Nelle nuove disposizioni per il contrasto alla pandemia c'è un dato che è stato sottolineato più volte: 250 positivi ogni 100.000 abitanti. Oltre quella soglia sono possibili ulteriori restrizioni. Per esempio la chiusura delle scuole. È una linea di confine. In provincia di Frosinone il dato è di 699,68 positivi ogni 100.000 abitanti. Più del doppio del valore limite. È un dato che più di qualunque altro testimonia la circolazione del virus in questo momento in Ciociaria. L'intera provincia è da ieri in zona rossa. Ci sono 3.341 persone positive: 255 ricoverate e 3.086 in isolamento domiciliare. E circa 20.000 "contatti" negativi, che la Asl sta tracciando. La pressione è fortissima.

Incidenze e ricoveri
Nelle tabelle che pubblichiamo ci sono i dati dell'Azienda Sanitaria Locale di Frosinone aggiornati a ieri. E riguardano le persone positive nei singoli Comuni. Tra ricoverati e in isolamento domiciliare. Con l'incidenza ogni 100.000 abitanti. Naturalmente rapportata alle dimensioni dei Comuni, nessuno dei quali neppure si avvicina a 100.000 abitanti. Si tratta quindi di un rapporto basato su una proporzione. Il calcolo della Asl è su questo. E naturalmente tra i parametri che vanno tenuti in considerazione c'è quello degli abitanti. A Frosinone ci sono 369 positivi. Ad Alatri 355, a Monte San Giovanni Campano 300. E via via tutti gli altri Comuni. I ricoverati presso la rete ospedaliera sono 255. Nell'ordinanza che ha istituito la zona rossa la Regione Lazio ha spiegato che al 5 marzo erano ricoverati 247 pazienti Covid nella rete ospedaliera della provincia di Frosinone, 17 dei quali in terapia intensiva. Con un'occupazione di posti letto Covid-19 del 93,9%, in aumento rispetto al 74% della settimana precedente. I ricoverati Covid sono aumentati di 8 unità. Ma sull'istituzione della zona rossa in Ciociaria si è scatenata anche una forte polemica.

L'attacco di Ottaviani
A dare fuoco alle polveri è stato il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Rilasciando delle dichiarazioni alle agenzie di stampa. Ha detto Ottaviani all'Adnkronos: «Frosinone e provincia sono zona rossa non tanto per l'indice Rt o la circolazione delle varianti del Covid, quanto per l'assenza e la saturazione di quelle che sono le disponibilità dei posti letto nelle terapie intensive e negli ospedali dedicati Covid. Questo fa riflettere, e significa che qualche cosa non sta funzionando nella ripartizione dei posti letto dedicati al Covid-19 e alle terapie intensive. È vero che il servizio regionale, alla bisogna, fornisce posti letto anche all'esterno della provincia, ma ciò evidenzia che l'offerta non è stata pianificata completamente, poiché non risultata garantita l'autosufficienza a livello provinciale. Servono dei correttivi immediati, poiché oggi non possiamo dire, contrariamente al marzo dello scorso anno, di trovarci in una fase inattesa della pandemia. È passato un anno, dalla primavera del 2020, e non può essere trascorso invano.

E poi non abbiamo avuto, ripeto, sia a Frosinone che nelle altre aree della provincia, i casi di assembramento e di affollamento, che invece abbiamo notato nelle fotografie delle grandi vie dello struscio o dello shopping del centro di Roma. Qualcosa non sta funzionando e dev'essere corretto, in particolare riguardo alla disponibilità effettiva dei posti letto dedicati al Covid e alle terapie intensive». Poi ha aggiunto: «Ulteriore questione, da approfondire, e sicuramente da affrontare, è quella della tempestività nel rifornimento dei vaccini nella nostra provincia, poiché le prenotazioni, a parità di fascia anagrafica, divergono anche di due mesi tra Frosinone e Roma, tanto è che a persone di 78 anni è stata data la disponibilità immediata nella Capitale, per la somministrazione di AstraZeneca, mentre a Frosinone, per le stesse persone, è stata fissata per maggio. Bisogna fare presto, stanziando maggiori risorse verso la nostra provincia, da parte del Ministero della Salute e della Regione Lazio».

Dichiarazioni che hanno immediatamente generato un vespaio di polemiche. In un comunicato stampa successivo Ottaviani ha aggiunto: «Nell'ordinanza istitutiva della zona rossa in provincia di Frosinone, da parte della Regione Lazio, è scritto testualmente che "alla data del 5 marzo, risultano ricoverate 247 persone, di cui 17 in terapia intensiva, con una occupazione di posti letto dedicati alla gestione Covid-19 del 93,9% (in aumento, rispetto al 74% della settimana precedente) e la presenza di cluster attivi in strutture socioassistenziali". Se il 5 marzo, quindi, non il Comune di Frosinone, ma la Regione Lazio ha confermato che il 94% dei posti letto dedicati ai pazienti Covid-19, con i relativi riverberi sulle terapie intensive, è saturo, è assai difficile credere che, a distanza di 3 giorni, la situazione si sia normalizzata. Qui non è questione di polemiche, ma di risposte immediate e di tranquillità sociale, in termini di reale offerta sanitaria e, se le regioni confinanti hanno necessità di supporto, credo che sarebbe più logico veicolare l'offerta sugli ospedali romani, che hanno maggiori potenzialità.

