Giornata da supermamma, lavoratrice, insegnante, tecnico del computer. Anzi, non una, ma tante giornate e moltiplicate per quattro figli; tre dei quali nelle varie stanze della casa, e uno, il più piccolo, in "giro" per la casa. Lei, Nadia Pasquale, residente in un paese della provincia di Frosinone, ci mette la faccia e si fa portavoce di tante mamme che chiedono l'apertura delle scuole in presenza. Si fa portavoce, inoltre, della giornata di mobilitazione nazionale di venerdì prossimo, contro la didattica a distanza.

Terrà spenti i computer dei suoi figli per aderire all'iniziativa e rivolge un appello ad altri genitori della provincia di Frosinone affinché aderiscano alla mobilitazione indetta da "Priorità alla scuola". Su Facebook il gruppo "Priorità alla scuola Roma" che vede iscritti molti genitori, tra cui mamma Nadia che ci ha raccontato le sue giornate da "mamma tutto fare".
«La Dad non è scuola. La Dad è il diminutivo con cui tutti i genitori italiani associano l'incapacità del governo di rispondere ad un evento che non è più emergenza. Perché da vocabolario leggiamo che emergenza è una circostanza imprevista. E dopo un anno non possiamo più parlare di tale situazione. Ad un anno di distanza dalla vera emergenza ci ritroviamo in stato di zona rossa ed il Ministero ancora una volta ci sbatte in mano un'applicazione G Suite e ci dice: "signori vedetevela voi!". E noi genitori ci trasformiamo da educatori e gestori del patrimonio familiare ad insegnanti e tecnici elettronici».

La giornata ai tempi della DAD
«La giornata del genitore comincia molto presto la mattina, impantofolato tenta di svegliare i figli che rispondono: "tanto io comincio alle 9", "Ed io alle 10". Ma sì, lasciamoli dormire ancora un po', che stare dietro ad un tablet stanca. Alle 9 G. mi chiama e mi dice "mamma dov'è il tuo telefono". Perché dimenticavo di dirvi che la scuola ci ha consegnato solo un tablet per il rotto della cuffia. Nonostante avessi 3 figli in Dad, la loro risposta è stata: "Signora, si accontenti, ci sono scuole che i tablet non li hanno proprio. E io ho pensato, come al solito la parola d'ordine è arrangiamoci. Ho dovuto recuperare un telefono vecchio per mia figlia S. E G.? Beh! G. usa il mio telefono.

Che fa se io ho bisogno di rispondere a chiamate, postare contenuti per la mia attività e rispondere a clienti? Dobbiamo sacrificarci. E noi donne, poi, che facciamo nella vita? Nulla. Alle 9.30 tutti in postazione. U. la più grande si posiziona in un tavolinetto nella sua stanza, S. prende la scrivania nello studio del papà e G.? G. studia per terra. Qual è il problema mi risponderebbe il Ministro dell'Istruzione. Una piccola scoliosi e via. Perchè anche io, come tanti genitori non ho tre postazioni con scrivania, sedia e connessione stabile nella casa, per cui anche lì la parola d'ordine è arrangiarsi.

Ah dimenticavo! Anche io mi collego alle 9. Sto seguendo un corso online, meraviglioso. Peccato che ogni mezz'oretta sento "mamma non va la connessione", "mamma non va il video", "mamma non si sente nulla". Ed intanto da dietro le quinte sento la maestra che dice "sei entrato?", "sei connesso?". E da un'ora ci riduciamo a 40 minuti di lezione».
La signora Nadia ha anche un quarto figlio da "controllare". «Ci tengo a dire che ho un altro figlio che va all'asilo, che nel contempo gira per la casa come un'anima vagante senza sapere bene cosa fare. Le lezioni terminano alle 12.30 in punto. Ed io chiedo ai miei figli: come mai finite così presto? (loro fanno tempo pieno quindi avrebbero otto ore di lezione, sette se si leva la mensa).

E loro mi rispondono "disposizioni ministeriali". Finisco la lezione e corro ai fornelli per preparare loro il pranzo». E siamo a metà giornata.
«Il pomeriggio cerchiamo di uscire il più possibile, all'aria aperta, nei boschi a respirare a pieni polmoni, per far funzionare i neuroni che a noi mamme (ed anche qualche papà) è da un anno che non ci funzionano. La sera la supermamma entra nel letto stremata. Ma non preoccuparti supermamma, il traguardo è vicino.

Vicino? Lo sapete che la Spagnola è durata 3 anni? E che con le varianti, la Dad sarà la scelta del futuro? Lo sapete che i ragazzi delle superiori non tornano a scuola da un anno?».
Le motivazioni
«La protesta mette in campo vari settori dagli insegnati alle donne ed uomini comuni di tutti i settori lavorativi, stufi della mancanza di responsabilità del governo che non spende soldi per mettere in sicurezza le scuole ed evitare sovraffollamento delle classi. Che non investe nella ricerca, nelle strutture, nella stabilizzazione dei precari. Io protesto perché è l'unico potere che abbiamo. Perché ci tengo al futuro dei miei figli e di tutti i figli di questo paese. Protesto perché se non lo facessi, non avrei insegnato ai miei figli a tenere la testa alta. Se qualcosa non è giusto, gridatelo a voce forte. Perché la resistenza non si studia solo sui libri di scuola. La resistenza si fa».