Schiuma gialla nel fiume Rapido, notata dall'alto con i droni ma visibile a occhio nudo anche da vicino.
I controlli serrati posti in essere negli ultimi giorni con i droni dell'Ansmi (Associazione nazionale sanità militare italiana) sezione di Frosinone, avrebbero permesso di mettere in luce almeno «cinque punti in cui acqua e fango rosso si immetterebbero nel fiume Rapido, tra Sant'Elia Fiumerapido e Cassino. Ma anche la presenza di sostanze schiumogene di colore giallo».

I controlli da terra, hanno fatto sapere i volontari, avrebbero infatti confermato ciò che le telecamere degli Uas (Unmanned Aircaft Systems) avevano già immortalato. Non è possibile dire di cosa si stia parlando né poter comprendere quale possa essere la fonte, al momento. Ma le chiazze, poi trasportate dalla corrente, sono state immortalate dai droni accanto alle acque rosse.

Il tratto, più o meno, è quello già finito sotto la lente per la presenza di fanghi color ruggine: una particolarità affatto sfuggita agli ambientalisti ma neppure - secondo i beninformati - alla procura. Per questo sulle attività in corso tutti restano con le bocche cucite.
La paura è legata alla stessa natura dei fanghi: al momento non è possibile escludere nulla e si attendono gli esiti delle verifiche. Il proprietario del vasto appezzamento, acquistato una decina di anni fa - a cavallo tra i due Comuni, in territorio di Sant'Elia - avrebbe riferito alle telecamere di "Striscia la Notizia" di aver fatto analizzare privatamente quei fanghi dall'anomala colorazione: dalle analisi, solo la presenza di manganese. Ma in casi così delicati serve sempre il timbro dell'ufficialità.

Cosa ben diversa quanto trovato in via Lenze, in territorio di Cassino. Qui la colorazione ruggine, già analizzata dalle autorità, ha invece rivelato la presenza di metalli pesanti. Per questo quel tratto era stato interdetto a coltivazione e pascolo.