«Siamo disperati, mutuando una frase forse abusata siamo "sull'orlo di una crisi di nervi". Nel pieno del periodo in cui si concretizza il cambio di stagione ci hanno "imprigionato", impedendo agli ambulanti di fare incassi in grado di incamerare un po' di ossigeno. La contrazione è stimabile in almeno il 70%. Marzo è il mese in cui finisce la stagione invernale e si guarda alla primavera per rinnovare in particolare calzature e abbigliamento. Insomma, siano davvero arrabbiati e preoccupati»
Parole dure, quelle di Antonio Morini, presidente dell'associazione "Ambulanti Oggi" e consigliere della Camera di Commercio di Frosinone e Latina in rappresentanza della stessa.

«Purtroppo – ha proseguito Morini – i sindaci, in barba all'ordinanza regionale firmata da Zingaretti, dove non è prevista nessuna misura restrittiva per il settore del commercio ambulante e interpretando in modo ambiguo una norma, hanno deciso di chiudere o, nella migliore delle ipotesi, limitare e dimezzare, i mercati settimanali nei Comuni. In questo modo stanno provocando un danno enorme a tutta la categoria e ad alcuni settori in specie, tipo quello florovivaistico, quello alimentare, l'ortofrutta, l'abbigliamento e le calzature.

Una penalizzazione a nostro avviso del tutto arbitraria in quanto basata su un'interpretazione assolutamente soggettiva della normativa regionale e di altre che disciplinano il nostro comparto. Tra l'altro, essendo in "zona arancione", nei casi in cui ancora si tiene il mercato, di fatto la possibilità di intercettare gli acquirenti è davvero ridotta al lumicino visto che dagli altri Comuni non ci si può spostare».

Qual è la vostra posizione in merito all'istituzione della "zona arancione" in Ciociaria?
«Sicuramente chi ha preso tale decisione ha avuto le sue sacrosante ragioni finalizzate alla tutela della salute pubblica. E su questo aspetto ovviamente non abbiamo nulla da contestare. Ciò che non ci va giù in alcuna maniera è la posizione dei Sindaci. Lo ribadisco: la chiusura o il dimezzamento dei mercati non è richiesta dall'ordinanza con cui la Regione ha creato la "zona arancione". Comprendiamo che anche i Primi cittadini nel prendere le loro decisioni abbiano avuto come obiettivo la necessità di limitare i nuovi contagi e quindi l'ulteriore diffondersi della pandemia, ma a nostro parere sono andati oltre le possibilità giuridiche offerte loro dall'ordinanza regionale».

Sindaci nel mirino, allora…
«Non non mettiamo nessuno nel mirino: ci pare però evidente che i Sindaci stiano forzando l'ordinanza regionale al punto di farsene un alibi per le loro decisioni di chiusura o limitazioni dei mercati. È vero che vogliono tutelare la salute pubblica ma lo fanno in modo sbagliato o, forse, scegliendo la strada più facile. Mi spiego: per loro è più semplice chiudere che tenere aperto e controllare.
A questo punto farebbero meglio a creare nei loro comuni una "zona rossa", visto che poi i mercati restano chiusi ma di assembramenti, specie nel fine settimana, se ne vedono comunque in ogni centro della Ciociaria. E lì sì che ci sono elevati rischi di contagio».

Vi siete rivolti alle istituzioni per chiudere lumi in merito?
«Abbiamo chiesto un incontro al Prefetto ma finora non ci è giunta alcuna risposta diretta. Solo il capo di gabinetto della Prefettura ci ha fornito alcuni chiarimenti in riferimento alle motivazioni poste dai Sindaci alla base delle loro ordinanze. Ne è scaturito un quadro ibrido, se non proprio contraddittorio, visto che esistono articoli di legge che permetterebbero le chiusure ed altri che invece non le consentirebbero. Una vera giungla, quindi, in cui, come troppo spesso accade, ogni comune e ogni sindaco appaiono come repubbliche a sé».

Che pensate di fare?
«Purtroppo, abbiamo le mani legate: siamo in "zona arancione" e di conseguenza non solo non possiamo organizzare una manifestazione di protesta ma neppure siamo in grado di promuovere riunioni e incontri visto che le misure anti Covid ce lo impediscono».
Proposte?
«Chiediamo ai sindaci di rispettare in toto l'ordinanza regionale e di non agire arbitrariamente sulla base di posizioni soggettive ed opinabili. Inoltre, potrebbe essere esteso anche al nostro comparto il parametro introdotto per le scuole, per le quali lo stop scatta in presenza di una media di oltre 250 nuovi contagi giornalieri ogni 100.000 abitanti. Per le scuole è arrivato il monito della Asl scaturito dal forte impatto che le varianti stanno avendo sulla crescita dei contagi e pertanto non vediamo il motivo per cui non possa essere esteso anche al commercio ambulante».

Avete parlato anche di interruzione di pubblico servizio…
«Certo. E lo ribadiamo, perché di questo si tratta. Chiudere i mercati non garantisce ai cittadini di poter liberamente scegliere dove fare i propri acquisti e quindi, di fatto, limita anche la libertà personale dei singoli. Soprattutto perché non ci si può spostare da un comune ad un altro. Pensi che stamattina (ieri, ndr) sono stato al mercato di Frosinone, il più grande e solitamente più affollato della provincia, beh ho contato al massimo 60-70 utenti. Un po' ha tenuto il settore alimentare ma anche in questo caso con una notevole contrazione delle presenze e perciò degli acquisti: ulteriore penalizzazione per i cittadini abituati ad acquistare i beni alimentari nei mercati e che per cultura e consuetudine poi non lo fanno nei negozi o nei centri commerciali».

Che soluzioni proponete?
«Rispettare la norma: in "zona arancione" il mercato può svolgersi regolarmente garantendo la massima attenzione nel rispetto delle regole anti Covid».
Quali segnali arrivano dal territorio e dagli operatori?
«C'è tanta disperazione e agitazione. Così come tantissimo malumore. Tanti sono pronti a proteste, anche eclatanti, ma noi non possiamo né vogliamo scendere in piazza. E come associazione di categoria faremo del tutto per evitare che la situazione, già incandescente, sfugga di mano».
Cosa farete allora?
«Staremo in silenzio in attesa che finisca l'emergenza. Del resto, non possiamo muoverci e non abbiamo strumenti per opporci alle ordinanze. Ma ciò non significa che le accetteremo sempre…».