Il sei marzo è sabato prossimo. È il giorno dell'entrata in vigore delle nuove misure per contrastare la pandemia adottate dal Governo di Mario Draghi. Il provvedimento resterà in vigore per un mese, fino al sei aprile, il martedì dopo la Pasquetta. La misura più importante e contrastata del Dpcm è quella che riguarda la chiusura di tutte le scuole nelle zone rosse, dalle materne alle superiori, «con la didattica a distanza per ogni ordine e grado» e solo nei casi di eccezionale gravità quando si verificano «oltre 250 casi ogni 100.000 abitanti nei sette giorni».

La chiusura, qualora si dovesse superare il limite dei 250 casi ogni 100.000 abitanti, non scatterà in maniera automatica. Dovrà essere adottata dai Governatori delle Regioni. Nel Lazio dunque da Nicola Zingaretti, Una scelta drastica, quella di poter ricorrere alla didattica a distanza per tutti anche nelle zone arancioni se i contagi nel Comune dovessero superare la soglia prevista nel Dpcm. Una scelta che l'Azienda Sanitaria Locale di Frosinone ha già fatto, anticipando quindi perfino il Governo Draghi. Lo ha fatto nel momento in cui ha chiesto a moltissimi Comuni di chiudere le scuole. Proprio perché c'era un valore dei contagi superiore ai 250 casi per 100.000 abitanti nella settimana. Oltre che per l'accertata presenza delle varianti, inglese e brasiliana.

Ha scritto il Corriere della Sera: «Oltre a Basilicata e Molise che sono già "rosse", secondo la simulazione di YouTrend (sui dati del bollettino della Protezione Civile e non su quelli dell'Iss che conteggiano solo i tamponi molecolari), sono 24 le Province in cui i governatori potrebbero proporre la chiusura di tutte le scuole». E precisamente: Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Chieti, Como, Forlì, Frosinone, Imperia, Macerata, Mantova, Modena, Monza e Brianza, Pescara, Pistoia, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Salerno, Siena, Trento, Udine, Verbano-Cusio-Ossola. E ci sono altre venti province in cui i contagi sono già oltre i 200 casi ogni 100.000 abitanti in settimana.

In provincia di Frosinone, però, sono già tanti i Comuni che hanno disposto la chiusura delle scuole. La nota iniziale della Asl era indirizzata a 31 Comuni: Alatri, Amaseno, Arce, Boville Ernica, Broccostella, Campoli Appennino, Castelliri, Castelnuovo Parano, Ceccano, Collepardo, Coreno Ausonio, Esperia, Ferentino, Fontechiari, Frosinone, Guarcino, Giuliano di Roma, Isola del Liri, Monte San Giovanni Campano, Pescosolido, Piedimonte San Germano, Ripi, San Giovanni Incarico, Sant'Andrea del Garigliano, Sora, Strangolagalli, Torrice, Vallecorsa, Veroli, Vicalvi e Villa Santa Lucia. Poi c'è stata l'aggiunta di Cassino. Ma anche Fiuggi, Fontana Liri, Arpino e Santopadre hanno adottato analogo provvedimento. Insomma, parliamo già di 36 Comuni su 91. Anche se poi bisognerà considerare pure altri fattori. A cominciare dal colore del Lazio.

La Regione è in fascia gialla. L'eventualità che possa finire in arancione comunque c'è. Sul versante della scuola, invece, per quanto riguarda l'intera Regione Lazio al momento non ci sono le condizioni per la chiusura. Venerdì scorso, nell'ultima rilevazione di Istituto Superiore di Sanità e ministero della Salute, il Lazio presentava 106,73 casi di positività al Covid ogni 100.000 abitanti. Alzato da 100 a 250 il limite del tasso di incidenza, la situazione cambia.

Con quanti casi medi quotidiani, per sette giorni di seguito, potrebbe scattare la chiusura delle scuole? La provincia di Frosinone ha 489.083 abitanti secondo l'ultima rilevazione dell'Istat. Il parametro di 250 casi in settimana ogni 100.000 abitanti porta quindi ad una cifra di circa 1.200 contagi. Cifra che, divisa per sette, fa una media di 171,42 nuovi casi al giorno. Naturalmente però non è così semplice. Bisogna considerare altri fattori. Intanto l'Azienda Sanitaria Locale monitora costantemente la situazione di tutti i Comuni della provincia. Conteggiando anche i negativizzati e gli altri parametri che poi rientreranno nella valutazione che sarà inviata alla Regione Lazio. Tra questi parametri c'è pure quello riguardante i positivi in sorveglianza domiciliare per singolo Comune. E naturalmente nell'intera provincia.

D'altronde la situazione dell'intera Ciociaria è attenzionata da tempo. E nell'ordinanza adottata dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti si legge: «In esito al monitoraggio e controllo dei dati in rapporto ai casi Covid-19, registrati nella provincia di Frosinone nel periodo 19-25 febbraio a cura del dipartimento di prevenzione della Asl di Frosinone, è emersa una situazione di particolare criticità nel territorio: 1.166 nuove positività per un tasso di incidenza settimanale pari a 244,4 x 100.000 abitanti (rispetto al rapporto della settimana precedente pari a 156/100.000); del totale dei positivi 2.152 persone sono a domicilio, 16 ricoverate in terapia intensiva e 191 ricoverate, con una occupazione dei posti letto dedicati alla gestione Covid-19 del 74% e la presenza di cluster attivi in strutture socioassistenziali; alla data del 27 febbraio la situazione è in crescita: sono stati registrati 252 i casi su 1.407 tamponi». Nel provvedimento si evidenzia che «la distribuzione geografica del contagio è abbastanza omogenea».

La situazione è in evoluzione, ma la sensazione forte è che non sia migliorata. D'altronde anche lo studio della Fondazione Gimbe era abbastanza chiaro. Nella settimana dal 17 al 23 febbraio, nel confronto con quella dal 10 al 16, i contagi in provincia di Frosinone sono aumentati del 95,1%, con un'incidenza passata a 243,14 positivi ogni 100.000 abitanti. La variazione del 95,1% della settimana dal 17 al 23 febbraio è molto alta anche perché parametrata sulla percentuale precedente, quella della settimana dal 10 al 16 febbraio, che era del 2,2%. Una situazione che dovrà continuare ad essere monitorata.