Il Comune di Frosinone è disponibile a fornire locali e palestre, per effettuare le vaccinazioni in grande quantità, supposto, però, che tali vaccini da noi arrivino con gli stessi criteri, modalità e solerzia di altre zone del Paese, Roma compresa. Alla manager della Asl, dottoressa Pierpaola D'Alessandro, va il ringraziamento per l'organizzazione che sta cercando di costruire ad ogni livello, con grande professionalità, ma se le risorse e gli strumenti non sono adeguati e sufficienti, non si possono pretendere, certo, da lei, miracoli». Fin qui dunque il sindaco del capoluogo Nicola Ottaviani.

La risposta di D'Amato
L'assessore regionale alla sanità Alessio D'Amato ha replicato: «Dispiace che il sindaco di Frosinone voglia fare una polemica inutile, i posti letto non c'entrano nulla. La provincia è andata in zona rossa per un valore Rt pari a 1.31 e un'alta incidenza di circolazione delle varianti, in alcune circostanze legata a comportamenti non rigorosi. Il tema dei posti letto non c'entra nulla, tant'è che il sistema sanitario del Lazio in questi giorni sta addirittura accogliendo pazienti in terapia intensiva da regioni confinanti come il Molise. Invito il sindaco del Comune di Frosinone a lasciare da parte le polemiche e collaborare con la Asl nella gestione della pandemia e nel rispetto rigoroso delle regole. Abbiamo chiesto oggi alla struttura del commissario dell'emergenza di poter avere più dosi dei vaccini a disposizione proprio per aumentare le vaccinazioni nella zona rossa. Auspico che anche l'Amministrazione comunale di Frosinone voglia perorare questa giusta causa».

La posizione della Asl
Pierpaola D'Alessandro, direttore generale della Asl di Frosinone, spiega: «Giungono voci relative alla preoccupazione circa la mancata disponibilità di posti letto a disposizione dei residenti nella Asl di Frosinone: nessuna problematica di questo tipo è presente nell'Azienda. La situazione epidemiologica della provincia di Frosinone è sotto controllo pur in un sistema messo a dura prova dal Covid. Da sottolineare come l'organizzazione sanitaria in tempo di pandemia si caratterizzi per una estrema flessibilità nella riconfigurazione dei setting assistenziali, sulla base delle necessità, avvalendosi anche della sinergia tra pubblico e privato. Privato che a sua volta ha incrementato la disponibilità di posti letto sia Covid che non Covid.

Ci avvaliamo di uno strumento in più di ausilio che è il cruscotto regionale per il trasferimento di pazienti critici e bisognosi di cure speciali, in altri ospedali regionali, se necessario. La rete ospedaliera dell'Asl di Frosinone riesce a predisporre oltre 700 posti letto tra pubblico e privato accreditato. Di questi, attualmente, oltre 240 sono destinati a pazienti Covid positivi e la rimanente parte per pazienti non Covid. L'Azienda è pronta a rimodulare in ogni momento i posti letto in funzione dell'andamento pandemico, ad oggi non sono stati aumentati i posti letto di terapia intensiva Covid e nella giornata di oggi nessun paziente critico è stato trasferito presso altri ospedali extra Azienda. Tanto che nelle Rianimazioni aziendali risultano liberi 3 posti letto di terapia intensiva e 2 di sub intensiva. Il virus Covid-19 fa pressione ma l'organizzazione è a misura di paziente. Inoltre oggi, chiudiamo la giornata con 39.249 dosi fatte di vaccino dall'Asl di Frosinone. Di cui 11.887 complete di richiamo. Mille dosi sono state somministrate dai medici di medicina generale con i quali la collaborazione è stretta e continua».

In questo momento in provincia di Frosinone sono ricoverati 255 pazienti Covid, ma anche 442 no Covid. Ieri sono state somministrate 1.142 dosi, 297 delle quali erano seconde dosi. Ancora: 76 dosi sono state somministrate a livello domiciliare, 71 a soggetti estremamente vulnerabili. 393 le dosi di AstraZeneca: 65 a rappresentanti delle Forze dell'ordine, 290 al personale scolastico, 36 da medici di medicina generale, 2 da operatori sanitari.

Più vaccini per la Ciociaria
La Regione Lazio, su indicazione dell'assessore alla sanità Alessio D'Amato, ha scritto al commissario straordinario per l'emergenza Covid, generale Francesco Paolo Figliuolo. Per chiedere più vaccini, come previsto da quanto concordato nella Conferenza Stato-Regioni. Nella nota viene specificato che in Ciociaria risiedono 489.000 persone e che la zona rossa è stata istituita per «l'alta incidenza di casi di infezione». Per questo motivo si chiedono più dosi di vaccino destinate alla popolazione. Una strategia di tipo adattativo. Sempre per restare sul fronte del vaccino, annuncia la Asl: «Dal 9 marzo (ndr: oggi), le seconde dosi saranno somministrate presso la sala Teatro, resa sede vaccinale accogliente e sicura. Gli utenti saranno avvisati da un messaggio via sms».