Se la pandemia di Covid sta colpendo duramente tutta la popolazione, c'è una categoria di persone che ne sta risentendo molto più di altre: parliamo dei diversamente abili, costretti a fare i conti con problemi e disagi amplificati dalla loro condizione. Ne abbiamo parlato con il professor Antonio Cielo, responsabile del Centro diurno "Artistica mente" con sede nel quartiere Cavoni a Frosinone e gestito dalla coop sociale Edu.fo.p.

Quali sono le principali problematiche alle quali i vostri ospiti vanno incontro?
«In questo momento soprattutto i vaccini. Per colpa di una scarsa attenzione da parte delle istituzioni, infatti, registriamo ritardi nella loro somministrazione con conseguenze che, in persone immunodepresse e minate da gravi patologie, quali sono i nostri ragazzi, potrebbero essere anche molto gravi incaso di contrazione del virus».

Perché questa lentezza?
«Diciamo che constatiamo un certo disinteresse che si traduce nella mancata vaccinazione di molti diversamente abili. Tra l'altro, il problema non riguarda solo loro ma anche le famiglie nelle quali la sera fanno rientro».

Come vi siete mossi per scardinare questa empasse?
«Abbiamo rivolto molteplici solleciti ai vari enti competenti, ma finora le risposte sono state purtroppo scarse se non nulle. Per fortuna proprio negli ultimi giorni qualcosa si è mosso…».

A cosa si riferisce?
«Sul sito della Regione Lazio è stato pubblicato un avviso su alcune iniziative finalizzate proprio a risolvere il problema. Cosa che speriamo accada in tempi il più rapidi possibile. Per non parlare dei tamponi…».

Si spieghi meglio...
«Al di là della mancata attenzione per i vaccini annotiamo anche che si sono letteralmente dimenticati dei nostri ragazzi nella fase della diagnosi di eventuali contagi dal Covid. Soggetti disabili avrebbero infatti bisogno di tamponi almeno quindicinali, così come i componenti dei loro nuclei familiari. Invece, anche in questo caso, si sono dimenticati di tutti. Laddove sia per i vaccini sia per i tamponi avrebbero dovuto essere messi in prima fila considerando lo stato patologico in cui si trovano».

Nel vostro Centro come state combattendo il virus? «Fin dal primo giorno di pandemia abbiamo adottato tutte le misure di sicurezza previste dai protocolli sanitari: distanziamento, uso costante delle mascherine,lavaggio frequentedelle mani con gli appositi gel, sanificazioni continue dei locali in cui ospitiamo i ragazzi. Inoltre, molte attività le svolgiamo a distanza e vorremmo maggiore attenzione per vaccini e tamponi non più in presenza al fine sempre di evitare i contagi».

I ragazzi stanno risentendo della pandemia?
«Sì e anche parecchio. Sia sotto l'aspetto psicologico sia sotto quello prettamente logistico e didattico, visto che non potendo più svolgere tutti i laboratori e le varie attività nella nostrasede vengono a mancargli l'indispensabile contatto umano con gli operatori e gli scambi interpersonali. Inoltre, non possiamo più organizzare gite o piccoli viaggi che sono di grande aiuto alla loro condizione psico-fisica così come non è possibile fargli praticare sport che per loro hanno una straordinaria valenza in chiave di benessere. Va comunque rilevato che quando sono nel nostro Centro si sentono al sicuro e hanno molta meno paura di quello che spesso chiamano "mostro". Qui si sentono protetti da una rete che li fa sentire al riparo dal pericolo del Covid. Una sensazione che cerchiamo di trasmettergli anche quando sono a casa, fornendo ai loro familiari tutte le indicazioni necessarie in merito e sostenendo,siapure adistanza, l'intero nucleo familiare».

Alcuni centri come il vostro hanno preferito chiudere...
«È vero. Noi al contrario abbiamo voluto a tutti i costi continuare con la nostra attività per non abbandonare i ragazzi. Pensi che quandoè scoppiatala pandemiae si è sparsa la voce dello stop di diverse strutture ricettive, tanti genitori ci hanno chiamato disperati per sapere cosa avremmo fatto noi. È stata una decisione difficile perché ha comportato un notevole impegno al finedi adeguare i locali e le attività ai protocolli sanitari, ma siamo fieri della scelta».

Ha parlato delle conseguenze psicologiche: quanto sono gravi per chi già si trova in una situazione molto difficile?
«Purtroppo sono molto serie: i ragazzi hanno netta la percezione di cosa sia la pandemia da Covid e soffrono pesantemente per le restrizioni che gravano anche su di loro, sia direttamente sia indirettamente. Stesso discorso per le loro famiglie».

Quanti ragazzi avete in questo momento nel vostro Centro?
«Al momento sono 7, di età variabile tra i 18 e i 49 anni, e provenienti non solo da Frosinone ma anche da altri comuni limitrofi».

Qual è l'obiettivo delle vostre attività?
«Sta tutto nella frase che accompagna il nome del centro: "Durante e dopo di noi". Il nostro scopo, infatti, è quello di renderli il più autonomi possibile, così che un domani, quando inevitabilmente le loro famiglie non ci saranno più, possano affrontare la vita anche da soli».

Avete avuto casi di positività al Covid? «Fortunatamente no. Come detto, rispettiamotutte leregole e lo facciamo sempre con grande scrupolo».