La comunità di Vallemaio non poteva festeggiare in modo migliore il compleanno d'Italia. Il suo secondo centenario nel paese vive anche la signora Pasqualina che di anni ne ha centotré è nato infatti proprio il 17 marzo 1921, appena sessant'anni dopo la proclamazione del Regno d'Italia, avvenuta lo stesso giorno del 1861, quando Vittorio Emanuele II assunse il titolo di re d'Italia. Il persistere della pandemia ha impedito grandi festeggiamenti, ma il sindaco Fernando De Magistris, accompagnato da una piccola delegazione composta dal vice sindaco e dell'assessore Viola, non ha voluto far mancare il suo omaggio e quello di tutto il paese al vegliardo Oreste Mario Crispino.

Noto con il nome di Mario, mercoledì è stato proclamato sindaco per un giorno e De Magistris ha voluto che indossasse la fascia tricolore. Il secolo di Mario, inoltre, è stato celebrato con una targa ricordo. Affabile e attorniato dall'affetto dei suoi familiari, Mario Crispino ha ripercorso la sua vita. Vedovo dal 2007, dopo un lungo matrimonio con la moglie Maria, padre di una figlia che si occupa amorevolmente di lui, e nonno di due nipoti che lo hanno reso bisnonno tre volte, ha ricordato la triste infanzia segnata dalla perdita del padre quando aveva tredici anni. E la giovinezza sconvolta dall'arrivo della guerra, che nel 1943, pochi giorni prima di Natale, ha richiesto il suo contributo.

Il tempo di salutare la madre disperata ed è partito alla volta di Vercelli, dove è stato arruolato nel primo reggimento carrista, quindi è stato mandato nella Val Padana, dove è rimasto fino a quando non è stato ferito nei pressi di Bologna, sul Reno. Una sventagliata di mitra tedeschi ha bersagliato la sua squadra: Mario è riuscito a salvarsi nascondendosi dietro un olmo, ma una pallottola lo ha preso in pieno e gli si è conficcata nel braccio sinistro. Ancora lì la conserva, ben visibile sottopelle, ricordo imperituro della morte a cui è sopravvissuto. Fino a qualche anno fa ha portato la sua testimonianza all'annuale cerimonia del Quattro Novembre. Ma sul Covid dice: «Questa è una guerra peggiore di quella, non si può fuggire da nessuna parte, non si può parlare con nessuno».

La ricostruzione postbellica di Mario, una volta guarite le ferite causate dai combattimenti nel corpo e nell'anima, è iniziata in Svizzera. E nel Paese d'Oltralpe che il centenario è emigrato alla ricerca di migliori condizioni di vita e vi è rimasto per sei anni. Al rientro, dopo essersi dedicato con amore alla sua campagna e aver lavorato sui primi cantieri aperti per costruire le strade e le condotte dell'acqua, si sono spalancati per lui i cancelli dello stabilimento Fiat di Cassino.
Oggi ama guardare alla televisione il telegiornale, "I soliti ignoti" di Amadeus e "L'eredità" e fa brevi passeggiate di pochi metri ogni giorno. Mario Crispino non ha una vera e propria "ricetta" da suggerire a proposito di come fare per arrivare a cento anni, ma parlare con lui infonde grande serenità: che non siano, dunque, proprio le piccole gioie quotidiane gli ingredienti della longevità?