Sabato 27 febbraio: il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha appena firmato l'ordinanza che istituisce la zona arancione per l'intera provincia di Frosinone. Una misura di sicurezza resa necessaria per via dell'aumento dei contagi, alimentato soprattutto dal diffondersi delle varianti, inglese e brasiliana. Ma il dibattito non è ancora concluso. Nel tardo pomeriggio c'è una riunione in videoconferenza, alla quale partecipano tutti gli enti interessati. A cominciare dalla Prefettura, che mette al centro della discussione l'opzione della chiusura delle scuole nei Comuni dove i contagi sono più alti e dove la situazione è maggiormente critica.

Alla fine però il vertice si conclude con una fumata nera. Lunedì 1° marzo. Nel pomeriggio la Asl di Frosinone scrive ai sindaci di 31 Comuni per consigliare la chiusura delle scuole. Si procede con la didattica a distanza. Il giorno dopo i Comuni diventano 32. La fumata stavolta è bianca. Cosa è cambiato a distanza di due giorni? Sicuramente non i dati, che sono rimasti sostanzialmente gli stessi. Nella mattinata di lunedì il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani aveva chiesto al Governatore del Lazio Nicola Zingaretti l'adozione della didattica a distanza.

Richiesta recepita, anche e soprattutto di concerto con la Asl di Frosinone. Va detto che sul tema della chiusura delle scuole l'Azienda Sanitaria ha perfino anticipato le decisioni poi adottate dal Governo Draghi nel Dpcm. Ma resta la domanda: perché sabato la fumata nera e lunedì quella bianca? Nessuno risponderà naturalmente. Ma è auspicabile che la prossima volta su un tema del genere si guadagnino 48 ore.