Ieri si sono svolti i funerali di Alberto Panaccione, il medico morto nei giorni scorsi alcuni giorni dopo essere stato sottoposto a un intervento. Sul caso indaga la magistratura.

A ricordarlo l'amico Mario Costa: «A distanza di otto giorni dalla incredibile sua morte, solo oggi si è potuto tenere il funerale. Una lentezza nel disbrigo di una pratica dal complicato intreccio burocratico-giudiziario-sanitario, difficile da accettare. Alberto avrebbe sollevato, da par suo, la propria indignazione. La morte di Alberto non stava nel conto. Nessuno ce l'aveva messa, né poteva mettercela. Era andato in ospedale per un intervento programmato, di quelli a bassissimo rischio, era stato detto: un paio di giorni di degenza e poi il ritorno a casa. Purtroppo è andata diversamente.
Alberto ha cominciato a star male da subito.

"Papà è stato malissimo", ci aveva detto il giorno dopo l'intervento sua figlia Azzurra. Una spiegazione potrebbe arrivare dalla relazione del medico che ieri ha fatto l'autopsia. Solo, lontano da Cristina e da Azzurra, le amate figlie, che erano tutta la sua vita, dopo la morte prematura, alcuni anni fa, della moglie Rita.
Rimane il cruccio per come sono andate le cose; il rimpianto per ciò che poteva, doveva forse essere fatto; la tristezza per la perdita di un amico caro che non sarà più tra noi.

E rimangono i ricordi. Quelli lontani: i bei ricordi della scuola, dell'età più bella. Ci consegnano, nitida, l'immagine di un compagno compassato, pacioccone, affettuoso. E quelli più recenti della nostra età "matura".
Da alcuni anni in qua con amici comuni la frequentazione con Alberto è stata assidua. Caratterizzata da regolari, canonici appuntamenti culinari nei fine settimana e in immancabili altre occasioni che sapevamo cogliere. Appuntamenti interrotti negli ultimi tempi per via del Covid.

Ma con l'impegno a riprenderli non appena le cose fossero migliorate. Erano già state prefigurate alcune prelibatezze da gustare insieme e rifarci. Purtroppo non ci saranno più, e niente, senza Alberto, sarà più come prima. Conversatore brillante, amava stare con gli amici, a tavola gli piaceva tirare sino a tardi.

Mancherai tanto a Cristina e ad Azzurra, ai tuoi cari.
Ma mancherai tanto anche a noi. Forte sarà il rimpianto per un amico che non c'è più. E da ultimo: grazie per il bel ricordo che ci lasci. Sappi che rimarrai nei nostri cuori, perché volerti bene è stato facile».