«Tavares vuol ridurre i costi delle fabbriche? Allora assegni nuovi modelli all'Italia». A parlare è Fernando Uliano, segretario nazionale della Fim-Cisl, dopo che il Ceo di Stellantis nei giorni scorsi aveva spiegato come i costi di produzione nelle fabbriche italiane siano più alti rispetto a quelli di altri Paesi.

Questo nonostante i salari degli operai siano più bassi.
«Stellantis - riferiscono gli analisti - dovrà rimodulare i processi produttivi per contenere alcune spese, ma non dovrebbe esserci alcuna ripercussione diretta sui lavoratori. Il gruppo nato dalla fusione di Fca e Psa ha già annunciato l'obiettivo di sfruttare le nuove sinergie per arrivare a risparmiare fino a cinque miliardi di euro ogni anno senza effettuare tagli al personale».

Sulla questione, che sta facendo molto discutere, interviene il segretario Fim-Cisl Fernando Uliano che porta, ad esempio, lo stabilimento Fca di Piedimonte San Germano, e spiega: «Il modo più diretto di far diminuire i costi è di aumentare i volumi. Tavares assegni nuovi modelli alle fabbriche italiane, come del resto il piano di investimenti da 5 miliardi di Fca prevede, e non se ne pentirà. È ovvio che se uno stabilimento lavora al 15/20% delle sua capacità, come purtroppo sta accadendo a Cassino, i costi fissi esplodono».

Prosegue Uliano: «Tavares ha trovato in Italia stabilimenti con ottime dotazioni tecnologiche e molto efficienti sul fronte dei processi di lavoro. Le rendite di posizioni sono già sparite nell'era di Marchionne. Comunque la Fim-Cisl è pronta a fare la sua parte sempre, purché si parli di crescita, futuro ed occupazione». E sempre il segretario nazionale della Fim-Cisl poi evidenzia: «A febbraio Fca ha pagato il premio efficienza differenziato per ogni stabilimento italiano. L'anno scorso l'efficienza è cresciuta nonostante il Covid. I lavoratori e il sindacato la loro parte la stanno facendo. Il miglioramento continuo non ci spaventa, è alla base già del sistema di efficienza Wcm presente in Fca. Con quel sistema e con gli investimenti abbiamo azzerato il debito di Fca.
Comunque teniamo gli occhi ben aperti».

Intanto a Cassino, dopo la cig di venerdì e lunedì, ieri gli operai sono tornati in fabbrica. Ma dalla prossima settimana si lavorerà "a singhiozzo" con i cancelli chiusi tutti i lunedì e venerdì del mese, ovvero nei giorni: 8, 12, 15, 19, 22, 26 e 29 marzo.

I dati delle immatricolazioni, del resto, sono impietosi.
Come abbiamo visto ieri il gruppo Stellantis ha perso il 13% in Italia nel mese di febbraio, in linea con il calo generale del mercato dell'auto. Va molto peggio per i modelli Alfa made in Cassino: nel parziale annuo, ovvero dopo i primi due mesi del 2021, Alfa Romeo registra un totale di 1.801 unità vendute sul mercato italiano. Per la casa italiana, questo dato si traduce in un calo percentuale del -51%, un dimezzamento delle vendite che comporta anche un crollo della quota di mercato.

Da segnalare che a febbraio si registra un totale di 490 unità vendute per l'Alfa Romeo Stelvio. Il Suv della casa italiana chiude il mese con una riduzione delle vendite, rispetto al febbraio dello scorso anno, pari al -22%.
Le restanti 375 unità vendute sono divise tra Giulia e gli ultimi esemplari di Giulietta. Insomma: salvo veri e propri miracoli, il 2021 per Alfa Romeo sarà un disastro, almeno per quanto riguarda le vendite. La fine della produzione della Giulietta ha ridotto ulteriormente la gamma che ora è limitata alle sole Giulia e Stelvio, modelli che da tempo attendono il debutto di un restyling con le nuove motorizzazioni ibride. Ora, a Cassino, la speranza si chiama Maserati. Ma la produzione in serie del Suv Grecale partirà, però, solo in autunno e i primi modelli saranno sul mercato tra la fine e l'inizio del 2022. L'anno in cui, si spera, la pandemia non condizionerà più il mercato dell'auto.

Anche perchè proprio nel 2022 è atteso il piano industriale di Stellantis per gli stabilimenti italiani.
Il primo del post-Marchionne e a firma Tavares. Per questo i sindacati iniziano a presidiare le fabbriche: in quest'ottica va letto il monito del segretario nazionale della Fim-Cisl e il richiamo a ciò che sta accadendo a Cassino. Dovrà essere, necessariamente, uno degli stabilimenti da rimettere subito in moto.