Proseguono i lavori di pulizia dell'alveo del fiume Melfa dai tronchi e dai rami trasportati durante l'alluvione della notte del 14 ottobre scorso. La furia delle acque mise in ginocchio intere aree abbattendo alberi e arbusti che prima furono trascinati dalla corrente negli spazi aperti che circondano il corso del Melfa e poi si riversarono nel suo letto fino a creare cumuli di tronchi e rami che ostruirono il deflusso delle acque che avevano gonfiato il fiume Melfa oltre ogni limite.

E fu proprio a causa di uno di questi "tappi" composti da cataste di tronchi e rami che il fiume esondò allagando le zone rivierasche fin sotto il ponte che lo attraversa in località Ponte Melfa. Questo accadde dove il Melfa sottopassa il ponte della superstrada Sora-Cassino, in località Settignano: in quel punto il letto del fiume si stringe costretto com'è da muraglioni antiesondazioni (che non hanno funzionato, però) e la riva di sinistra.

La barriera di tronchi fermò il deflusso del fiume e le sue acque si riversarono nelle campagne adiacenti: un negozio di mobili lì vicino temette il peggio visto che l'acqua allagò lo spiazzo antistante e si fermò solo a pochi gradini dall'ingresso dell'edificio. Qualche settimana dopo iniziarono i lavori di pulizia sia dell'alveo del Melfa sia delle aree circostanti; la pulizia del fiume prosegue ancora e le macchine sono all'opera proprio nei pressi del ponte sulla superstrada avendo già interessato con i lavori il corso superiore per quasi due chilometri: sono tre i mezzi al lavoro, tra cui uno in grado di tagliare i tronchi in più sezioni direttamente sul posto.

Ma le critiche all'operato di quelle macchine non si sono fatte attendere: «Non vediamo camion per la raccolta dei tronchi e dei rami, non vorrei che fossero sotterrati e ricoperti di sabbia e tornassero alla luce alla prossima inondazione», dice un pensionato che ama passeggiare lungo il Melfa, un fiume sempre più spesso alla ribalta.