Il treno si è schiantato contro un muro. Quella che domenica era partita come una missione da portare a casa, gonfiandosi come un pallone a elio, si è sgonfiata nel tempo di una videoconferenza tra sindaci e assessori regionali. Il sindaco Salera, dopo aver analizzato la situazione, i numeri e dopo aver anche evidenziato che a far preoccupare e ad aver inciso sulla decisione di istituire la zona rossa su tutta la provincia, fosse stata anche la situazione quasi al collasso delle strutture ospedaliere, compreso il Santa  Scolastica annunciava: «Chiediamo, se possibile, una revoca e nello stesso tempo un sostegno importante alle imprese.

Chiederemo una revoca per questa area - Cassino e Cassinate - portando i dati, quei dati che ci dicono che non siamo in una situazione così drammatica. Se le chiusure e le zone rosse devono essere locali e localizzate nelle aree più colpite dal virus, in questo caso noi non siamo un'area particolarmente colpita».
Appariva piuttosto deciso il sindaco sulla sua posizione. Ma non aveva fatto i conti con tutti gli altri sindaci della Consulta, di cui Cassino è capofila e con i consiglieri regionali. Ieri, durante una videoconferenza, l'onda di Salera si è infranta contro un muro e l'idea del giorno precedente è scoppiata come una bolla di sapone. Un niente di fatto, rossi siamo e rossi dobbiamo restare. Un risultato che sembrava già scontato a molti e che, in caso differente, avrebbe creato un precedente per tutta la nazione.

Il sindaco prova a spiegare
«Il documento che ho proposto prevedeva di verificare in maniera attenta la situazione epidemiologica della zona sud della provincia, da parte della Regione, e una eventuale uscita dalla zona rossa. La maggioranza dei sindaci non lo ha ritenuto opportuno, dopo i dati forniti dal consigliere regionale Sara Battisti, e abbiamo condiviso, tutti insieme, di concentrare il testo sui ristori, eliminando la richiesta di deroga sulla zona rossa». Insomma il sindaco non ha trovato questo ampio margine a sostegno della sua "spedizione", con lui schierati solo due o tre sindaci. Ma anche dagli amministratori regionali è arrivato un freno.

«Ho partecipato all'incontro con i sindaci dove è stata letta una bozza nella quale si chiedeva alla Regione di valutare attentamente se il numero dei casi fosse corrispondente con una ordinanza di zona rossa - ha spiegato il consigliere regionale Sara Battisti - Proprio nella mattinata avevo avuto modo di sentire la manager Asl, la dottoressa D'Alessandro, avevo i dati aggiornati a quel momento e nella interlocuzione con i sindaci si è ritenuto opportuno di trasformare il documento. Adesso è uno strumento utile a chiedere, a Regione e Governo, più ristori possibili per le imprese che stanno soffrendo un altro lockdown.

Oltre ai casi Covid il tema vero che riguarda la provincia è la variante, soprattutto quella inglese, che tende a circolare molto più rapidamente. Questa è la ragione che ha portato all'ordinanza, che non è frutto di una valutazione politica ma arriva a seguito di un esame dei dati delle Asl che, ogni giorno, inviano allo Spallanzani e lo stesso, a seconda di come si muove la curva, fornisce consigli. Nella diretta streaming ho anche avuto modo di spiegare che la Asl sta già lavorando a un piano per la costituzione di alcuni hub - anche nel territorio - per la vaccinazione - anche se il tema resta sempre lo stesso, dipende dai vaccini che arrivano. Sui posti letto in terapia intensiva, qualora ci fosse la necessità di incrementarli, lo faremo in urgenza come fatto nelle due fasi precedenti. Questo è fuori dubbio».

Niente di fatto
Essere esclusi dalla zona rossa non sembrava essere una strada percorribile fin dall'inizio. Questo è il tempo di fare attenzione, ma è anche il tempo di combattere per gli obiettivi giusti, in primis ristori alle attività e supporti adeguati alle famiglie che iniziano ad avere paura di non riuscire a mettere qualcosa in tavola giorno per giorno.