Camere sovraffollate, senza armadi né mobilia. Cibo scarso e di pessima qualità.Costretti a pagarsi persino le foto per i documenti necessari per il permesso di soggiorno e le lezioni di italiano. L'operazione "Pecunia no Limes", che ha indicato ancora una volta la direzione in cui guardare quella dell'accoglienza porta anche in questo caso la firma congiunta di polizia e finanza. Un lavoro sinergico che ha portato all'esecuzione di otto misure cautelari tre ai domiciliari, cinque interdittive con divieto di esercitare attività imprenditoriale e al sequestro di oltre un milione di euro. L'inchiesta parte da una protesta avvenuta a Cassino al Cas "Villa Benedetto" di via Vaglie, gestito dall'Ati (costituita dall'associazione culturale Formland e dall'associazione di promozione sociale No Limes) a marzo del 2018.

Gli ospiti pacificamente spiegarono il trattamento loro riservato: pagavano con la loro "paghetta" le foto dei passaporti o le stesse lezioni di italiano. Spiegarono di non essere in possesso di carte sanitarie, d'identità, di abbonamenti per autobus o treni e di ricevere pasti scarni e poco variegati. Proteste continuate, poi, anche nei giorni successivi per la mancata assistenza sanitaria: quando stavano male, raccontarono alle forze di polizia, un antinfiammatorio, senza visite. Oltre a vestiario scarso, con letti collocati pure in bagno e nelle cucine.

Sono queste informazioni che mettono in moto le indagini, diramate poi anche nella provincia di Caserta.
Il pm De Franco coordina un'inchiesta affatto facile: complesse le ricostruzioni. Il gip Scalera concorda e decide: arresti domiciliari per Francesco e Raffaele Odierno, due imprenditori di Napoli e Qualiano di Napoli, 49 e 57 anni, residenti il primo a Ischia, il secondo a Ripi; e per Pasquale Nappi, 55 anni di Qualiano. Tutti e tre considerati gli imprenditori a capo delle strutture. Divieto di esercitare attività imprenditoriali per altri cinque soggetti, considerati i "gestori", indagati a piede libero: tra costoro, due di Cassino. Nel dettaglio: C.S., classe '82 di Napoli; F.E., del '78 di Cassino; C.F. del '63 di Roma; M.F. del '70 di Cassino e R.C. classe '84 di Napoli.

Secondo quanto accertato dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Cassino, coordinata dal tenente colonnello Rapuano, e dagli agenti del Commissariato guidato dal vice questore Salerno, l'illecito nella gestione degli immigrati sarebbe avvenuto su due piani: quello della truffa ai danni dello Stato, con pasti pagati meno di un terzo del valore dichiarato o la mancata fornitura di vestiario, servizi, lezioni; o ancora la testimonianza della presenza di ospiti nella struttura quando gli stessi venivano fermati anche fuori dall'Italia: in questo modo, ad esempio (come emerso dall'inchiesta) le coop avrebbero potuto ottenere indebitamente rimborsi dalle Prefetture per un numero maggiore di pasti rispetto a quelli effettivamente somministrati ai richiedenti asilo. Secondo piano: l'autoriciclaggio dei soldi "distratti" dalle cifre dichiarate sempre in base a quanto ricostruito dagli inquirenti e dirottati verso altre aziende afferenti agli stessi coinvolti.