Un anno di vita in meno per gli uomini e 0,6 per le donne. È quanto si è perso in Ciociaria a causa del Covid. Lo studio, pubblicato dal Sole 24 Ore, tiene conto di dati del centro studi Nebo e dell'Istat. Ed emerge come in alcune province, soprattutto in Lombardia ma non solo, a causa del virus è diminuita l'aspettativa di vita.

Lo studio viene reso noto in concomitanza con il superamento dei centomila morti in Italia dall'inizio dell'emergenza. Inoltre arriva proprio in occasione dell'esordio della Ciociaria in zona rossa, una misura determinata a causa dell'alto numero dei contagi e della sua propagazione in tutto il territorio provinciale. Eppure l'ultimo aggiornamento sul monitoraggio della mortalità, limitato però ai capoluoghi, vede nel 2021 Frosinone registrare meno decessi rispetto alla media storica, ovvero gli ultimi cinque anni.

Il rapporto
Secondo lo studio diffuso dal Sole 24 Ore, in provincia di Frosinone l'aspettativa di vita è diminuita a causa del Covid: nel confronto 2019/2020 le donne scendono a 84,3 anni e gli uomini a 79,5. Entrambi i valori, peraltro, sono i più bassi del Lazio anche se nel primo caso il primato è condiviso con Viterbo. Per i ciociari la diminuzione della speranza di vita è stata quantificata in 0,6 anni per le femmine e in un anno per gli uomini. Il resto della regione vede Latina con -0,8 per le donne e -1,5 per gli uomini, Rieti è a -0,6 e a 1-4, Roma a -0,5 e a -0,8, infine Viterbo è a -0,4 e 0,3. In pratica, nel Lazio la speranza di vita degli uomini retrocede ai livelli del 2016, mentre quella delle donne al 2018.
Per fare un paragone, la Lombardia ritorna ai livelli del 2006 per le donne e del 2008 per gli uomini: le prime ora si fermano a 83,8 anni con una contrazione di 2,1 e i secondi a 78,8 con una riduzione di 2,7. È soprattutto in alcune province che si evidenzia il passo indietro: a Cremona gli uomini perdono 5 anni di vita, a Lodi 4,9 a Bergamo 4,6. Le donne, invece, retrocedono di 3,3 a Bergamo, di 3,2 a Cremona e di 3,1 a Lodi. In Emilia Romagna, invece, gli uomini tornano ai livelli del 2012 e le donne del 2009.

I maschi perdono 3,7 anni di vita a Piacenza, 3 a Parma e 2,2 a Rimini, le donne 2,9 a Piacenza, 2,1 a Parma e 1,8 a Rimini. In Piemonte gli uomini perdono 2,4 anni a Vercelli, 2,3 ad Alessandria e 2 a Biella e Novara, le donne perdono 1,8 a Vercelli, 1,7 a Asti e 1,6 a Alessandria. Ma anche il Sud registra, in alcuni contesti, situazioni penalizzanti: è il caso di Foggia dove gli uomini perdono 2,4 anni e di Crotone dove i maschi arretrano di 2,2. Queste province, insieme a Caserta, Napoli, Avellino, Enna e Siracusa sono quelle in cui la speranza di vita è più bassa in Italia.

Il Sismg
Il secondo studio mette in rilievo che dal 30 dicembre 2020 al 23 febbraio 2021 nella città di Frosinone si contano 55 decessi a fronte di una media storica (gli ultimi cinque anni) di 74. Si tratta dell'aggiornamento dell'"Andamento della mortalità giornaliera (Sismg) nelle città italiane in relazione all'epidemia di Covid-19" di ministero della Salute e Centro nazionale prevenzione e controllo malattie. Il periodo in esame registra un dimezzamento della mortalità fino al 19 gennaio, quindi si nota un paio di settimane con decessi superiori agli attesi, salvo poi registrare l'effetto opposto con la differenza più marcata tra il 10 e il 16 febbraio quando si sono avuti 3 decessi a fronte di 10 attesi. L'ultima settimana considerata, 17-23 febbraio, è anche l'unica che segna un pareggio tra casi attuali e media. Nel dettaglio tra il 30 dicembre e il 5 gennaio ci sono stati 4 morti contro 8 attesi, la settimana dopo 6 contro 12, quindi tra il 13 e il 19 gennaio 5 contro 10. In queste tre settimane al posto degli attesi 30 decessi se n'è avuta la metà precisa. Per proseguire, dal 20 al 26 gennaio i decessi sono stati 11 rispetto agli 8 attesi, la settimana dopo 10 contro 8.

Dal 3 al 9 febbraio 7 morti a dispetto di una media di 8, poi 3 contro 10, infine 9 e 9.
Dei 55 morti registrati, 28 (il 51% scarso) avevano 85 o più anni. Più di metà di questi (15) è concentrata tra il 20 gennaio e il 9 febbraio. Altri 13 decessi, il 23,6%, appartengono alla fascia 75-84 anni. Nove di questi sono avvenuti, anche in questo caso, tra il 20 gennaio e il 9 febbraio. Sono, invece, 14 i decessi, equamente distribuiti tra le fasce 65-74 e 0-64.
Nel periodo 1-15 febbraio Frosinone registra un meno 26% di decessi rispetto alla media, mentre a gennaio tale percentuale si era posizionata sul -29%, invece a dicembre il dato era opposto: +18% come pure a novembre con un +16%.
Dal 1° novembre al 15 febbraio il capoluogo ciociaro conta 118 vittime rispetto alle 124 attese per una contrazione del 4,8%.

La zona rossa
Dopo l'ordinanza regionale, ieri ha esordito la zona rossa per tutta la Ciociaria. Se la scorsa settimana erano due i paesi in zona rossa, Torrice e Monte San Giovanni Campano, adesso c'è tutta la provincia. Logico, a questo punto, che i controlli abbiano subito una modifica. Posto che è impossibile effettuare un cordone in tutti e 91 i comuni e presidiare ogni varco d'ingresso nelle città, la strategia è quella di controlli dinamici e personale dedicato.

Ogni compagnia dei carabinieri ha disposto servizi h 24 dedicati e specifici. A supporto, in caso di necessità, possono intervenire anche le altre pattuglie impegnate in attività di prevenzione. Stesso discorso per la questura che ha dedicato del personale per verificare il rispetto delle zona rossa. Impegnata pure la guardia di finanza con controlli mirati, nonché la polizia provinciale e i vigili urbani dei vari centri. L'esordio è stato tranquillo anche perché il maltempo come le molteplici attività chiuse hanno fatto sì che in molti restassero a casa. Nella zona rossa è vietato uscire dalla città se non per comprovati motivi di salute, di lavoro e per necessità. Vietate le visite a parenti ed amici. Solo asporto per bar e ristoranti. Chi abita nei piccoli centri può spostarsi in un raggio di 30 chilometri senza entrare nel capoluogo.