Mai così forte la pressione sulla rete sanitaria della provincia di Frosinone. I numeri certificano l'impennata. Sono 322 i pazienti Covid ricoverati nei posti letto dedicati negli ospedali di Frosinone e Cassino, ma anche nelle strutture private a supporto. Ma ci sono anche 465 malati non Covid. Principalmente nelle strutture ospedaliere di Sora e Alatri. Il totale fa 787. Una cifra enorme che la Asl sta gestendo. La curva dei contagi è in ascesa e il virus non allenta la morsa.

La situazione
All'ospedale Fabrizio Spaziani sono stati previsti altri 36 posti letto Covid. Mentre in Terapia intensiva ci sono attualmente 18 persone: 10 allo Spaziani di Frosinone, 8 al Santa Scolastica di Cassino. Al 5 marzo scorso erano ricoverati 247 pazienti Covid nella rete ospedaliera della provincia di Frosinone, dei quali 17 in terapia intensiva. Significa che da allora sono stati occupati altri 75 posti letto. In dieci giorni. Vero che l'organizzazione sanitaria in tempo di pandemia si caratterizza per una estrema flessibilità nella riconfigurazione dei posti letto, ma i numeri assoluti sono comunque molto alti. Pochi giorni fa Pierpaola D'Alessandro, manager della Asl, aveva detto: «La rete ospedaliera dell'Asl di Frosinone riesce a predisporre oltre 700 posti letto tra pubblico e privato accreditato. Di questi, attualmente, oltre 240 sono destinati a pazienti Covid positivi e la rimanente parte per pazienti non Covid.

L'Azienda è pronta a rimodulare in ogni momento i posti letto in funzione dell'andamento pandemico». È quello che ha dovuto fare. A tempo di record. Sempre negli ultimi giorni è aumentata anche la pressione sul Pronto Soccorso dell'ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone. Dove ci sono stati in attesa di media tra i 40 e i 50 pazienti. D'altronde in tutto il Lazio si tiene sotto controllo l'aspetto dei posti letto, fondamentali in questa fase. Sempre in Ciociaria sono 3.944 le persone in sorveglianza domiciliare. In provincia, considerando anche i ricoverati, gli attualmente positivi sono 4.266. Un altro numero da tenere in considerazione è quello dei "contatti", vale a dire delle persone che vanno comunque controllate perché venute in contatto con dei positivi. Siamo nell'ordine delle 20.000 unità.

Aspettando il picco
La settimana appena cominciata potrebbe essere quella del picco de contagi di quella che ormai è la terza ondata, caratterizzata dalla spinta forte delle varianti, inglese e brasiliana. Le previsioni degli esperti vanno tutte in questa direzione. I contagi sono destinati a crescere dunque. È quanto emerge anche da uno studio dell'Agenas, l'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. L'Agenas ha analizzato l'andamento della curva unitamente all'Osservatorio Dati Epidemiologici dell'Università di Trento. Calcolando soprattutto le possibili proiezioni del trend nell'intero territorio nazionale.

Nel grafico (dell'Agenas) che pubblichiamo il dato delle persone contagiate potrebbe aumentare nell'arco di una settimana. Come del resto sembrerebbero confermare i dati di questi ultimi giorni in provincia di Frosinone. Dove si contano, è bene ribadirlo, 4.266 persone attualmente positive al Covid-19. Nella settimana che si è conclusa domenica scorsa (la numero 53) i nuovi contagi sono stati 1.734. Per una media giornaliera di 247,7 casi. Valori così alti non si registravano dal 292 della settimana del picco assoluto della pandemia in provincia di Frosinone, quella compresa tra il 2 e l'8 novembre. Quando i nuovi contagi furono 2.044. La situazione è in un momento delicato e probabilmente decisivo.

Il vademecum della Asl
Pierpaola D'Alessandro, direttore generale della Asl, continua a concentrare l'attenzione anche sulle misure da adottare per i soggetti in isolamento domiciliare o quarantena. Spiega: «È fondamentale che i positivi asintomatici stiano a casa. Se non sanno di esserlo? Il punto è questo: chi lo sa deve stare a casa. Ricordo infatti che l'allontanamento dallo stato di isolamento domiciliare o di quarantena prevede la denuncia presso le autorità competenti. Ma pure chi sa di essere un contatto di una persona positiva deve mettersi in autoisolamento. Aggiungo un'altra considerazione: chi effettua un tampone, anche presso delle strutture private, deve mettersi in autoisolamento per legge fino a quando non gli viene comunicato l'esito». In provincia di Frosinone, rispetto a quando è stata definita la zona rossa, Rt (l'indice di trasmissibilità del virus) è sceso. Anche se resta superiore a 1.

