L'inquinamento e le malattie cardiovascolari. Uno studio dell'associazione Medici di famiglia per l'ambiente mira a mettere insieme i dati dell'inquinamento e quello delle malattie del cuore per trovare una relazione. Soprattutto quando, come nel caso di Frosinone, tropo spesso si superano i livelli ammessi per le polveri sottili.
«Ad oggi, sempre maggiori evidenze emergono sulla correlazione tra inquinamento atmosferico e malattie dell'apparato cardiocircolatorio», si legge nel rapporto.

I medici citano lo studio Escape, condotto dal 1997 al 2007 in sette Paesi su più di 100.000 persone per evidenziare che «per ogni incremento di 5 microgrammi per metro cubo della media annuale di Pm2,5, c'è un rischio aumentato del 13% che si verifichino eventi coronarici acuti; per ogni incremento di 10 microgrammi per metro cubo della media annuale di Pm10, c'è un rischio aumentato del 12% che si verifichino eventi coronarici acuti».

Ed essendo Frosinone «nota da anni per le concentrazioni di particolato superiori ai limiti di legge» si è voluto valutarne gli effetti. Si è studiata «l'incidenza degli eventi di cardiopatia ischemica acuta nella città di Frosinone» in due periodi a distanza di un anno: 1° ottobre-30 novembre 2019 e 1° ottobre-30 novembre 2020. Lo studio è stato realizzato sull'infarto miocardico acuto e sull'angina instabile (sindrome coronarica intermedia). Ed è stato condotto dalla cardiologa Cristina Volponi e dalla pneumologa Teresa Petricca, responsabili scientifici dell'associazione Medici di famiglia per l'ambiente di Frosinone e provincia, per la cardiologia e la pneumologia. I dati clinici sono stati messi a confronto con i dati delle 11 centraline Ancler, installate dall'associazione in città.

Questi i risultati: «nel periodo 1 ottobre-30 novembre 2019, sono stati ricoverati sei pazienti di cui cinque di sesso maschile, di età media di 70 anni e uno di sesso femminile, di 71 anni. Nei pazienti considerati, la patologia ischemica si è così distribuita: quattro pazienti per infarto miocardico acuto, due pazienti per angina instabile. Rispetto ai 4 casi di infarto miocardico acuto, in 2 casi la media giornaliera della concentrazione delle Pm2,5 nel giorno dell'evento e rispetto alla centralina zonale di rilevamento, è risultata nettamente superiore a quanto istituzionalmente ammesso (Pm2,5 pari a 41,14 mcg/m³ e 43,45 mcg/m³) e ancor più significativamente aumentate rispetto ai valori ammessi dall'Oms per le Pm2,5: 10 mcg/m³. In 2 casi i valori di Pm2,5 si sono attestati nella media giornaliera istituzionale ma non Oms.

In un caso, peraltro, pur essendo normale la media giornaliera istituzionale, si sono verificati picchi di concentrazione pari a 38 mcg/m³ alle ore 1 e 3, 34 mcg/m³ alle ore 7. Anche un caso di angina instabile si è innescato nell'ambito di una concentrazione di Pm2,5 media giornaliera alta: 50,28 mcg/m³ accompagnata da frequenti picchi con valori da 58 a 83 mcg/m³. Un caso di angina instabile si è innescato nell'ambito di una media istituzionale nella norma ma nell'ambito di una media Oms sicuramente superiore all'ammesso».

Tra il 1° ottobre e il 30 novembre 2020, «sono stati ricoverati dieci pazienti di cui sette di sesso maschile, di età media di 61 anni e tre di sesso femminile, di età media di 68 anni». In tre casi di infarto «la centralina zonale di rilevamento, è risultata nettamente superiore a quanto istituzionalmente ammesso (Pm2,5: 25,76, 67,47 e 58,58) e ancor più significativamente aumentata rispetto i valori ammessi dall'Oms». In due casi valori degli inquinanti nella media, ma sempre sopra i parametri dell'Oms. Inoltre «anche 3 casi di angina instabile, si sono innescati nell'ambito di concentrazioni di medie giornaliere di Pm2,5 alte (85,34 mcg/m³, 77,02 e 105)».

E dunque secondo le conclusioni, a distanza di un anno «gli eventi di cardiopatia ischemica acuta sono aumentati del 67%». Inoltre nel 2020 si ha «un abbassamento dell'età media di insorgenza degli eventi ischemici acuti rispetto all'anno 2019 passando da 70 anni a 63 anni». Dopo un anno gli eventi si sono concentrati di più nella parte bassa, passando dal 50 al 70% del totale.