Fanghi rossi alle porte di Cassino, in un canale di scolo in un terreno di via San Domenico Vertelle. Ora arriva l'Arpa Lazio. Sono stati eseguiti ieri mattina i campionamenti delle acque e del fango rosso segnalato dall'Ansmi (Associazione nazionale della Sanità militare italiana sezione provinciale) che aveva chiesto un intervento urgente per capire se l'anomala colorazione sia legata alla presenza di sostanze pericolose oppure alla composizione stessa del terreno.

Il "nuovo fronte" delle acque rosse è stato scoperto nelle scorse settimane proprio dai volontari Ansmi che hanno inviato diverse segnalazioni. Ieri, sul posto accanto ai volontari e al presidente Edoardo Grossi i tecnici del Comune di Cassino, con i consiglieri Riccardo Consales (anche vice presidente della commissione Ambiente dell'Ente) e Rosario Iemma, la polizia locale, la polizia provinciale, i carabinieri forestali e diversi ambientalisti, tra i quali Salvatore Avella.
«Fra circa un mese si sapranno gli esiti delle analisi, se la sostanza è riconducibile a materiale pericoloso o meno» spiegano gli attivisti presenti.

Atti in procura
Diverse le segnalazioni inoltrate in procura dall'Ansmi: ricordiamo quella per 1° marzo sulla presenza di acque rosse a ridosso della diga Ser a Sant'Elia dove, sembrerebbe, i fanghi sarebbero addirittura "scomparsi", rimossi senza sapere da chi né dove siano finiti; ricordiamo poi la segnalazione del 7 marzo sui fanghi ruggine in zona San Domenico Vertelle proprio quelli che ieri sono stati prelevati per poter essere analizzati per fugare ogni dubbio come pure quella del 6 marzo, in cui veniva posta l'evidenza di quanto "catturato" dal drone.

Le immagini dall'alto, incrociate con un sopralluogo dei volontari da terra, avrebbero infatti permesso di indicare tra Cassino e Sant'Elia dei punti in cui sostanze rosse (nello specifico proprio fanghi) sarebbero finiti nel fiume Rapido. Ovviamente in tutte viene fatta espressa richiesta alle autorità competenti di procedere in accertamenti mirati per la salvaguardia della salute e la tutela della sanità pubblica.

Davvero vasta la zona tra via Caira e via lungofiume Madonna di Loreto, dove «emergono sostanze oleose in più punti che si immettono nei fossi di scolo» segnalano gli ambientalisti.

Schiuma gialla
Un altro fronte, forse sottovalutato, è quello aperto sulla presenza di schiuma gialla nelle acque sempre del Rapido. Sostanze schiumogene non visibili ogni giorno, ma immortalate in alcuni precisi momenti. La presenza di chiazze rossastre accanto a schiuma gialla è stata anche in questo caso segnalata in procura.