Mentre invece è aumentata l'incidenza dei casi settimanali ogni 100.000 abitanti. Significa che i nuovi contagi si registrano soprattutto in ambito familiare. Sono più del 50% infatti. Rileva la D'Alessandro: «Perciò occorre una grande consapevolezza di non sottovalutare i sintomi. Dobbiamo assolutamente bloccare il contagio». Si legge nel vademecum della Asl: «Le persone asintomatiche possono rientrare in società dopo un periodo di isolamento domiciliare di almeno 10 giorni dal riscontro della positività, supportato da un test molecolare di esito negativo eseguito al decimo giorno. Le persone sintomatiche possono rientrare in società dopo un periodo di isolamento domiciliare di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi (eccezion fatta per ageusia/disgeusia e anosmia - ovvero alterazioni del gusto e dell'olfatto, che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione), supportato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi.

Coloro che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positivi al tampone molecolare, in caso di assenza di sintomatologia da almeno una settimana (tranne ageusia/disgeusia e anosmia, che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione), potranno interrompere l'isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi. Questo criterio potrà essere modulato dalle autorità sanitarie secondo lo stato immunitario del soggetto interessato». Poi c'è il capitolo dedicato alla quarantena. C'è scritto: «Viene messa in atto per le persone sane che sono state esposte a uno o più casi di Covid-19. Per il soggetto in quarantena è previsto un monitoraggio periodico del suo stato di salute tramite un controllo a distanza da parte degli operatori dei servizi di sanità pubblica, così da poter identificare precocemente la comparsa di sintomi riconducibili all'infezione». Segue un elenco dettagliato di tutti i comportamenti da tenere per le persone in quarantena o in isolamento domiciliare. Poi, riguardo alla vaccinazione, si legge: «Può essere effettuata dopo almeno 3 mesi dalla negativizzazione del tampone. Si riceverà una sola dose qualora venga effettuata entro 6 mesi dalla negativizzazione stessa».

La nota della D'Alessandro
Il direttore generale della Asl Pierpaola D'Alessandro ha scritto sul profilo Linkedin: «Mi capita ancora di spiegare che dirigo un'azienda e non territori. Siamo nel 2021? Quanti anni sono passati dal 1992, aziendalizzazione delle Usl? Che fatica. L'Asl è fatta di scelte organizzative e sanitarie, non promozione territoriale o consenso. Anche perché abbiamo molto molto da fare per salvare vite e poco da opinionare. Oggi per esempio abbiamo gestito 350 ricoveri Covid e 850 in totale. Abbiamo vaccinato 1.000 persone e fatto 2.000 tamponi. Oltre a tutto il resto. Di questi tempi bisogna "stare sul pezzo". Non riposiamo mai. Chissà se qualcuno ha idea di cosa significa dirigere un'azienda di 4.500 persone ai tempi di un virus per sconfiggere proprio il virus... forse no. Molti sanno dare opinioni, guardando... Preferisco i miei operatori, quelli che lavorano sodo. Grazie a loro, poche chiacchiere e tanti fatti». Pierpaola D'Alessandro ha scritto anche: «Vedo solo 2 strade per l'uscita: i vaccini e... la volontà dei cittadini». Una presa di posizione molto forte, quella del manager della Asl.

L'incidenza per fasce di età
Nella settimana dall'8 al 15 marzo i nuovi contagi in provincia di Frosinone sono stati 1.734. L'incidenza più alta, pari al 30,74%, si è registrata nella fascia di età tra i 40 e i 59 anni. Poi, al 21,97%, la fascia dei ragazzi con meno di 20 anni. L'incidenza nella fascia di età compresa tra i 60 e gli 80 anni è stata del 21,39%. Quella delle persone tra i 20 e i 39 anni del 21,19%. Mentre è crollata, al 4,71%, l'incidenza dei nuovi casi tra gli over 80 anni. Segno che la vaccinazione sta dando effetti importanti. Restando agli over 80, l'incidenza era stata del 7,01% nella settimana tra il 15 e il 21 febbraio. Del 6,69% tra il 22 e il 28 febbraio, del 5,59% tra il 1° e il 7 marzo. In diminuzione costante. Mentre, per quanto riguarda i ragazzi con meno di 20 anni, incidenza del 19,78% nei casi della settimana compresa tra il 15 e il 21 febbraio, del 18,65% tra il 22 e il 28 febbraio, del 23,32% tra il 1° e il 7 marzo. L'incidenza massima c'è stata sempre nella fascia di età compresa tra i 40 e i 59 anni: 29,96% dei contagi della settimana tra il 15 e il 21 febbraio, del 32,08% in quella 22-28 febbraio, 31,25% dal 1° al 7 marzo. Un trend confermato quindi.