, oggi invece la situazione vede una zona rossa diffusa in tutta la regione con la quale, nel frattempo, abbiamo imparato a fare i conti.

Se a novembre i locali chiudevano alle 18 accogliendo i clienti in orario diurno, oggi invece si lavora quasi solamente con l'asporto. «Cerchiamo sempre di guardare il lato positivo della situazione, che però fatica a farsi vedere - ammette il titolare di una delle attività da noi intervistato - Anche se continuiamo a vedere più lontano un ritorno alla normalità. Dobbiamo solo stringere la cinta e cercare di resistere. I vaccini li stanno facendo e si spera che il prima possibile potremo tornare ad avere i clienti di un tempo».

Parole poco ottimistiche a cui si aggiungono quelle di Simone Stella, titolare di "Ostelleria": «Stiamo lavoricchiando con l'asporto nel fine settimana. La volta scorsa siamo rimasti chiusi, ma è passato tanto tempo, non potevamo fare diversamente. Sicuramente lavorare con l'asporto non è il metodo a cui siamo abituati, però non possiamo fare altrimenti. Poi c'è da aggiungere che finora non abbiamo ricevuto nessun ristoro, anche se la nostra situazione è un po' particolare. Avendo aperto a fine 2019, non avevamo un fatturato di riferimento su cui calcolare i ristori e siamo stati esclusi da questo aiuto. Durante la zona gialla, prima di scivolare in zona arancione e poi rossa, abbiamo lavorato bene, sicuramente. Non erano gli incassi serali, ma la gente ci veniva a trovare. Ora sembra che le abitudini degli italiani sono cambiate. Non potendo uscire di sera si va a pranzo, a fare due chiacchiere o vedere qualche amico. Sono consapevole che dobbiamo farcela con le nostre forze. Purtroppo con l'aumento dei contagi dobbiamo dare priorità alla salute».

Dunque, il settore ristorazione continua a precipitare, ma con la vaccinazione avviata c'è la speranza di un'estate in ripresa. Dalle altre testimonianze emerge che l'asporto sia un palliativo, che non può sostituire la quantità di lavoro garantita da un'apertura a orario pieno.

«Abbiamo proseguito sulla strada dell'asporto - commenta Alessandro Pizzuti di "L'Infinito Caffè" - Continuiamo a lavorare con il take-away, evitando
che i clienti sostino all'interno del locale. Cerchiamo attraverso i canali social di trovare nuova clientela, ma il momento è complicato. Pare che non si riesca a tamponare il periodo. Noi stiamo ricevendo ristori, ma alla fine equivalgono all'incasso di un fine settimana. Non sono quelle cifre a salvare la situazione. Quello che vorrei sottolineare è che bisogna rimanere
vicini alla categoria e stare attenti per la ripresa, sperando che questo sia l'ultimo sacrificio. Vogliamo lavorare con le nostre forze e non con i soldi dello Stato, anche se in Ciociaria questo sembra ancora un discorso poco ascoltato».